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La coalizione dei refrattari contro Renzi

Istituzioni, corpi intermedi, stampa. La guerriglia di logoramento al premier durerà fino all'estate. Poi inizierà la guerra vera. Pieni voti alla Boschi che spazza via ogni accanimento nei suoi confronti. Il Pagellone alla settimana politica di Lanfranco Pace

9 Aprile 2016 alle 06:18

La coalizione dei refrattari contro Renzi

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Non sarà una santa alleanza come ha detto il premier ma vasta e variegata sì. Rassegna delle forze in campo.


Forze politiche, partiti e movimenti (di differente peso specifico): Movimento 5 stelle, Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia nei giorni dispari quando Berlusconi è più d’accordo con il capo gruppo del partito Renato Brunetta, Sinistra italiana, un pezzo di Sel, Lista Tsipras per l’altra Europa, fondamentalisti ambientalisti, centri sociali e comitati di base che ormai accorrono a fare caciara a ogni visita ufficiale, sono i cosiddetti antagonisti, definizione in sé raccapricciante (voto 2, è meglio provare ad essere, anche usando la forza, protagonisti).

 

Istituzioni, corpi intermedi: Confindustria, sindacati di categoria a cominciare dai metalmeccanici impegnati in uno sciopero plurimo e unitario contro Federmeccanica, le confederazioni (delle tre storiche almeno una e mezzo), Associazione nazionale magistrati, Magistratura democratica che ha già aderito ai comitati del "no" alla riforma costituzionale, ex magistrati meridionali ora cacicchi locali, vedi il barese Michele Emiliano e il napoletano Luigi De Magistris. Infine due terzi di Conferenza episcopale, anche se i vescovi italiani conoscono bene i loro polli e rimangono volentieri in tribuna a tifare.

 

Giornali e giornalisti, tv, mezzi di informazione in generale: Il Fatto, Libero, Il Giornale, Il Manifesto, mezza Repubblica, tre quarti di Corriere della Sera, La7, Rai 3 e tutti i talk show televisivi delle reti generaliste, ad eccezione di Porta a Porta e Virus.


Con Renzi invece ci sono il Pd, credo tutto, la cosiddetta minoranza non sembra avere propositi di scissione, d’altronde i D’Alema i Bersani non hanno più l’età per imbarcarsi in avventure adolescenziali e i loro allievi i Cuperlo gli Speranza hanno abbastanza senso di sé per sapere che andarsene sarebbe la più lampante ammissione di fallimento politico e culturale.

 

La galassia dei centristi, non tutta però.

 

Forza Italia ma solo nel week end quando Berlusconi sembra prestare un orecchio a Fedele Confalonieri, Gianni Letta e ai figli manager.

 

Infine una brochette di imprenditori e finanzieri, che possono tornare sempre utili ma non hanno truppe da schierare in battaglia, semmai hanno il potere di eccitare gli animi del nemico.

 

Giornali: mezza Repubblica, un quarto di Corriere, forse la Stampa. Noi siamo come una zanzara, in guerra possiamo dare fastidio, punzecchiare ma nulla di più.

 

Fosse una battaglia in campo aperto, un Napoleone si papperebbe in un amen questa santa alleanza con troppe bandiere, troppi capi e capetti, solo un no a tenerli insieme. Il fatto è che la battaglia vera comincerà dopo l’estate.

 

Fino ad allora sarà guerriglia di logoramento, lavorio quotidiano ai fianchi, anche nel più insulso talk show un conduttore in cerca di brivido lancia la picca e il pubblico applaude.

 

Renzi è oggi in un collo di bottiglia, una strettoia, dovrà avanzare e rintuzzare attacchi quotidiani, evitare trappole innescate  anche dai suoi che ancora credono di poter dare il meglio di sé al telefono. La scadenza più ravvicinata nonché la meno pericolosa  almeno sulla carta, il referendum  anti-trivelle, è un caso clinico nazionale. Dirà quanto meno come e dove il no riuscirà a mobilitare, se Emiliano ha un futuro o solo un passato e se De Magistris ha ancora un presente. Un governatore che dice che il mare della Puglia appartiene ai pugliesi e in caso di sconfitta  annuncia ricorso in Europa contro il governo del proprio paese, un sindaco che si sente esautorato e si offusca perché dopo anni di incuria e di soldi buttati al vento il governo decide finalmente di mettere altri soldi per risanare Bagnoli ma giustamente nomina un commissario ad hoc, un sindaco che intende difendere la democrazia di prossimità (voto 3, è peggio di un invito a pranzo con tofu): ecco dunque questo sindaco e questo governatore dovrebbero essere sconfessati pesantemente dagli elettori. Se così non fosse ci metteremo più volentieri nelle mani dell’ottima Marica Di Pierri di “A sud” (voto 7 alle idee, 9 all’acconciatura).

