La moda si converte a camici e mascherine

Fabiana Giacomotti

Confindustria Moda lancia l'appello alle aziende per fornire tessuto/non tessuto e riconvertire la produzione. Il gruppo Miroglio ha già ricevuto un milione di ordini per le sue mascherine lavabili. Intanto a Milano arriva Bertolaso per gestire l'emergenza

Il doppio messaggio porta la firma di Erika Andreetta, partner di PwC, Price Waterhouse Coopers e responsabile del settore luxury goods, per conto del presidente di Confindustria Moda, Claudio Marenzi. “Appello urgentissimo alle aziende della Moda/1: c’è bisogno di tessuto/non tessuto, cioè TNT; se ne avete in stock, contattate subito erikaandreetta (prego ripostare, grazie)”. “Appello urgentissimo alle aziende della moda/2: siete un laboratorio o un’azienda di confezione? Bisogna produrre camici monouso in TNT idrorepellente, mascherine chirurgiche, mascherine FFFP e FFP3, copricalzari e cuffie in TNT idrorepellente. Se siete disponibili, si prega di contattare erikaandreetta”.

 

La doppia chiamata alle armi, che in questo caso sono macchine da cucire ma il senso della cosa è lo stesso, perché l’ultima volta che alle aziende del tessile-abbigliamento italiano venne chiesto di convertire la produzione era il 1941, parte alle 8 di domenica mattina 15 marzo, settimana 2 della quarantena collettiva, mentre infuria la lite fra Protezione Civile e Regione Lombardia attorno al nuovo ospedale da 600 posti da costruire nella zona messa a disposizione da Fiera Milano, e sull’arrivo di uno stock di mascherine che l’assessore lombardo al welfare Giulio Gallera ha definito “poco più di fazzoletti o carta igienica”.

 

Il blocco da parte della Protezione Civile di un ordine di mascherine a Brescia e in Campania, in deroga alla famigerata “centralizzazione degli acquisti” che sta rivelando tutta la propria farraginosità in situazioni come queste, ha fatto saltare i nervi del governatore Attilio Fontana, ma al contempo ha messo in moto le aziende del tessile del nord, a partire dal Piemonte. Forse sarà stato l’arrivo di Guido Bertolaso come consulente di Fontana e la certezza di una gestione diretta e immediata (qualcosa ci dice che alla fine di tutto questo il modello dell’autonomia prenderà di nuovo piede), forse il fatto di ascoltare ogni giorno decine di sirene che percorrono le strade delle città deserte, ma la produzione ha preso il via, in forma sostanzialmente spontanea e “centralizzandosi” per suo conto.

 

La produzione delle prossime collezioni è ancora alla fase della prototipia, dunque c’è modo e spazio per mettersi a disposizione. L’ha fatto, per primo, il gruppo Miroglio di Alba qualche giorno fa: proprio in queste ore stanno per essere consegnate all’Unità di crisi della Regione Piemonte 15mila mascherine; altre 585mila saranno consegnate entro la settimana. Per realizzarne il prototipo (elastam e cotone rilavabili e disinfettabili fino a dieci volte) e avviare la produzione, si è messo a disposizione con un investimento personale il vicepresidente Giuseppe Miroglio. Appena esaurite le necessità del Piemonte, si passerà a rifornire la Lombardia e le altre Regioni: 75mila mascherine al giorno, “compatibilmente con l’arrivo della materia prima che”, dicono, “a causa del rallentamento dei trasporti e della mobilità, è molto complicata”. Ed è qui che entra in gioco Marenzi, con l’appello a tutte le case produttrici, per esempio, di packaging (il TNT viene usato da alcune aziende per la produzione di confezioni per il trasporto dei capi) e di tessuto, perché si rendano disponibili a offrire le proprie scorte o a farle arrivare dai propri fornitori, anche in mezzo alle difficoltà di approvvigionamento. Lui ha messo al lavoro la sua azienda di Lesa, la Herno. Cerca materiale ovunque. Miroglio ha ordini per un milione di pezzi.

 

 

Intanto la spinta all'autonomia della Regione e di Milano, dove a ieri i contagiati ufficiali erano 641, dato per certi versi tranquillizzante (sì, stare molto a casa aiuta), è arrivata verso le 12 attraverso il video quotidiano del sindaco Beppe Sala, che sui social ha mostrato le nuove mascherine ordinate in Cina, operazione anche questa niente affatto coordinata con Luigi Di Maio: “Grazie ai nostri ottimi rapporti con le principali città cinesi, nei giorni scorsi ho fatto un po’ di telefonate, e ieri è arrivato a Malpensa il primo cargo di mascherine 3M. Le distribuiremo ai medici di base, al personale e agli ospedali”. Ne arriveranno altre centinaia di migliaia, ha aggiunto, nei prossimi giorni, da destinare anche ai cittadini, “soprattutto delle fasce più deboli ed esposte”. Milano fa da sé, anche con i disinfettanti: il Politecnico ha offerto formula e produzione di liquido igienizzante, che è in corso di distribuzione anche nei centri sociali e di volontariato