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La mappa della resistenza Pd a salotto unificato: Campo de’ Fiori-Parioli

Municipi I e II. Roba che un tempo era come dire diavolo e acqua santa, almeno nella ripartizione delle tribù giovanili, nella divisione delle scuole, nella diversità superficiale di abitudini e infine nello schieramento elettorale. Tutto il resto è Ostia (e Cinque stelle).

8 Giugno 2016 alle 10:30

La mappa della resistenza Pd a salotto unificato: Campo de’ Fiori-Parioli

Il mercato di Campo de' Fiori

Roma. Intanto, la mappa. C’è questa mappa di Roma che gira sui siti dei quotidiani, con una grande macchia gialla (municipi in cui sono in testa i Cinque Stelle) e due piccole enclave rosse rannicchiate in mezzo (municipi in cui è in testa il Pd). Municipi uno e due: centro e Parioli. Roba che un tempo era come dire diavolo e acqua santa, almeno nella ripartizione delle tribù giovanili (“alternativi” o “zecche” contro “pariolini”, anche se il ceto era lo stesso), nella divisione delle scuole (ai Parioli private e a prevalenza destrorsa, al centro pubbliche e a prevalenza sinistrorsa), nella diversità superficiale di abitudini (discoteca del sabato contro centro sociale, Porto Ercole contro città d’arte e lido non meno esoso ma a sud di Roma o, se a Nord di Roma, comunque a sud di Porto Ercole) e infine nello schieramento elettorale: ai Parioli vincevano Forza Italia, An, poi il Pdl, al centro il Pd (ex Pci-Pds-Ds) e le Rifondazioni varie. Era come la certezza che prima o poi arriva la primavera: lì vincono quelli, là questi. Poi i pariolini-alternativi e gli alternativi-pariolini si sono confusi in locali, vacanze e voto. E non è la prima volta che il centrosinistra si affaccia vincendo nei quartieri di Roma Nord (c’è chi ancora ricorda, in Piazza Ungheria, tra il Bar Hungaria e il Cigno, una Giovanna Melandri antesignana dell’incursione in terre nero-azzurre, volantini alla mano). E però, stavolta, l’unica vittoria certa del centrosinistra nei municipi, a monte dell’annunciata cavalcata di resistenza&rimonta del candidato dem Roberto Giachetti (che ieri diceva: non schifo alcun voto, da ovunque provenga) è proprio quella a salotto unificato Campo de’ Fiori-Parioli, ex nemici uniti dalla non conversione ai 5 Stelle.

 

E sì, in centro non si trovano più gli intellettuali organici di una volta né i beautiful organici o lo stazionamento di un tempo (e “de sinistra”) tra vinerie e trattorie storiche attorno alla statua di Giordano Bruno (ora locali ibridi tra panificio, pizzeria e discopub). Ed è vero che ai Parioli ci sono sempre state nicchie letterario-cinematografare non propriamente parioline nell’orientamento politico (Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto, Cristina Comencini, Laura Morante, giro Moravia, giro premio Strega, giro Garrone prima dell’Esquilino). E ci sono state truffe (cosiddetto “Madoff dei Parioli”) che accomunavano genti di ogni polo e pensiero. E c’è quella Villa Borghese che fa da confine tra due mondi: ci vanno quelli del centro e quelli dei Parioli indifferentemente, da sempre. Ma, a guardare la suddetta mappa, ci si ritrova comunque a domandarsi quando e come e perché nel quartiere di Villa Glori e Villa Ada e di “Celestina” e delle transumanze a Ponte Milvio e dei “tre metri sopra il cielo” di Federico Moccia, e degli studi di notaio-dentista-avvocato-commercialista, si è prodotto lo smottamento destra-sinistra o forse destra-centro “o forse centro-centro”, dicono maliziosamente i nemici del Patto del Nazareno. E allora si cerca nella memoria collettiva centro-pariolina il momento preciso in cui tra Via dei Giubbonari e via Lima si è creata una tacita comunità (se non di intenti) quantomeno di visione nell’urna.

 

C’è chi dice “quando è arrivato Renzi” e chi dice “quando non è più comparso Berlusconi” e c’è chi vede nelle ultime Europee, momento di gloria Pd pure al Trieste-Salario, l’attimo di non ritorno e di ribaltone. E oggi che i Cinque Stelle si fanno strada nella periferia un tempo rossa, al candidato Giachetti tocca ringraziare non solo piazza Navona, ma pure Piazza Euclide, dove troneggia un bar diverso dallo storico bar Euclide, in chiusura del quale lo scrittore Marco Lodoli, nel 2009, su Repubblica, aveva scritto un pezzo per ricordarne l’aura terrorizzante d’antan: nei Settanta-Ottanta, infatti, “Euclide” era il nome “che metteva paura” ai “ragazzi di sinistra” che in quella piazza e in quel bar rischiavano “catenate e ossa rotte”, scriveva Lodoli. Ma adesso che il bar Euclide non incute più timore a nessuno, rifatto (e snaturato) come le vinerie di Campo de’ Fiori, è impossibile distinguere tra genti del centro e genti dei Parioli, unanimi nei modi e unanimemente votanti.

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