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I gruppi Whatsapp

Andrea Ballarini

Inevitabilmente ci si incappa. Anche se non si ha un particolare interesse per il genere, c’è sempre l’amico entusiasta che vi iscrive sua sponte. Ecco alcune semplici strategie per nutrire rancore senza incorrere nel codice penale

• Detestarli tutti senza eccezioni.

 


• Sostenere che sia impossibile avere qualcosa da dire assolutamente a più di tre persone senza appartenere a un gruppo di resistenza partigiana.

 


• Proporre severe pene detentive per chiunque scriva “grazie”, “prego” e affini in una conversazione di un gruppo WhatsApp.

 


• È severamente vietato inserire chicchessia in un gruppo WhatsApp a sua insaputa.

 


• Ancorché le chat di classe di WhatsApp abbiano regole proprie, in nessun caso si è autorizzati a trattare argomenti come la consistenza delle feci del proprio figliolo.

 


• “Buongiornissimo. Kaffè?” è considerata attenuante valida per declassare l’ergastolo a semplice reato amministrativo.

 


• I gruppi WhatsApp di famiglia sono una cazzata per definizione: trovarsi a parlare con una vecchia cugina che non si frequenta da decenni sulla ricetta filologica dell’amatriciana. Deprecare

 


• Se il telefonino vibra più di una volta all’ora si è autorizzati a ignorarlo, ancorché stesse comunicando lo scoppio della Terza Guerra Mondiale.

 


• In ogni gruppo c’è sempre l’untore primo, quello che dà il via alle comunicazioni superflue: identificarlo e ripagarlo con un bombardamento di messaggi superflui che prevedano la necessità di risposte: “Ciao. Tutto bene quel tuo disturbo?”

 


• Conoscere un membro di svariati gruppi WhatsApp che viene ignorato sempre da tutti, ma che non desiste e continua ad ammorbare il prossimo con messaggi che cadono regolarmente nel silenzio generale. Provare compassione.

 


• Avere un amico che dissemina i propri messaggi di gruppo con immagini erotiche, indipendentemente dall’argomento della discussione. Deplorare.

 


• I pidocchi godono di una regolamentazione speciale all’interno dei gruppi WhatsApp, tuttavia non giustificano alcun tipo di chat dopo le 21.

 


• Plaudire alle liste broadcast che evitano di far leggere a tutti i 256 membri del gruppo cosa pensate delle trenette al pesto.

 


• Sostenere che le chat di classe siano rimasti uno degli ultimi baluardi del sessismo: il 90% dei partecipanti sono donne. Non è ancora chiaro se gli uomini si ostinino a comunicare con i piccioni viaggiatori o si siano semplicemente dati.

 


• Il segreto per comunicare bene è comunicare poco, quasi niente.

 


• Il gruppo WhatsApp è la versione telematica della clava preistorica: si vibra con tutta la forza sul capo del prossimo e si osserva il risultato.

 


• Si vorrebbe abbandonare un gruppo WhatsApp, ma per non passare da asociali continuare a esserne membri da cinque anni. Appartenere a sei o sette gruppi e averli silenziati tutti.

 


• La cosa più importante nella comunicazione è ascoltare ciò che non viene detto. (Peter Drucker)

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