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Le collezioni di Arbesser e Ferretti alla settimana della moda milanese

Tra richiami alla “scatola degli scampoli di tessuto” della nonna e la “precisione progettuale” 

19 Settembre 2019 alle 10:59

La settimana della moda milanese, ormai introdotta dal premio “Chi&Chi” che viene consegnato a Palazzo Marino e che si avvia alla ventesima edizione in grazia e letizia, cioè con molte pressioni per riceverlo, inizia a tenere in molto conto le spinte e le pressioni sociali che ne garantiscono e ormai, in buona parte, ne giustificano, l’esistenza.

   

Dunque, ecco un richiamo alla “scatola degli scampoli di tessuto” della nonna di Arthur Arbesser, Matilde, transilvana rifugiata in Austria e alle storie bellissime che raccontava, ecco affiorare ovunque un’idea di recupero, di patchwork, di riutilizzo, anche quando così non è come nella bella collezione di Alberta Ferretti, che allinea con “precisione progettuale” abiti da atelier trasferiti nel pret-à-porter: i pantaloni ampi tie-and-dye mimano l’intarsio, così come le giacche in diverse sfumature di denim. Gli abiti in seta lavata sono costruiti con patchwork di colori alternati a lavorazioni crochet e indossati con borse modello postino in suede intarsiato, un chiaro riferimento ai colori e alle grafiche coloratissime dei Settanta, che le trentenni di oggi aspettano di vivere.

   

Leggi il pezzo completo di Fabiana Giacomotti qui: 

Miuccia Prada e le contraddizioni del consumismo - FOTO

Nella settimana della moda milanese ci si interroga su ambiente, capitalismo e posti di lavoro tra richiami alla “scatola degli scampoli di tessuto” di Arthur Arbesser e la precisione progettuale di Alberta Ferretti

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