Salah non vuole giocare con gli israeliani (ma è vietato chiamarlo razzismo)

Giulio Meotti

Il campione egiziano ha chiesto alla sua società di non acquistare Mundas Dabur, di fede ebraica. Ma i precedenti del giocatore del Liverpool non sono pochi

La stella del Liverpool, l'egiziano Mohamed Salah, pare che non voglia giocare in squadra con l'israeliano Mundas Dabur, tanto gli fanno schifo gli israeliani, e avrebbe chiesto al suo team di non acquistarlo. Quando Salah giocava nel Basilea fece finta di allacciarsi le scarpe pur di non partecipare ai tradizionali saluti di inizio partita con gli israeliani del Maccabi. E al ritorno si rifiutò di stringere loro la mano. Nessuno di quei palloni gonfiati strapagati che scrivono di calcio che si indigna? E tutti quelli che si fecero in quattro contro gli adesivi della Lazio con Anne Frank? E gli articolisti del lavaggio del cervello sul “razzismo che infanga il calcio”? O forse quello contro gli israeliani nello sport non è razzismo? Qualcuno intanto dica a Salah che il capitano della nazionale di calcio di Israele è un musulmano come lui, Bigras Natkho. Anzi no, come lui no. Nathko mica è uno stronzo.

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  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.