Le scarpe

Le usiamo tutti ma per alcuni sono solo strumenti, mentre per altri sono una forma religiosa. Uomini e donne le concepiscono allo stesso modo o in modo radicalmente diverso? L’importante non è trovare le risposte ma fare capire di saperla lunga

11 Maggio 2018 alle 06:09

La scarpe

Foto LaPresse

• Pensare che servano solo a camminare è una tesi insopportabilmente riduzionistica. Convenirne.

 

• Non si possono avere troppe scarpe. Convenirne.

 

• L’ultima volta che si è stati all’Ikea avere comprato 50 euro di  tendiscarpa Omsorg.

 

• Poche cose raccontano di più di una persona. Neppure la collezione completa delle opere di Marx ed Engels è altrettanto rivelatrice.

 

• Imelda Marcos? Un faro di civiltà.

 

• In epoche recenti essere stati fuggevolmente tentati di votare per un leader politico di destra, ma quando si è scoperto che indossava delle scarpe con rialzi interni essersi buttati a sinistra.

 

• Provare un certo imbarazzo per distinti signori decisamente avanti negli anni che su formali completi di vigogna indossano scarpe tecniche che neanche dei ventenni. Deplorare.

 

• Ricordare che tutte le scarpe sportive, indipendentemente dalla specialità per cui sono state concepite (running, alpinismo, curling ecc.) in famiglia sono sempre e solo chiamate “i scarp del tennis”. Cogliere l’occasione per celebrare la genialità di Enzo Jannacci.

 

• La principale zona erogena femminile. E per di più è anche molto più facile da trovare del punto G. Dirlo solo se si è donne, diversamente il retrogusto maschilista guasta l’umorismo.

 

• Le scarpe sono dei contenitori ideologici. Buttarlo lì con eleganza durante una cena. Meno la si spiega, maggiore è l’effetto

 

• Va bene essere dei sensibili e coerenti animalisti, ma le scarpe di ecopelle no, cazzarola! Convivere con le proprie dolorose contraddizioni.

 

• Sostenere che le scarpe fatte a mano di D’Alema abbiano segnato il primo distacco della sinistra dai problemi del suo elettorato. Obiettare che Bertinotti aveva già sdoganato i golf di cachemire. Controreplicare che le scarpe di D’Alema sono state molto più dannose, perché che il Berti fosse un fighetto si sapeva.

 

• Togliersele sono la sensazione più simile all’orgasmo che si può provare anche in età avanzatissima. Rallegrarsene.

 

• “I lacci annodati sono una prova, un piccolo rito di passaggio, dall’adolescenza verso l’età matura.” (Marco Belpoliti, La Stampa, 1 luglio 2008)

 

• I lacci delle scarpe sono estremamente robusti. L’unica cosa che li rende fragilissimi è l’andare di fretta. Saperlo.

 

• Avere sorpreso il ragazzo che vi piaceva a pulirsi le scarpe con la parte posteriore dei pantaloni. Essersene immediatamente disamorate.

 

• Attribuire il declino della sinistra alle famigerate Clarks, che dopo i primi due mesi diventavano delle ciocie informi di un colore incomprensibile. Non avere ancora finito di pentirsene.

 

• Rammaricarsi del ritorno della punta a spillo. Evitare di fare della facile ironia chiedendo se serve a schiacciare le formiche negli angoli: usurata, sadica.

 

• Dibattere se sia più suicida commentare le scarpe o l’acconciatura delle donne.

 

• Tentare di fare colpo su una ragazza infilando nella conversazione un riferimento ai suoi stivali chiamandoli “cuissard”. Se lei vi guarda con pietà scantonare su “Il gatto con gli stivali”, dove potrete dire di avere imparato il termine.

 

• Sotto al sole non c’è persona più infelice del feticista che brama una scarpa da donna e deve accontentarsi di una femmina intera. (Karl Kraus)

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