 

Mancano due mesi alle amministrative, ci saranno desistenze soprattutto nel "centro desta", i sondaggi sono per ora inservibili: il premier terrà il governo fuori dalla mischia,  al più darà una mano a Roma a Roberto Giachetti verso il quale è in debito. Per uscirne senza eccessivi danni di immagine basterà dunque che il Pd vinca a Torino e a Milano. Poi comincerà la madre di tutte le battaglie, sarà in campo aperto, refrattari e generali di conio asburgico come Zagrebelski e Rodotà contro l’uomo solo al comando. Ci sarà da ridere.


BOSCHI FORTISSIMAMENTE BOSCHI

In mezz’ora a Porta a Porta il ministro delle Relazioni con il Parlamento (voto 10) ha spazzato via molte nuvole dall’orizzonte dell’esecutivo. C’è accanimento contro di lei, credono sia l’anello debole del giglio magico, prima banca Etruria,  poi l’emendamento su Tempa rossa, fanno di tutto per descriverla in situazione di conflitto di interessi, politici autorevoli e non di primo pelo bisbigliano su un suo grado di parentela con lo scomparso venerabile Licio Gelli ma neppure questa sarebbe una colpa e nelle centinaia di circoli massonici del suo feudo aretino sull’argomento totale solidarietà e bocche cucite, non gira nemmeno un fiato, non il minimo sussurro.

 

La verità è semplice ed è un mistero: qualunque cosa lei dica passa come una lettera alla posta, la guardi e senti che di lei potresti fidarti, le credi d’impeto, di getto.  Il mitico Lee Iacocca ne avrebbe fatto la più grande venditrice di auto usate della storia.  Escludi che abbia doppi fini, appetiti carnivori, che possa nascondere qualcosa, che stia lì per arricchirsi, che sia mossa da altra cosa che una sana ambizione di governare e servire. Alla fine Vespa ne ha preso atto, mi sa che lei è più tosta di Renzi, no, risponde lei con un sorriso, lui è il più tosto di tutti.
La sola ad aver colto il suo mistero e in tempi non sospetti fu Virginia Raffaele (voto 10),  il suo genio comico ce la presentò tra sorrisi, sospiri, battiti di ciglia, capelli al vento e il da da da di Francis Lai: se tutto quello che si vede da fuori è specchio dell’anima, l’anima di Maria Elena Boschi è definitivamente e sostanzialmente innocente.  


E PER FINIRE…


Il socialista Lucio Barani, 62 anni, ora senatore del gruppo Ala, verdiniano, fece tempo fa un gestaccio a un’eletta dei Cinque Stelle, ma fu anche per tre mandati sindaco di Aulla, in provincia di Massa, e sfrontato al punto da indossare la fascia tricolore al funerale di Bettino Craxi nella basilica di Tunisi e a battezzare il suo comune “depietrizzato”. Sulle mozioni di sfiducia e sulla magistratura,  non è stato da meno sul  Corriere della Sera del 4 aprile: questi hanno bisogno di una risonanza magnetica, sono ossessionati dalla sfiducia, si facciano curare, la Guidi non ha fatto bene a dimettersi, è stata stupida politicamente ma non può decidere un pm, noi nella prima Repubblica li prendevamo a calci i magistrati, per questo fecero un golpe, il mio garofano rosso li maledirà in eterno, la storia si ripete, dopo Craxi, Andreotti e Berlusconi tocca a Renzi, non è una mia esagerazione, anche Renzi lo sa, si chiama effetto rebound, effetto scheggia, certi pm pur di avere notorietà sono pronti ad arrestare anche il papa, a Bertone già ci sono arrivati.
A uno così come si fa a non dare il massimo dei voti con lode.   

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