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The right nation. Prove di una destra vincente

Sorpresa. Il centrodestra vince 12 capoluoghi. “Gli elettori li abbiamo, ci manca un partito”, mormora Altero Matteoli, l’ex ministro, il senatore di Forza Italia, mentre osserva i risultati delle amministrative.

20 Giugno 2016 alle 20:29

The right nation. Prove di una destra vincente

Silvio Berlusconi (foto LaPresse)

Roma. “Gli elettori li abbiamo, ci manca un partito”, mormora Altero Matteoli, l’ex ministro, il senatore di Forza Italia, mentre osserva i risultati delle amministrative. “Non sono uno di quelli che dicono: ‘Abbiamo vinto’, perché non è vero. Ma il centrodestra c’è”. La coalizione ha vinto in dieci capoluoghi di provincia su venticinque che andavano al ballottaggio, “abbiamo un elettorato. Ma bisogna occuparsi di tutto il resto. Se ci federiamo, se stiamo uniti, e se non guida il lepenismo di Matteo Salvini, che è lo sconfitto numero uno di queste elezioni e ha perso pure a Varese, allora noi ce la possiamo fare. Siamo competitivi”. Nella precedente tornata elettorale, nel 2011, il centrodestra aveva vinto solo in quattro grandi comuni – a Cosenza, Caserta, Latina e Varese – mentre il centrosinistra aveva conquistato ventuno capoluoghi. Adesso la proporzione si è invertita. Sorprendentemente.

 

“Ma se stiamo qui ad attendere che Berlusconi guarisca, che risolva tutto lui, stiamo freschi. Magari ci fosse Berlusconi qui con noi, domattina. Ma non c’è. Allora è necessario darsi una mossa”, dice Matteoli. E allora qualcosa comincia a ribollire dentro Forza Italia, si scambiano telefonate allegre, si disegnano orizzonti, si tessono trame, si esercita la fantasia, si cerca un ordine nel disordine, mentre Salvini tenta di occultare la sua sconfitta criticando Stefano Parisi, cioè il candidato sindaco di Milano che ha perso d’un soffio contro il candidato del Pd Beppe Sala, e mentre il Cavaliere ancora ricoverato al San Raffaele ieri ha seguito con interesse e sorpresa l’esito dei ballottaggi, approvando anche la versione finale del comunicato di Forza Italia: “Vedo degli spazi imprevisti”, pare abbia detto. Ma una parte del suo partito scalpita, vede nel risultato elettorale un’occasione di rilancio “che va colta al volo”, dice Giovanni Toti, governatore della Liguria. “La parola chiave è federazione del centrodestra. I nostri partiti sono condannati a stare insieme, è la condizione necessaria a competere, come dimostra anche Milano, dove per poco non abbiamo vinto, e come dimostrano Savona, Trieste, Benevento… Ma bisogna fare in fretta: sedersi attorno a un tavolo, tutti. E individuare le parole d’ordine: meno tasse, immigrazione, sicurezza. Va anche stabilito un criterio di selezione dei candidati. E ovviamente dovremo trovare un leader, con un procedimento aperto. Un leader che non è il candidato esterno della società civile, ma può essere uno di noi, uno che appartiene alla classe dirigente del centrodestra. Mariastella Gelmini ha preso dodicimila preferenze a Milano”. E Salvini? “Io sono convinto che il centrodestra non sarà guidato dalle estreme. Ma la selezione sarà leale e aperta”.

 



Matteo Salvini (foto LaPresse)

 

E insomma, un po’, in Forza Italia vorrebbero provare a fare i conti senza il Cavaliere. “Berlusconi non lo sceglierà mai un erede”, dice Matteoli. “Nessun grande leader come Berlusconi ha mai incoronato un delfino, è impossibile, non si può nemmeno pretendere che lo faccia, sarebbe contro natura”. E Toti spiega: “Adesso il Cavaliere deve pensare a se stesso, a curarsi, a stare meglio. Certo non ce lo vedo a stare in pantofole. Ma non possiamo nemmeno aspettare che ritorni, per decidere”.

 

E se non è un’eresia, nel partito che Berlusconi ha sempre tiranneggiato e domato, poco ci manca. Anche se l’eresia, ovviamente, implica sempre la fede, e dunque Toti aggiunge che “Berlusconi è senza dubbio patrimonio di tutto il centrodestra. Siamo tutti figli suoi, per quanto l’uno diverso dall’altro, anche Salvini e Meloni”. Legioni di eretici hanno d’altra parte affrontato il martirio nella certezza di conseguire premi celesti: “Noi siamo e resteremo berlusconiani”, dice allora Toti, “e io non ce lo vedo Berlusconi che si ritira e scompare. Ma pure il centrodestra ha bisogno di darsi velocemente una forma nuova e compiuta”. L’eresia non scalfisce la fede, si limita a distorcerla: “La riforma elettorale che ha introdotto Renzi, e che all’inizio non ci piaceva, l’Italicum, adesso può essere una straordinaria occasione. Alla luce dei numeri che abbiamo visto in queste amministrative, il premio alla lista per noi non è affatto male. E’ un incentivo a che il centrodestra si ristrutturi, si federi, o addirittura ipotizzi un partito unico, ma soprattutto trovi un leader e una linea politica”. A ottobre c’è il referendum costituzionale. “La clessidra sulla politica italiana”, dice Toti. “Se Renzi perde, il centrodestra sarà chiamato a una grande responsabilità, quella di chiedere le elezioni e di avere pronta una squadra di governo. Se al contrario vincesse, le carte le darà lui”. Ma davvero si possono fare i conti senza il Cavaliere? Fino a che punto?

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