Gli amori endogamici grillini come arte della manutenzione della setta

Non solo presunte parentopoli

Non solo presunte parentopoli

Foto LaPresse

Roma. Come sembrare all’apparenza più puri degli altri pur essendo come tutti: è il dilemma numero uno del M5s e anche il rompicapo principale di chi, ai vertici del M5s, deve affinare l’arte della manutenzione della setta. Perché capita, nel mondo che si vorrebbe a prova di crepe nell’autoproclamata impeccabilità anticasta, che dalla Rete emergano notizie sgradite. Vedi l’ultimo presunto caso di cosiddetta “parentopoli”, con il nome di David Borrelli, eurodeputato del M5s molto in linea con la Casaleggio Associati, consegnato alle cronache come sospettato di favoritismo familistico: la sua compagna, ha scritto l’Espresso, è stata assunta al Parlamento europeo dalla collega di Borrelli Isabella Adinolfi – e anche se Adinolfi ha assicurato di aver agito motu proprio, e per meriti di Maria Angela Riva, compagna di Borrelli, e anche se Borrelli ha detto a Repubblica di non aver fatto proprio nulla, la vicenda non cessa di interrogare le coscienze degli “uno che valgono uno” che, a forza di raccontarsi senza macchia, rischiano di inciampare per un granello di polvere sulla giacca. Ma il punto non è neanche tanto la “parentopoli”, etichetta che il M5s si ritrova e si è ritrovato, come si vedrà, a Roma come a Palermo, quanto la natura stessa dell’amore intra-grillino, per com’è percepito il più delle volte all’esterno: anche quando la parentopoli non c’entra, infatti, e anzi quando soltanto amore è in ballo, la curiosità del pubblico si rivolge a coppie che vengono percepite, al di là della volontà dei protagonisti, come puri esempi di endogamia.

 

Forse per come vengono raccontate o forse per il loro carico di impenetrabilità e sovrapponibilità di pensiero e azione tra i componenti, le coppie a Cinque stelle sembrano fatte della stessa materia di cui sono fatte le coppie endogamiche, chessò, di quaccheri o mormoni. Si prenda ad esempio la coppia potenzialmente presidenziale (nel senso del wishful thinking del M5s) formata da Luigi Di Maio, candidato premier designato, e Silvia Virgulti, già plenipotenziaria nel campo casaleggiano della comunicazione e consulenza televisiva (“tv coach”, si diceva di lei). I due sono comparsi durante l’estate sui giornali – anche scandalistici – come volti della nouvelle vague “istituzionale” del movimento – ma dopo due anni in cui Di Maio veniva spesso presentato, quasi quasi, come la voce che parla alla maniera che Virgulti consiglia, tanto che, in occasione delle principali conferenze stampa, i cronisti cercavano di scoprire se Di Maio facesse per caso cenni a Virgulti seduta nel pubblico, e se Virgulti annuisse in platea, e se l’uno o l’altra fossero in grado di leggere, addirittura, l’uno il labiale dell’altro, indizio di simbiosi politica prima di tutto.

 

Per non dire (a Roma) del caso Paola Taverna-Stefano Vignaroli, coppia che nel 2016 deliziò i cultori della senatrice, considerata il secondo pilastro della linea interna anti-Raggi (oltre Roberta Lombardi): ecco infatti il deputato esperto nel campo rifiuti che lavorava dietro le quinte con la Taverna stornellista e pasionaria televisiva di ogni causa a Cinque stelle, difendibile o meno, al punto che quest’anno, alla festa a Cinque stelle di Rimini, mentre i malpancisti interni si domandavano il perché e il per come della candidatura di fatto unica di Di Maio, sfidato soltanto da militi ignoti del Movimento, Taverna se ne usciva con l’indimenticabile frase: “Perché non ci siamo candidati? Affari nostri, no? Io per prima mi sono guardata e mi sono detta: ‘A Pa’, ma te voi candida’? Voi anna’ a fa’ er premier? Te? Ma ‘ndo vai?’”. E quando qualche maligno, nell’estate del 2016, insinuò che Vignaroli stesse facendo “carriera” nel M5s anche in virtù della relazione con Taverna, la senatrice aveva spiegato il concetto senza infingimenti: “Le ombre si creano se amici o parenti ottengono i ruoli in quanto tali. Non se vanno avanti per la loro competenza. Stefano Vignaroli si sta battendo a Roma sul tema dei rifiuti da dieci anni. Quando l’ho conosciuto stava con la tenda fuori dalla discarica di Malagrotta…”. Intanto in Parlamento nascevano altre liaison endogamiche (molto fece sognare i romantici, all’epoca, la coppia formata da Matteo Mantero e consorte, già compagna di commissione).

 

E però la questione del parente (sebbene non cognato, come capitò in passato in altre forze politiche), è ricorrente nel Movimento in cui, anche per via della totale chiusura al mondo politico esterno e del timore di essere denunciati presso il tribunale del web per non-ortodossia, nessuno si fida di nessuno, figurarsi del collega di altro schieramento: non si sa dunque mai bene se nasce prima l’uovo o la gallina, e cioè se le coppie grilline nascono sul campo anche facilitate dal clima di diffidenza verso l’esterno o se erano già coppie prima. Esempio: il sindaco di Roma Virginia Raggi e il suo ex marito Andrea Severini, attivista storico del M5s anche autore di un post di accorato sostegno al sindaco a cui, all’epoca delle elezioni, dedicava in pubblico la frase “mi manchi da morire”. Ma ci sono anche, a Roma, coppie considerate da una parte mugugnante degli attivisti coppie di “potere”. Per esempio l’ex candidato sindaco ed esponente dell’area Lombardi Marcello De Vito, attualmente presidente dell’assemblea capitolina, e sua moglie Giovanna Teodonio, assessore nel III Municipio, o Enrico Stefàno, consigliere comunale al secondo mandato, e la sua fidanzata Veronica Mammì, assessore nel VII municipio. E qualche giorno fa, nel XI Municipio, il nuovo assessore alla Scuola Maria Rosaria Porfido è stata accolta dal borbottìo (interno e dell’opposizione): possibile che tra trenta candidati sia stata scelta lei che è moglie dell’attivista e nome forte del Lazio Salvatore Serra?

 

Quando poi ci si sposta al Sud, per un’altra coppia potenzialmente presidenziale (il candidato governatore Giancarlo Cancelleri e la compagna Elena), ci sono, nelle liste dei candidati di M5s all’Ars, nomi già balzati all’attenzione della stampa per i movimenti per così dire coordinati: la candidata Diana Valeria, come ha scritto la Stampa, ha un compagno che lavora in Senato per il questore m5s Laura Bottici. Che problema c’è? In teoria nessuno, ma sempre molte grane mediatiche sorgono quando a tutti i costi ci si dice diversi.

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Commenti all'articolo

  • luciano.pellegrini59

    19 Ottobre 2017 - 06:06

    Il partito dei fidanzati

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