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Tanto statalismo, poca innovazione. Ma che destra è quella di Bologna sull'economia?

Se questo è il centrodestra che avanza, non si capisce che cosa ci faccia lì in mezzo il Berlusconi che prometteva milioni di posti di lavoro "smantellando lo statalismo" e "mettendo al centro l'impresa".

9 Novembre 2015 alle 17:04

Tanto statalismo, poca innovazione. Ma che destra è quella di Bologna sull'economia?

Silvio Berlusconi tra Giorgia Meloni e Matteo Salvini (foto LaPresse)

"Salvaguardia per tutti gli esodati": questo diceva un cartello, l'unico issato sul palco di piazza Maggiore a Bologna, alle spalle di Matteo Salvini. Che fosse parte della coreografia, o accolto come ospite d'onore, il segnale è lo stesso: siamo passati dal centrodestra della rivoluzione liberale e dei sogni di ricchezza di Silvio Berlusconi alla destra-destra che parla lo stesso linguaggio della Cgil e della Cisnal del tempo che fu, che adotta lo statalismo sul pubblico impiego coniugato nella difesa a oltranza delle burocrazie e delle spese regionali (e non solo perché il Carroccio ne amministra, bene, due), perfino nell'autarchia sui titoli di stato.

 

Alla vigilia della kermesse bolognese la Lega ha annunciato un emendamento alla legge di Stabilità per limitare al 10 per cento la quota in asta di Bot, Btp e Ctz da destinare al mercato estero, introducendo allo stesso tempo un rendimento maggiorato e un ulteriore sconto fiscale per i sottoscrittori italiani. Obiettivo, "riportare il nostro debito nelle nostre mani. Il Tesoro dovrebbe fare una campagna per convincere le famiglie a ricomprarsi il debito, come a suo tempo il Giappone", dice Armando Siri, responsabile economico e coordinatore della scuola di formazione politica della Lega. Poco importa che gli attuali tassi rasoterra siano ben poco appetibili per le famiglie, che gli investitori esteri (comunque meno del 40 per cento) siano un segnale di fiducia per il nostro Tesoro, che i mercati siano liberalizzati, che soprattutto in questo momento gli acquisti siano orchestrati dalla Bce. Che infine la ricetta del Giappone, dove peraltro la banca centrale stampa moneta, abbia generato il record del debito pubblico mondiale e una lunghissima stagnazione. La proposta della Lega sa di autarchia, "di pane e salame", evoca i tempi belli dei Bot che rendevano il 20 per cento, rimpinguando i bilanci delle famiglie, e però l'inflazione se ne mangiava il 18 e il debito saliva: con il quale si potevano elargire tutte le pensioni e creare i baby pensionati possibili, assumere e pagare dipendenti pubblici a bizzeffe, ripianare i deficit dei comuni e dell'Iri.

 

[**Video_box_2**]Oggi Salvini ammicca ai vigili e agli autisti dell'Atac di Roma ("Renzi - diceva mesi fa - se la prenda con Marino, non con loro"), magari guardando alla sua alleata Giorgia Meloni, prodotto doc della destra romana ministeriale e comunale, nonché candidabile per il Campidoglio. Meloni è a sua volta favorevole alla proposta Boeri di taglio delle pensioni d'oro "per difendere le fasce deboli e gli esodati", abbracciandone una certa retorica pauperista e redistributiva; così il cerchio si chiude. E chissà mai come si evolverà ancora questa mutazione economica e sociale, questa constituency salviniana, se andrà in porto il progetto di aggregare una Lega del Sud, con piagnonismi pubblici connessi.  Un antipasto lo abbiamo avuto ieri con il palco di "insegnanti, poliziotti, studenti, artigiani, imprenditori, mamme e papà". Che andrebbe pure bene, sennonché pare che l'idea sia di trattare queste come categorie sociali, super-corporazioni sindacalizzate - infatti ecco Carlo Fatuzzo, storico leader del partito pensionati, e Sergio Tonelli, capo del sindacato autonomo di  polizia.  Quanto agli insegnanti, Salvini ha combattuto tutta la battaglia estiva per l'assunzione dei precari - particolarmente attivo nei Tar e nei tribunali del lavoro il movimento "Noi con Salvini per la Puglia" - ed è stato perfino abile nel tramutare il "no ai terroni nelle scuole del Nord" nel "no alle deportazioni dal Sud". E non solo: perché è sceso in piazza con i precari della giustizia e dei vigili del fuoco, ha tuonato contro la trasformazione in spa delle banche popolari, quasi tutte ubicate al Nord (la regione Lombardia è anche ricorsa alla corte costituzionale), presentandola come una minaccia ai posti di lavoro, oltre che, beninteso, al "territorio".

 

Se questo è il centrodestra che avanza, non si capisce che cosa ci faccia lì in mezzo il Berlusconi che prometteva milioni di posti di lavoro "smantellando lo statalismo" e "mettendo al centro l'impresa". Che sognava di dire agli italiani "andate e arricchitevi". E, in fondo, dove sia finita anche quella Lega che dette voce e dignità alle partite Iva e ai mitici Brambilla padani, e oggi si perde dietro agli esodati come una Camusso qualsiasi.

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