Pagare per ascoltare. La ricetta (antica) che ha portato Spotify in Borsa

La società svedese arriva a Wall Street. I numeri sono apparentemente più bassi rispetto agli altri colossi internettiani, ma ha tutta un'altra solidità  

3 Aprile 2018 alle 17:23

Pagare per ascoltare. La ricetta (antica) che ha portato Spotify in Borsa

L'amministratore delegato di Spotify, Daniel Ek (foto LaPresse)

Numeri più bassi, apparentemente, rispetto ai colossi internettiani, ma tutt'altra solidità. Spotify può andare tranquillamente a misurarsi con la Borsa, e quindi a raccogliere capitali, perché il suo business poggia su una parola meravigliosa, totalmente accantonata però da gran parte del mondo web. La parola magica è “paganti”. 71 milioni di abbonati al servizio premium e quindi paganti in modo stabile (e, a quanto risulta dalle indagini di gradimento, anche con soddisfazione), 150 milioni gli utenti totali. Che quindi comprendono anche chi acquista servizi in modo occasionale oppure utilizza la parte per cui non è richiesto abbonamento.

 

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Insomma nel caso di Spotify non si arriva a quella conclusione un po' da brivido cui porta l'analisi dei servizi gratuiti, come Facebook o Twitter, e quindi non si può dire che se il prodotto non si paga allora il prodotto sei tu. No, per l'azienda svedese, il prodotto è la cara e vecchia musica, venduta attraverso un fantastico valorizzatore della creatività umana, il diritto d'autore.

 

Perché Spotify è stata la principale nemica della logica del tutto gratis, della pirateria inizialmente ben vista nel web. E' riuscita a compiere, tornando a fornire musica a pagamento, legale, con riconoscimento di guadagni agli autori, una straordinaria restaurazione storica, una specie di congresso di Vienna del mercato musicale. Che però, diversamente dal ripristino delle case regnanti europee post bufera napoleonica, ha prodotto un sistema stabile e un modello di business ormai consolidato. Messo anche al riparo dalle retoriche anti-moderniste: nessuno critica Spotify per aver messo in crisi i negozi di cd musicali, perché quelli erano già in crisi.

 

E' percepita, appunto, come restauratrice dell'ordine e non come distruttrice, perciò nessun trumpismo può colpirla come ha invece colpito Amazon. E' simile per alcuni aspetti a Netflix, il suo fratellino audiovisivo. Anche se Spotify si tiene ben stretto il suo mercato di riferimento, quello della musica, che presenta una serie di vantaggi. Intanto per la leggerezza del prodotto, non solo nel senso dell'utilizzo di minore memoria e di minore spazio sulle reti di trasmissione. La musica è un prodotto molto meno esigente di una serie tv o di un film, richiede meno attenzione, non ti blocca in un luogo, ha meno connotazioni linguistiche e culturali (anche se non capisci proprio il testo non fa niente) e quindi meno barriere. Inoltre ha una base produttiva mondiale gigantesca e continuamente rinnovata in modo spontaneo (anche grazie al basso costo di entrata per un nuovo autore). E ha mostrato la sua forza resistendo ai tentativi di boicottaggio da parte di alcuni artisti, ad esempio Taylor Swift.

 

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In tutto questo riesce anche a gestire una piccola dose di social network e a valorizzarla. Utilizzando i gusti musicali e le scelte degli utenti crea interazioni e ha così anche dati da mettere sul mercato in cui il prodotto è l'utente, ma non più di quanto lo facciano altri conoscitori profondi degli orientamenti dei loro clienti (pensate ad esempio alla grande distribuzione). Con questa serie di punti di forza Spotify arriva a Wall Street saltando la procedura abituale della Ipo, della initial public offering, e punta invece sull'accesso diretto alla quotazione, quindi subito prezzo e subito negoziazioni, nessun mediatore ovvero nessuna banca d'affari, niente pre-acquisti né obblighi sul mantenimento di titoli. Si spende meno, anche se è una procedura mai usata finora da grandi gruppi e tipicamente gradita a piccole aziende molto specializzate (e controllate saldamente) e si evita la diluizione dell'attuale gruppo di controllo. Per arrivare a una valutazione complessiva di 29,5 miliardi di dollari, per darsi quindi prospettive di sviluppo molto interessanti. Un valore di assoluto rilievo e, come si diceva, soprattutto fondato su un business sanamente all'antica.

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