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Il Leicester spiegato da Grillo

Per Grillo il Leicester somiglia al M5s: “Il Leicester, una squadra tipo dopolavoro ferroviario, povera in canna e senza campioni da Playstation, ha vinto la Premier League inglese. A inizio campionato la sua vittoria era quotata 5.000 a 1”. Ma il club è il ventiquattresimo più ricco al mondo...

7 Maggio 2016 alle 06:18

Il Leicester spiegato da Grillo

Beppe Grillo in scena durante un suo spettacolo teatrale (foto LaPresse)

Mancava solo Beppe Grillo. “Il Leicester, una squadra tipo dopolavoro ferroviario, povera in canna e senza campioni da Playstation, ha vinto la Premier League inglese. A inizio campionato la sua vittoria era quotata 5.000 a 1”. S’è detto e letto di tutto sull’impresa di Claudio Ranieri, ma il capo dei 5 stelle che parla della squadra inglese come di una banda di straccioni che vince sul “mondo del rating” sfonda il muro dello spasso. “Nella finanza i broker sono quelli che ti dicono cosa avrà successo, attribuendo un rating a un’azione o a un intero paese… fanno gli oroscopi”, scrive Grillo sul Fatto quotidiano. Mentre il Leicester, che vince contro ogni pronostico, ci insegna che nello sport come in economia le stime dei broker, i rating e le probabilità “sono una cazzata se utilizzate per predire ciò che ci aspetta”. Innanzitutto qualche precisazione sul Leicester, che non è esattamente una squadra di “sfigati squattrinati”, ma una società da 137 milioni di euro di fatturato (il ventiquattresimo club più ricco al mondo) di proprietà di Vichai Srivaddhanaprabha, un businessman thailandese con un patrimonio di 3 miliardi di dollari, che ha investito nella squadra centinaia di milioni di sterline macinando oltre 100 milioni di perdite in tre anni.

 

Per quanto l’impresa di Ranieri sia destinata a entrare nella storia del calcio per il modo in cui ha sovvertito ogni previsione, non ha senso contrapporre il Leicester alle “squadre di sceicchi arabi e petrolieri russi, popolate per lo più di giocatori spagnoli, brasiliani e africani”, perché anche i Foxes sono di proprietà di un multimiliardario e hanno tra le loro file africani, giapponesi e danesi. Sono piuttosto un simbolo del dinamismo della finanza e della competitività al tempo della globalizzazione. Se Grillo invece è veramente convinto che il Leicester somigli al M5s e sia la dimostrazione che “il mondo del rating” è una cazzata, può sempre darne ulteriore conferma investendo in “titoli spazzatura”. Può puntare, secondo il modello Leicester che ha in mente, sui bond di qualche repubblica delle banane che le agenzie di rating danno per spacciata. Se ci mette tutti i risparmi, con i rendimenti che promettono, magari fa anche un sacco di soldi se non c’è default. Beppe, scommettiamo?

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