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Lettere

Decreto Fuortes in salsa francese, l'Italia chiede indietro la Gioconda

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - Non amo Giuseppe Conte. Ma il fatto che, nel giorno in cui l’Oms dichiara la fine della pandemia, l’ex premier sia stato aggredito da un No vax offre buone ragioni per ricordare che durante la pandemia Conte sia stato dalla parte giusta. Punto.
Mara Arrini

Sottoscrivo. E grazie.


 

Al direttore - Come nel passato quelli che non sapevano leggere e scrivere erano alla mercé degli istruiti, bisogna imparare a pensare per non essere sudditi del pensiero degli altri. Imparare a valutare per non essere soltanto oggetto di valutazione. Imparare a calcolare per non essere soltanto calcolati da Google, Facebook, Amazon, Microsoft, Apple. Imparare a prevedere per non essere soltanto strumento della previsione degli algoritmi. Imparare a immaginare il futuro per evitare che per noi lo immagini soltanto l’intelligenza artificiale. In altre parole, viviamo in un tempo in cui il sol dell’avvenire è sempre più digitale e non scalderà tutti allo stesso modo. Tuttavia, ancora oggi sono molti gli italiani, e quanti li rappresentano nelle istituzioni della sovranità popolare, che non sembrano comprendere questa inedita realtà. Realtà che non viene insegnata nelle scuole, sebbene riempia ormai le giornate degli studenti. Giovani che tra qualche anno saranno lavoratori e cittadini adulti in un secolo ormai plasmato dalle “macchine che obbediscono ai bit senza peso”, come scriveva profeticamente nel 1985 Italo Calvino nella prima delle sue “Lezioni americane”. Purtroppo, nei discorsi della sinistra “egualitaria” abbondano le denunce del crescente divario tra chi ha e chi non ha, ma scarseggiano le denunce del divario forse più regressivo di tutti, ovvero quello tra chi sa e chi non sa. Eppure quest’ultimo, in fondo, è alla radice delle stesse diseguaglianze sociali. Dedico questa minuscola riflessione a Elly Schlein.
Michele Magno


 

Al direttore - Non si può certo condividere quando si ascolta in qualche trasmissione televisiva che è inevitabile ciò che sta succedendo alla Rai, perché essa è di proprietà del Tesoro. Come dire che il governo può fare quel che vuole, contro le mille ragioni che lo escludono. Mi limito solo a sottolineare come la fissazione per legge di requisiti, criteri, dimostrazioni di idoneità, incompatibilità, conflitti di interesse, lo svolgimento di preventive audizioni parlamentari per le cariche nelle imprese pubbliche non sarebbe risolutiva, ma quantomeno attenuerebbe gli aspetti più eclatanti dello “spoils system” all’italiana.  Forse potrebbe avviare un percorso meritocratico con una selezione fondata anche sul merito comparativo. E’ possibile anche che si tratti di un’illusione e che, in forme nuove, riviva sempre il “manuale Cencelli” delle lottizzazioni partitiche della nomine pubbliche. Tuttavia, abbandonare la speranza di una condizione migliore in questo campo sarebbe forse peggiore della stessa pratica spartitoria. 
Angelo De Mattia

Chissà cosa avrebbe detto il governo Meloni se la Francia avesse fatto una legge ad personam per cacciare un italiano da un istituto culturale francese, un teatro per esempio, per dare un contentino a un manager rimosso della tv di stato? Quante Gioconde avremmo chiesto indietro?

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