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Il rischio di una chiesa che trasformi l’ambiente in una fede

3 Ottobre 2019 alle 06:13

Al direttore - Mike Pompeo, venuto in Italia per avere notizie su Joseph Mifsud, il primo giorno ha incontrato le Iene e il secondo è stato chiamato “segretario Ross” da Luigi Di Maio. In pratica il segretario di stato americano, venuto a cercare un tizio scomparso da due anni, è stato accolto da una signora che davanti al presidente del Consiglio gli ha regalato un pezzo di formaggio e confuso con un suo collega dal ministro degli Esteri. Pompeo sarà ancora più convinto che in fondo Trump non è poi così strano.

Luciano Capone

Greeting from Tim Apple e mister Giuseppi! 

 

Al direttore - E se io voglio pagare le elemosine come faccio, se mi tolgono il contante?

Mario Martini

 

Agevolare chi non usa il contante non significa penalizzare chi lo usa. Una società con meno contanti in giro è una società più libera perché dà la possibilità a chi i contanti non li vuole utilizzare di uscire senza quattrini in tasca. Ma se lo stato vuole davvero lavorare per rendere possibile quello che oggi sembra impossibile, una magnifica cash less society, per cominciare a essere credibile su questo punto dovrebbe costringere la Pubblica amministrazione ad accettare pagamenti elettronici senza sovraccosti per i cittadini. Se non ora quando?

 


 

Al direttore - Tutto giusto e vero quanto scritto da Maurizio Crippa ieri a proposito della disputa tra chi vorrebbe una chiesa più attenta alle cose di lassù e chi invece non solo non si scandalizza ma ritiene che sia altrettanto lecito se non addirittura doveroso occuparsi anche delle cose di quaggiù, leggasi la cura del creato l’ambiente ecc. Tutto giusto, ci mancherebbe. E però c’è un però. Un però che ha un nome preciso: priorità. Se è vero infatti che la chiesa si occupa a buon diritto di tutto ciò che riguarda la vita degli uomini, è altrettanto vero che nell’agenda ecclesiale, che dovrebbe rispecchiare quella del Maestro, esistono delle priorità, non tutto può essere messo sullo stesso piano. Il problema non è che si parli di ambiente (o di migranti); il problema nasce quando si parla solo o quasi di ambiente, come se per la sensibilità ecclesiale contemporanea l’ambiente sia un tema più urgente e più importante rispetto ad altri. D’altra parte, è stato Cristo stesso a porre la domanda: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?”. Non un mondo più giusto equo e solidale e un ambiente più salubre. Ma, appunto, la fede. E anche se è vero, come disse il baffuto commander in chief dei seguaci di sant’Ignazio, che al tempo di Gesù non esistevano registratori, si ha motivo di credere che dicendo “fede” si riferisse a cose un po’ più alte e definitive che non a questioni terrene. Va bene che si parli di cielo e terra. Ma nel giusto ordine.

Luca Del Pozzo

 

Il problema, come si capisce leggendo l’articolo di Maurizio Crippa, non è se gli uomini di fede si occupano di ambiente, ci mancherebbe. Il problema è se gli uomini di fede riescono a non cadere in una tentazione sempre più frequente: fare dell’ambientalismo una nuova religione, con i suo fedeli e i suoi infedeli.

 


 

Al direttore - Quello che ha scritto Massimo Adinolfi sul Foglio a proposito del reddito di cittadinanza percepito da Federica Saraceni è sacrosanto. Aggiungo solo una considerazione: dato che il padre è ex magistrato, ex deputato, scrittore e avvocato e che, come da lui stesso dichiarato, mantiene la figlia e i nipoti già da anni, sarebbe stato più elegante non chiederlo. Un saluto.

Stefano Pelizzari

Riporto qui un passaggio del bellissimo articolo di Massimo Adinolfi. “Si ritiene che un’assassina può (o deve) morire di fame, lei e tutta la stirpe che ha generato? Se è così, perché non dovremmo essere coerenti e abolire le mense in carcere, almeno per coloro che si sono macchiati di reati di sangue? Che se la vedano da soli!… Questa del resto è la logica del ‘buttare via la chiave’ e del far marcire in galera”. Riflettere, prima di ruttare.

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