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Dietro il gioco della simbologia renziana

Destra e sinistra. Scuola e lavoro. Indagine su una strategia cosmetica.

21 Maggio 2015 alle 06:18

Dietro il gioco della simbologia renziana

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Matteo Renzi evoca la generosità del vincitore sul vinto, ma anche la sua intelligenza, per non dire la sua furbizia, e così nel giorno in cui la Camera approva la riforma della scuola, tra gli strepiti dolenti dei compagni Bersani e Cuperlo che non la votano, lui fa sapere attraverso i fili nascosti che nel Palazzo portano a ogni orecchio le parole che volano nell’aria, la notizia: Susanna Camusso e Annamaria Furlan, la signora Cgil e la signora Cisl, la settimana prossima saranno ospiti di Maria Elena Boschi. E insomma sulla scuola si vuol comunicare la disponibilità al “massimo ascolto” e più in generale anche tutta la “buona volontà” di tendere una mano garbata alla sinistra vecchio stile e ai suoi sindacati, nel loro complesso, e dunque sia alla minoranza del Pd sia alla Cgil, sia a Bersani sia a Camusso. La parola d’ordine non è infatti incassare tutto ma dominare la situazione. E c’è come sempre un misto di tattica e di strategia nelle mosse del presidente del Consiglio che dopo aver spennato e scarnificato l’articolo 18 e con esso la classe eterna del fu Pci, con tutti i suoi riti, le sue congerie e i suoi simboli, dopo aver spiegato che lui non ha un bel niente da concertare con chi difende ideologie del secolo passato, né ha niente a che spartire con la nomenclatura perdente, adesso invece riscopre una modulazione di tono meno brutale nei confronti degli uomini e delle donne della sinistra che fu, al punto da far sue alcune bandiere e certi umori propri di quel cosmo, e persino del vendolismo: le leggi ecologiste sui reati ambientali, per esempio, e poi i matrimoni omosessuali, che si faranno prestissimo, fino al supremo gesto di appeasement contenuto nell’immagine di Maria Elena Boschi che si accompagnerà sorridente a Susanna Camusso. Tattica e strategia, si diceva, e pure ben dosate, ispirano queste mosse di Renzi, che per approvare definitivamente la riforma della scuola ha un assoluto bisogno dei voti di Bersani in Senato, e che pure, sembra voler concentrare sulla sua sola persona le istanze della sinistra – diritti civili ed ecologia compresi – per completare la rottamazione.

 

“Se le cose stanno così, diventa abbastanza naturale prevedere che, nei prossimi anni, Renzi continuerà a non avere avversari”, dice il professor Giovanni Orsina, politologo della Luiss. “La vera forza del governo Renzi sta nella sua capacità di fare sia cose tradizionalmente considerate di sinistra, sia cose tradizionalmente considerate di destra. Come un pendolo, lui alterna le mosse e le scelte, con l’effetto di spiazzare tutti i suoi competitor, di svuotarne la piattaforma”. Nei primi mesi di governo, al di là del mega show del conflitto con la Cgil, diede il bonus di 80 euro in busta paga, seguito però da politiche che guardavano più al lavoro autonomo che a quello dipendente: il depotenziamento dell’articolo 18, l’alleggerimento dell’Irap, la decontribuzione delle assunzioni a tempo indeterminato. Renzi ha contrastato tremontianamente il rigore europeista, ha puntato verdinianamente a una legge elettorale con forte premio di maggioranza (l’Italicum), ha sfidato brunettianamente la pubblica amministrazione, e ha pure vestito la camicia bianca che è il contrario della camicia rossa, bandiera dell’archeologia e prigione della sinistra.

 

[**Video_box_2**]Eppure adesso promuove vendolianamente i matrimoni omosessuali, le politiche ecologiste e prova anche ad accarezzare per il verso giusto il pelo dei sindacati contrari alla riforma della scuola. E insomma mobilita simboli, accende l’attenzione, attira i siparietti di Crozza, e forse non lo fa soltanto perché in questo momento ha bisogno dei voti di Bersani per scongiurare l’eventualità che le riforme affoghino nel pantano del Senato, lì dove la minoranza del Pd conta su almeno venti voti mentre al governo basterebbe perderne dieci per andare sotto. “Non c’è solo la tattica. C’è anche una strategia”, dice Orsina. “Renzi prova a sfondare, ad allargare la base del suo elettorato”, dice il professore, che avanza un sospetto: “Almeno per il momento, almeno nei sondaggi, la grande massa dell’elettorato berlusconiano resta a casa, si astiene. Non è improbabile che Renzi stia cercando per questo di intercettare invece simpatie a sinistra con l’effetto, anche, di svuotare di fatto ogni ipotesi scissionista. Con la sicurezza, peraltro, che a destra c’è solo Salvini, o comunque un deserto incapace di impensierirlo. Ma la controprova la avremo soltanto dopo le elezioni regionali osservando i dati dell’affluenza alle urne”. La sua politica può essere capace di realizzare due miracoli: recuperare molti elettori delusi del centrosinistra, e attirare molti elettori che un tempo si riconoscevano nel centrodestra. Modulando le proprie mosse, a seconda della necessità, del momento, del calcolo.

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