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I sondaggi non tirano

A destra ognuno s’inventa un Della Valle diverso, e lui alimenta il mistero

Con poche sibilline parole, il signor Tod's oggi ha annunciato che presto spiegherà se scenderà in campo o no

13 Novembre 2015 alle 18:29

A destra ognuno s’inventa un Della Valle diverso, e lui alimenta il mistero

Diego Della Valle (foto LaPresse)

"In merito alle molte voci e supposizioni che vedo sui media riguardanti un mio futuro coinvolgimento nella vita politica del nostro Paese, la prossima settimana sarà mia premura esporre con chiarezza e precisione la mia personale posizione in merito a questa questione e a quello che intenderò fare". Con poche sibilline parole, Diego Della Valle, annuncia qualcosa, sì, ma cosa? Scenderà in campo o no? Negli ultimi giorni il signor Tod's, che ad aprile aveva lanciato la fondazione "Noi italiani", è diventato oggetto di un turbinante corteggiamento da parte del centrodestra. Prima Silvio Berlusconi, poi Raffaele Fitto e infine anche Matteo Salvini…

 


 

A ciascuno il suo Della Valle: uno nessuno e centomila Diego. E niente come il signor Tod’s sembra incarnare il tormento e la confusione del centrodestra che in Italia esplode, si scombina e si ricombina in una polifonia di formule e in una molteplicità di leader capaci d’esprimere ciascuno un suo orizzonte tragicamente incompatibile con quello di tutti gli altri se non per un aspetto, tuttavia ancora piuttosto evanescente: ognuno, a modo suo, invoca Della Valle. Ma un Della Valle diverso.

 

E allora ecco Raffaele Fitto, uno di quei tanti pianeti della destra polverizzata, che usa Della Valle come un retino per raccogliere la schiuma del malcontento tra i parlamentari di Forza Italia, quelli che strepitano e gemono adesso che Silvio Berlusconi va a braccetto con Matteo Salvini: “Se le cose stanno così, ce ne andiamo con Della Valle”, minacciano. “Come facciamo a essere ascari di Salvini? Meglio Della Valle!”, giurano. Ma ecco che pure Salvini va in televisione e dice che “la lista unica a destra con questa legge elettorale è necessaria, perché bisogna prendere un voto più del Pd. E sono molto curioso di incontrare Diego Della Valle”. Ma quanti Della Valle ci sono in Italia? Qualche mese fa persino Berlusconi aveva deciso di candidare il Signor Tod’s, e aveva infatti chiesto a Daniela Santanchè d’incontrarlo a pranzo. “Se Della Valle deciderà di scendere in campo e di dare una mano”, aveva detto la Signora Santanchè, “sarà un altro pezzo importante che può unirsi a noi per vincere e per battere Renzi” (ma Della Valle, come raccontato ieri sera a Porta a Porta dallo stesso Berlusconi, ha detto di no). E c’è dunque un Della Valle nemesi del Cavaliere e un Della Valle salvatore del Cavaliere, un della Valle vendicatore di Salvini e un Della Valle amico di Salvini. Ed è così che il povero Della Valle, suo malgrado – lui che in tanto non dice una parola e chissà cosa pensa di questo agitarsi intorno al suo nome – comincia a rivelare una spiccata affinità con il chewingum: lo tiri di qua e vuol dire una cosa, lo tiri di là e ne vuol dire un’altra.

 

[**Video_box_2**]Ma attraverso l’ilarità di certe situazioni si avverte nell’aria l’incombere di una catastrofe piccola o grande, o piuttosto il presentimento dell’infortunio: la pantomima è sempre a un passo dal dramma. E dietro questa nuvola di sogni e smemoratezze il macigno resta infatti intatto, dolorosamente concreto: persino i sondaggi riservati di Berlusconi bocciano la sua alleanza con Salvini e Giorgia Meloni. Questa nuova destra perde a Napoli, a Torino, a Milano. E dove potrebbe vincere, cioè a Roma, perde comunque, perché il cavallo dato vincente (Alfio Marchini) inciampa sul veto della signora Meloni. Bel pasticcio. Dunque: ma Della Valle che fa stasera?

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