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Piuttosto la scissione

Leggere Salvati e capire perché Renzi ha il dovere di rischiare lo strappo. “Oggi dobbiamo riconoscere che, se si eccettuano alcuni ‘pontieri’, nel Pd esistono due partiti, che sostengono due linee politiche radicalmente diverse".

19 Settembre 2015 alle 06:27

Piuttosto la scissione

Miguel Gotor con Pierluigi Bersani (foto LaPresse)

Non lo dice esplicitamente, ci arriva a poco a poco, lo fa capire con un giro di parole, mettendo insieme fatti e considerazioni politiche. Ma se lo dice lui, lui che è stato uno dei primi teorici del Partito democratico, lui che proprio su questo giornale ben prima che il Pd nascesse lo aveva immaginato con anticipo rispetto a molti altri, se Michele Salvati insomma dice che l’idea originaria di Pd, ovvero la ragione per cui è nato, è indipendente da una scissione del Pd bisogna quanto meno riflettere e pensarci su. Scrive con onestà Michele Salvati sul numero del Mulino in uscita nei prossimi giorni: “Oggi dobbiamo riconoscere che, se si eccettuano alcuni ‘pontieri’, nel Pd esistono due partiti, che sostengono due linee politiche radicalmente diverse, ed è comprensibile che nel corso dell’estate si sia parlato di scissione con sempre maggiore insistenza. Fenomeni di divisione interna come quelli che le cronache hanno registrato nel corso di quest’anno di solito preludono ad una scissione: significano che i dissensi hanno spezzato o il senso di ‘parte’ – di comunità politica distinta dalle altre – o le ragioni di convenienza, o entrambi i legami che tengono insieme un partito”.

 

Salvati continua il suo ragionamento sostenendo che questa situazione indebolisce agli occhi dell’opinione pubblica “l’immagine di uomo di governo, di riformatore forte ed efficace che Renzi vuole dare di sé e con la quale intende prevalere sull’opposizione populista o conservatrice” e pur non essendo del tutto d’accordo con l’impostazione renziana l’idea di Salvati è che in questo momento il governo (e l’Italia) non possono permettersi di portare avanti troppe mediazioni. E che tra mediare troppo e dunque fermarsi e non mediare e rischiare di strapparsi la seconda strada è nettamente preferibile alla prima. “Se, per compensare i voti mancanti dell’opposizione interna, importanti concessioni venissero fatte all’opposizione esterna, e in particolare al suo principale partito, non soltanto si diffonderebbe un’impressione di debolezza, ma la stessa qualità delle riforme potrebbe essere snaturata”. Il ragionamento di Salvati va ben oltre la questione della riforma costituzionale e tocca la carne viva del Pd. Il ddl Boschi con ogni probabilità passerà senza difficoltà ma prima o poi Renzi dovrà dare una risposta definitiva alla domanda delle domande che riguarda il suo partito: il Pd versione Leopolda è compatibile con il Pd versione anti Leopolda? Detto in altre parole: siamo sicuri che una scissione del Pd sarebbe un danno così grave per il Pd renziano? Seppur implicitamente, Salvati dice di no. E le argomentazioni del primo teorico del Pd hanno una loro razionalità che difficilmente oggi può essere ignorata dal dibattito pubblico anche del Pd.

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