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Di Maio impari da Fedez come gestire il suo matrimonio con Salvini

Nel suo ultimo album il rapper canta: “Volevo cambiare il mondo con le mie idee ma è stato più facile cambiare idea”. Un’ammissione di impotenza, travestita da assunzione di responsabilità, perfetta per il M5s

7 Febbraio 2019 alle 17:21

Di Maio impari da Fedez come gestire il suo matrimonio con Salvini

Chiara Ferragni e Fedez (foto LaPresse)

Nelle cruciali ore in cui la Lega si pappa il Cinque Stelle, domandiamoci: riuscirà il Cinque Stelle a trarre vantaggio dal banchetto? Dal matrimonio all’italiana, dal grande amore cannibale? Prendiamo Fedez (non v’arrabbiate), che nel pantheon di Di Maio occupa un posto di rilievo. “Paranoia Airlines” (PA), il suo ultimo disco, è soprattutto due cose: uno, la seduta psicanalitica di un marito che diventa moglie di sua moglie (non dimenticate che la coniuge vince sempre, e nessun Pillon potrà farci mai niente); due, un manuale su come trasformare l’abiura di sé in un successo – impresa miracolosa nel paese che ha fatto di Mauro Corona un teorico politico perché un montanaro vestito da boscaiolo in tv fa coerenza, virtù che gli italiani vorrebbero qualificasse la Repubblica nella Costituzione, al posto di “democratica” (sentite come suona bene: “L’Italia è una Repubblica coerente, fondata sul reddito di cittadinanza”).

 

Fedez ha venduto PA come un disco sulle sue debolezze: paura di volare, di fare il padre, di essere diventato tutto ciò che odia, di non essere all’altezza, di vivere dentro un reality irreale. Canta così: “Sono uno squalo con il mal di mare volevo cambiare il mondo con le mie idee ma è stato più facile cambiare idea, sono un ingranaggio, non sistemo il sistema, non cerchi soluzione quando ami il problema”. Non è solo la sintesi perfetta, in cinquestellese, della metamorfosi del Movimento: è, soprattutto, un’autoassoluzione pietistica ottimamente congegnata. L’età adulta dell’anticasta è questa: riconoscersi parte del problema perché si è stati contagiati. E’ un’ammissione di impotenza travestita da assunzione di responsabilità.

 

“Occhiali di Cartier, sulla tua pelle Hermès striscerò da te come un’American Express, siamo Kim e Kanye West”: di sé e signora, Fedez riesce a dire questo ma pure, qualche pezzo più avanti, quest’altro: “Separati siamo stelle ma abbracciati siamo il sole”. Metti Di Maio al posto di Fedez e Salvini al posto di Ferragni e hai chiaro il potenziale di passivo-aggressività che Di Maio ha a propria disposizione. Salvini è la sua American Express: striscia da lui, ma se lo abbraccia risplende. Per Salvini non vale il contrario, e neanche per Ferragni. Di Maio e Fedez, in caso di divorzio, saranno quelli che riceveranno gli alimenti. E’ uno schema matrimoniale impeccabile, dal quale Di Maio cerca di distrarsi andando in Abruzzo in macchina con Dibba, e la radio che passa il Caparezza di “Tu sei pazzo mica Van Gogh!” (coerentemente, seduto dietro a filmare, c’è l’onorevole Battelli, autore di un dischetto in cui canta: “Sono come vuoi in questa condizione di disagio mentale”).

 

PA ha fatto schifo a tutti (quelli che ne hanno scritto) ed è primo in classifica. Allora, “il marito di Chiara Ferragni” è filato su Instagram, si è scritto o fatto scrivere alcune domande e ha fornito le risposte (così funziona la democrazia diretta, un po’ Marzullo, un po’ Venezuela: ci si auto-interroga con domande confermative). Per esempio: “Come mai del tuo disco non ci sono recensioni positive?”. Risposta: “Non troverai nessuno dei miei dischi recensiti bene. Ci tengo che ai giornalisti facciano cagare”. Il giorno prima che PA uscisse, Fedez era cover story di Vanity Fair, e Libero (quel Libero sul quale, quando era ancora un celibe rissoso di Buccinasco, Filippo Facci soleva scudisciarlo) ha scritto che “il ragazzo promette bene”, giacché aveva detto d’avere come modello di libertà Vittorio Feltri che “ha il coraggio di andare in tv a dare del frocio e del negro a chi vuole”. Inventarsi d’essere invisi alla stampa si porta bene, e avere contro le élite è sempre garanzia di successo, ma non dura abbastanza e necessita di un elisir di lunga vita. Questo: l’inettitudine spacciata per insicurezza. “Siamo troppo deboli per fare gli eroi”, canta Fedez. Di Maio, che gli lascia i cuoricini su Instagram, prende appunti.

“Non penso che troverete mai nessun altro che ha un mi piace di Di Maio e di Mia Khalifa a un suo post”, ha detto Fedez, orgoglioso. Noi però non giudichiamo nessuno dai mi piace che piazza in giro. Dalla musica che ascolta però sì, qualcosa la possiamo capire. Tutto possiamo capire.

Simonetta Sciandivasci

Nata a Tricarico nel 1985 e cresciuta tra Matera e Ferrandina, ora vive a Roma, senza patente. Libri, uno: La Domenica Lasciami Sola (Baldini&Castoldi, 2014). Scrive su Il Foglio, Linkiesta, Rolling Stone, La Verità. È redattrice di Nuovi Argomenti.
Tanto vale vivere.

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