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Tre mesi di grillismo possono bastare

“Metteteci alla prova”. Ecco cosa è successo a Roma (in sintesi).

8 Settembre 2016 alle 20:19

Tre mesi di grillismo possono bastare

Virginia Raggi durante una riunione della giunta capitolina (foto LaPresse)

Roma. Cade anche l’assessore De Dominicis. Ma cosa succede a Roma? Riavvolgiamo il nastro. Partiamo da quel “metteteci alla prova” che doveva fare dell’amministrazione di Roma il laboratorio e il trampolino per il governo del paese. Le buone condizioni di partenza ci sono tutte: il M5s trionfa con il 67 per cento dei voti, la destra è divisa, la sinistra è annichilita. “Il mio desiderio è fuggire”, dice Roberto Giachetti. “Il vento è cambiato, signori”, dice Virginia Raggi. Il neo sindaco nomina a giugno come capo di gabinetto il fedelissimo Daniele Frongia, che però è incompatibile, quindi a firmare gli atti al posto suo viene scelto come vice Raffaele Marra, che però è alemanniano. Allora a luglio Raggi accetta la revoca di Frongia da capo gabinetto, che va a fare il vicesindaco, e di Marra da vicario, che però resta dov’è. Il sindaco cede, ma in cambio ottiene le dimissioni dal minidirettorio della nemica Roberta Lombardi.

 

Il posto di vice vicario va a Virginia Proverbio, mentre come capo di gabinetto viene annunciato il giudice Daniela Morgante. La Morgante però all’ultimo si sfila, perché sul suo nome è in corso uno scontro tra correnti grilline. Allora si impone la figura del super assessore Marcello Minenna, che riesce a piazzare la giudice Carla Raineri, una nomina che crea polemiche per lo stipendio troppo alto e non va giù al “raggio magico”. Intanto l’assessore all’Ambiente Paola Muraro scopre di essere indagata e lo dice al sindaco, che lo dice al minidirettorio, che lo dice a Luigi Di Maio, che non lo dice al direttorio. E nessuno lo dice ai cittadini.

 

Nel frattempo la Muraro, da indagata, fa un blitz all’Ama per chiedere di usare un impianto su cui c’è un’indagine e fa dimettere il presidente Fortini, che nel frattempo manda dossier ai magistrati, a cui Muraro vuole mandare altri dossier. Il “raggio magico” non si rassegna a essere esautorato dai milanesi Minenna e Raineri, così Marra prepara la trappola: un parere all’Anac sulla nomina del capo di gabinetto. Cantone dice che la procedura era sbagliata, così la Raggi ne approfitta per far fuori la Raineri, che si dimette prima di essere revocata con un post notturno dal sindaco. Le dimissioni della Raineri portano alle dimissioni dell’assessore al Bilancio Minenna, suo sponsor, e a sua volta del nuovo capo di Ama. Contemporaneamente si dimettono i vertici dell’Atac per le ingerenze nell’azienda dell’assessore alla Mobilità Linda Meleo.

 

Allora Raggi nomina al Bilancio il giudice De Dominicis, che dice ai giornali di essere stato scelto dallo studio Sammarco. Polemiche. Scoppia il caso Muraro: l’assessore e il sindaco ammettono di sapere che Muraro è indagata, ma l’hanno nascosto per un mese. O-ne-stà! “Non è un avviso di garanzia, è un 335”. “Che significa? Chi altro sapeva?”. Il minidirettorio sì, il direttorio no, Di Maio forse: ha letto la mail ma non l’ha capita. E gli sms? Riunione, ma senza streaming. Grillo e il direttorio: “Devono dimettersi”. Raggi: “Marra sì, Muraro e De Dominicis no”. Tutti: “Luigi, tu è meglio che non parli”. Andiamo a Nettuno: “E allora il Pd? E’ tutto un magna magna, l’olio tunisino, Orfeo, Jp Morgan!”. Il giorno dopo De Dominicis è fuori, forse è indagato. Anche Muraro è indagata, ma resta dentro (per ora). Si dimette pure il minidirettorio. Raggi sul blog: “Diamo fastidio”. Abbastanza.

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