L’eterna guerra di Trump contro Bezos, sintesi di ogni male

Amazon è l’anello di congiunzione fra fake news e protezionismo. Attaccarlo val bene una flessione dei mercati

Mattia Ferraresi

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ferraresi@ilfoglio.it

4 Aprile 2018 alle 06:24

L’eterna guerra di Trump contro Bezos, sintesi di ogni male

Jeff Bezos e Donald Trump (foto LaPresse)

New York. In un passato che appare ormai remoto, Donald Trump gridava su Twitter tutta la sua soddisfazione per i mercati che superavano ogni record, segno inequivocabile della ritrovata grandezza americana. Ora non si fa problemi a far crollare gli indici, se ciò serve a bastonare gli avversari e a riaffermare la linea politica. Lunedì il Dow Jones ha perso oltre 450 punti e il Nasdaq quasi duecento per via di un attacco su due fronti: da una parte le...

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Commenti all'articolo

  • perturbabile

    04 Aprile 2018 - 13:01

    Per fortuna che Trump non si è astenuto dal varare la riforma fiscale pur di fare un dispetto ad Amazon. E il trattamento generoso di uno stato tramite riduzione delle imposte non è la stessa cosa di quello tramite sussidi. La prima lascia denaro nelle tasche, la seconda riposa su una collaudata incertezza sul rapporto costo-beneficio generale. E poi, non c'è ovviamente solo Bezos, e buffo sarebbe vedere la riforma fiscale solo nei termini del suo vantaggio per Bezos: gli statunitensi sono quasi quattrocento milioni! Siamo, è ovvio, entro i confini dell' 'elementare Watson'.

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    • branzanti

      04 Aprile 2018 - 16:04

      Purtroppo la c. d. riforma fiscale non solo va a beneficio di una infinitesimale porzione di popolazione (meno del conclamato un per cento), ma produrrà una catastrofe sui conti pubblici americani, con ulteriore massacro del già esangue welfare (diciamo quasi inesistente) e danni aggiuntivi per tutti i ceti (plutocrati esclusi of course).

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      • perturbabile

        04 Aprile 2018 - 19:07

        Quanto alle imposte sugli utili d'impresa, passano dal 35 al 21%. Qualche premio Nobel per l'economia, ed indegnamente io, ci aspettiamo da ciò un'impulso all'innovazione tecnologica, all'occupazione e alla riduzione dei prezzi. Quanto alle persone fisiche, la riforma, se per redditi fino a 9525 D resta al 10%, riduce le percentuali delle aliquote come segue: dalla cifra detta a 38700 scende dal 39,6 al 37%, da lì a 82500 scende dal 25 al 22%, da lì a 157500 scende dal 28 al 24%, da lì a 200000 dal 33 al 32%, da lì a 500000 è del 35%, sopra i 500000 scende dal 39,6 al 37%. Lo scaglione rimasto invariato è il primo, quello del 10 (dieci) % fino a 9525 D. La riforma dunque beneficia tutti quelli con un reddito annuo di almeno 9526 D., equivalenti a 7747 Euro. In America, dunque, chi guadagna 7747 Euro annui o più sarebbe neanche l'1% della popolazione (gruppuscolo detto dei 'plutocrati', mentre il 99% di essa intascherebbe meno di quella cifra. Se è così, aiutiamoli!

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        • branzanti

          05 Aprile 2018 - 00:12

          Mi sembra che Lei non tenga conto dell'abolizione di una serie di deduzioni, per il pagamento di tasse statali e locali, per i mutui immobiliari e per le spese di istruzione che rendono assolutamente inutili, per la larghissima maggioranza, la riduzione delle aliquote da Lei correttamente citata. Certo il 2,6% su un reddito di due milioni di dollari (la parte interessata dovrebbe essere circa 1,6 mln) non è male!!!

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