Manifestare è arretrare?

Maroni ci dice cosa può cambiare a destra dopo l’abbraccio Salvini-Cav.

“Bologna è l’inizio di una svolta per vincere a Milano, a Roma, a Torino, a Napoli. Matteo Renzi? Occhio alla dalemite”

7 Novembre 2015 alle 06:18

Maroni ci dice cosa può cambiare a destra dopo l’abbraccio Salvini-Cav.

Roberto Maroni (foto LaPresse)

Milano. Lo senti parlare e ti chiedi come sia possibile che una figura così sia nello stesso partito di Matteo Salvini. Governa in Europa, con la moneta unica e le regole dell’Unione, dialoga con gli imprenditori, ha il miglior bilancio pubblico d’Italia, una sanità che non ha rivali, una città capoluogo che ha la skyline di una metropoli già proiettata nel futuro. Roberto Maroni è il ritratto di una possibilità che esiste, ma come si concilia con il leghismo ruspante e la felpa del Matteo? Maroni è uomo che sa riconoscere l’ironia, sorride: “Lo diceva già Berlinguer… c’è il partito di lotta e il partito di governo. Le due cose possono stare insieme? Io dico di sì e io ne sono la prova”. Bene, facciamo un giro di Lega e centrodestra. Lei andrà a Bologna? “Sì certo”. Interverrà? “Non lo so ancora”. Impossibile non tirarlo fuori dal taccuino, lui, Silvio. E ci sarà anche Berlusconi… “Certo alla fine ha sciolto la riserva… so quello che è successo, conosco tutti i retroscena…”. Sono pronto, scrivo tutto. “Non le dico niente”. Tanto lo sapevo che ci sarebbe andato, figuriamoci. “No, è stata una decisione travagliata”. Vabbe’, ma Berlusconi ci mette il cappello? “Dove?”. Sulla manifestazione? “No, ma è importante che ci sia, perché per la prima volta c’è una grande manifestazione che vede riunita la parte importante del centrodestra. Ne manca un pezzo, Ncd, che qui è in coalizione con me e invece a Roma governa con Renzi…”. Be’, ma Ncd è dove c’è una poltrona, pare. Provoco. Ride ancora “Sì, c’è questa dissociazione politica che prima o poi andrà risolta, credo. Mi pare peggio che essere partito di lotta e di governo”. Sempre di governo, Ncd. E così eccoci a Bologna. Cosa succederà a Bologna? “Non lo so, ma mi pare davvero importante che Berlusconi abbia deciso di venire. Perché io gli voglio bene a Berlusconi, primo perché è presidente del Milan, e poi perché io riconosco che nella mia esperienza di governo, con lui, ho fatto tutto quello che volevo fare senza che lui mi abbia mai impedito o complicato di farlo. Quindi gli sono riconoscente”. Sembra il saluto a un vecchio condottiero. Ma Maroni attribuisce alla presenza di Berlusconi un significato particolare. “Sì, credo che da domenica possa cambiare qualcosa”. Maroni alla premiership? “Ma no, si voterà nel 2018…”. Renzi non è tentato dalle elezioni anticipate? “E’ tentato di fare di tutto e di più, però non si voterà prima”. D’accordo, ma come scegliere il candidato del centrodestra a Palazzo Chigi? Primarie? “Sì, ma fatte bene. E poi io le ho fatte nella Lega le primarie, il 7 dicembre del 2013, ed è stato eletto Matteo Salvini”. Alla fine, pur diversi e distanti, i due giocano insieme a carte sul tavolo verde. Fatte bene cosa vuol dire? “Fatte con i controlli, non con truppe cammellate”. Solo per gli iscritti. “Ecco, per esempio. Modello americano”. Ma Renzi sa quello che fa o improvvisa molto? “Sa quello che va fatto, poi non ha la forza o la volontà per farlo”. Punto debole? “Teme l’impopolarità, è permaloso. E’ la persona più permalosa che conosca dopo Tremonti. Giulio è un professore e i professori sono così: io, io, e noi non sappiamo niente. Oh, io sono amico di Tremonti e lo dico con simpatia”.

 

Ma Renzi farà il partito della nazione? O dopo Bologna si rimette in moto tutto e alla fine lo fate voi? “Eh, questa è una bella domanda…”. Maroni fa una mano di poker del centrodestra. “Salvini sì, può farlo”. Davvero lo pensa? “Sì e le spiego perché: è libero da tutti gli schemi dei vent’anni precedenti, nel senso che raccoglie un’eredità prestigiosa, la Lega e il centrodestra, ma può dire “io non c’ero” e dunque adesso inventiamo qualcosa di nuovo. Si è visto quando ha fatto una cosa che per i leghisti è peggio che per un milanista diventare interista”. E quale sarebbe la cosa nuova? “Quando Salvini ha detto, va bene, la Lega si espande anche al sud. Dire a un leghista che ha sempre sentito parlare di Padania e indipendenza… sai ci sarebbe anche il sud… be’ lui è riuscito a farlo e non solo: in questo modo ha portato la Lega dal 4 al 14 per cento”. Qualche guaio lo avete. E’ vero che il caso Mantovani vi ha ricompattato? “Sì, è successo questo. Ho chiamato a raccolta la mia maggioranza su questa vicenda, ho riottenuto la fiducia con un documento molto forte e impegnativo sul piano politico”. Ah, un tempo c’era lui, l’Umberto. Cosa ricorda di Bossi? “Del Bossi che ho conosciuto, prima del cerchio magico, per intenderci, quando mi mandò a fare l’accordo con Segni nel 1994, mi disse: facciamo fuori Berlusconi, facciamo l’accordo con Segni perché quello non lo voglio, quello lì, Berluskaiser, Berluscaz… allora vado da Segni, facciamo l’accordo, duecento giornalisti a celebrare la cosa… torno da Bossi che mi fa: ah, quello lì, quel lumacone bavoso di Segni… e straccia l’accordo. Mentre io parlavo con Segni lui ne aveva chiuso uno con Berlusconi! Capisce? Ci voleva un fisico bestiale per essere un collaboratore di Bossi”. Nostalgia di Berlusconi? “Non ho nostalgie. Guardo al futuro. Berlusconi ha interpretato una pagina straordinariamente importante e ricca della politica italiana, è stato l’unico vero leader politico, di partito, che ha saputo fare anche l’uomo di governo, l’unico. Detto questo, lui pensa di essere immortale, di andare avanti per almeno 250 anni”. Però perde pezzi. “Nel suo partito ci sono queste fibrillazioni”. Cosa accadrà? “Un grande leader come Berlusconi fa fatica a trovare il delfino, ma secondo me ha un futuro”.

 

[**Video_box_2**]E Bologna sarà la svolta? “Potrebbe essere l’inizio di una svolta. Non per le elezioni politiche, che saranno nel 2018, ma mi auguro per le elezioni amministrative l’anno prossimo e saranno importanti”. Pensa di vincerle? “E certo, si vota a Milano, a Roma, a Torino, a Bologna, a Napoli…”. E se Renzi perde che succede? “Succede che dovrà fare quello che fece D’Alema nel Duemila quando perse le elezioni amministrative”. Deve dimettersi? “Secondo me sì”. Perché non è stato eletto? “Anche. E poi perché se il capo di un partito subisce una sonora sconfitta a Milano, a Roma e in altre città, se ne deve assumere la responsabilità. Questo io mi aspetto. Ma lui troverà il modo di non dimettersi e dare la colpa a qualcun altro”. Stai sereno? “Non uso più quel termine, porta male… io sono tranquillo, non sereno”.

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