Come fare bella figura senza necessariamente sapere quello che si dice

Taxi e taxisti

Ogni tanto lo prendiamo tutti. Alcuni addirittura ne fanno un uso intensivo. In ogni caso, ecco alcuni concetti da tenere presente per sostenere una conversazione banale e di soddisfazione

1 Giugno 2018 alle 06:15

Taxi e taxisti

Foto LaPresse

  • Detestare la categoria. Non spiegare perché, ma appena qualcuno dichiara la sua antipatia solidarizzare.

    

  • I taxisti non hanno la giusta misura della conversazione, o sono un torrente in piena o sono silenziosi come Mohai dell’Isola di Pasqua.

    

  • Detestare quelli che solo nel momento in cui estrai la carta di credito rivelano di non avere il POS.

    

  • Avere rodato una serie di argomenti anodini con cui si può sostenere una conversazione a memoria. Hit assoluto: le differenze tra il traffico di Milano e quello di Roma.

    

  • E quelli che non capiscono l’indirizzo e sul navigatore non riescono a trovare la via?

     

  • Gli abusivi. Una piaga.

    

  • Alla stazione Termini di Roma c’è una signora che smista i clienti ai vari taxi: sono pochissimi quelli che la pagano, ma lei appartiene al folclore di questa città, alla stessa stregua del parcheggiatore abusivo che si limita a sostare nel raggio di duecento metri dall’auto del cliente senza fare alcunché, se non riscuotere il pedaggio.

    

  • Dare la caccia come a delle autentiche reliquie medievali agli ultimi plaid che alcuni taxisti settantenni lasciano ancora decomporre sul sedile posteriore.

    

  • Stigmatizzare quei taxisti che, pur sapendo benissimo che l’unica alternativa alla strada più ovvia è fare quarantacinque chilometri sulla tangenziale, chiedono con l’aria di essere dei seri professionisti: “Che strada vuole che facciamo?

    

  • A Roma il filo diretto con i tifosi di calcio alle tre del mattino su Radio Sport è semplicemente incomprensibile. Convenirne.

     

  • Provocare il conducente in modo da istigarlo a lanciare anatemi contro Uber.

     

  • Indurre il conducente a impegnarsi in una difesa irragionevole del numero chiuso delle licenze. Argomento fine del mondo: non è perché si è fatta una cazzata una volta che ora siamo costretti a difenderla a vita.

     

  • I vigili quando piove spariscono. Sono idrosolubili. (Sentita da un taxista in piazza dell’Emporio, Roma).

     

  • E pensare che quando si era bambini, la mamma chiamava il taxi solo per andare in ospedale a partorire.

    

  • Usare solo le app per chiamare il taxi attesta modernità e permette di tirarsela con il prossimo che deve ascoltare duecento volte il messaggio preregistrato di attesa.

    

  • Non sapere se sia peggio l’odore di stallatico di certi taxi o l’effluivo onnipervasivo di arbre magic.

    

  • È un peccato che le persone che sanno come far funzionare il paese siano troppo occupate a guidare taxi o a tagliare capelli. (George Burns)

    

  • Avere desiderato per tutta la vita di dire a un taxista “Segua quell’auto”. Poi averlo fatto una volta a Roma e da allora avere il soprannome “Agemsbond”.

   

  • Notazione sociologica: i taxisti più anziani arrotondano sempre all’Euro superiore. Deplorare.

     

  • Mai parlare di calcio con un taxista. Si sa dove si comincia, ma non dove si va a finire.

    

  • Considerare che passare tutte quelle ore nel traffico, in molti paesi è considerata un’attenuante in caso di atti di violenza.

    

  • La Seicento multipla verde e nera è stata senza possibilità di dubbio la più brutta automobile del XX secolo.

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