Il manuale del debuttante russo

Gary Shteyngart
Guanda, 468 pp., 20 euro

Quanto c’è di esemplare e quanto di personale in considerazioni, desideri e timori di Vladimir Girškin, il protagonista del romanzo di Gary Shteyngart? Prima che la famiglia decidesse di emigrare negli Stati Uniti, Girškin ha trascorso a Leningrado l’infanzia di letture russe, di patriottici miti dei cosmonauti, e di fiabe popolari della nonna. Tutti ricordi che gli permettono una prossimità spirituale con gli espatriati che arrivano alla sua scrivania, presso la società newyorchese di inserimento immigrati intitolata a Emma Lazarus: lavoro modesto, da volontario dell’accoglienza, che è già un abbozzo di integrazione, nell’America in cui comunque ha trascorso il resto della sua vita. Girškin è quindi sospeso fra la sua anima statunitense, che ha studiato in un’università progressista del Midwest, e le sue radici slave, che riflettono cinicamente sugli infruttuosi sforzi di avere successo.

 
Il successo è il sintomo dell’avvenuta integrazione: a Vladimir basta guardare la madre, diventata nel blocco occidentale uno squalo della finanza. Influenzato dalle aspettative materne, e preoccupato dal costo della vita notturna con la sua ragazza di New York, deciderà di tentare la fortuna al seguito di Marmotta, un mafioso russo, a Prava, versione fantastica di Praga. Ritornando nel fu Patto di Varsavia, il protagonista comprende un altro aspetto di questa ansia tutta russa di affermarsi, quello della rivalsa e della vendetta.

 
Nei capitoli centrali, infatti, Shteyngart propone al lettore il lato più universale della vicenda di Girškin, un personaggio che, ormai “debuttante russo”, vuole parlare a nome di un popolo. Nella terra di nessuno dove le grigie case popolari sono sopravvissute alla burocrazia che le ha erette, alla quale, tuttavia, ancora deve subentrare una società occidentale a pieno regime, le attività e i traffici dei biznesmenski, i collaboratori di Marmotta, sono considerati il rimborso per chi si è trovato orfano dell’Urss. Assolvendosi in questo modo, aiutato anche dal relativismo morale postmoderno appreso nell’ateneo liberal, Vladimir Girškin decide di arricchirsi truffando con uno schema piramidale i giovani americani bourgeois-bohème venuti a Prava, “la Parigi degli anni 90”, per esprimere il loro talento artistico, categoria antropologica che le serate a New York gli hanno ben insegnato come sedurre.

 
La contrapposizione di occidente e oriente, e le vicissitudini che portano il protagonista da un polo all’altro della Guerra fredda, sono raccontate con il tono tipico dell’umorismo ebraico. Attraverso la connotazione di questa posizione distaccata, dell’ebreo che sarà sempre intimamente apolide, Shteyngart si allontana dalla riflessione universale e fa parlare il suo personaggio per sé: l’epifania, quando la dialettica est-ovest di Vladimir Girškin arriva alla sintesi, avviene, non a caso, nel campo di concentramento di Auschwitz.

 
Sul piano formale, la posizione di ironica distanza permette alla narrazione di Shteyngart di raggiungere momenti di deliziosa ironia, soprattutto quando ad esserne oggetto è l’élite culturale dell’East Coast: restituisce perfettamente in pagine splendide tutto il disorientamento di un ceto riflessivo che, ossessionato dalla superficiale scoperta della minoranza, dell’altro, produce una cultura ombelicale che vive giusto il tempo di un party. Purtroppo, al delizioso ogni tanto subentra il lezioso, specialmente nella descrizione degli eccessi kitsch dell’Europa orientale, contribuendo, insieme alla confusione che accompagna le scene d’azione, a rendere faticosa una narrazione per il resto molto godibile.

 

Il manuale del debuttante russo
Gary Shteyngart
Guanda, 468 pp., 20 euro

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