Idea: tassa sulle merendine per chi resterà in classe durante le manifestazioni

Giuseppe De Filippi

Al direttore - Johnson: chi non va in Parlamento non deve portare la giustificazione.

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Caro Cerasa, mi definirei ambientalista e basta, senza aggettivi. Mi attengo, usando anche il buon senso, a ciò che afferma la scienza, anche se in questo campo non sempre gli scienziati si trovano d’accordo. Deploro, quindi, l’atteggiamento di coloro che lei definisce ambientalisti distratti e l’ambientalismo apocalittico. Concordo con il Wsj quando afferma che è pericoloso lasciare che i bambini siano i leader nel campo dei cambiamenti climatici. Condanno, inoltre, tutti i cretini che additano Greta e i suoi seguaci come “gretini”.

Lorenzo Lodigiani

 

Una cosa corretta, che non farà piacere al ministro Fioramonti, Greta però l’ha detta: “Non dovrei essere qui, dovrei essere a scuola, dall’altro lato dell’oceano”.

 


 

Al direttore - Trovo di una gravità inaudita il fatto che un ministro dell’Istruzione possa considerare come una giustificazione lecita aver saltato la scuola per essere andati a manifestare in difesa dell’ambiente.

Luca Martinelli

 

Forse abbiamo trovato una soluzione per agevolare il lavoro del ministro Fioramonti, anche in vista della prossima manovra: tassa sulle merendine per chi deciderà di non fare sega a scuola il giorno della manifestazione sull’ambiente e prelievo forzoso di bibite gassate nello zaino degli studenti sprovvisti di borraccia e per questo insensibili rispetto alla imminente fine del mondo.

 


 

Al direttore - Di Greta colpiscono caparbietà e assenza di paura di fronte a platee transnazionali. Stop. Ciò che dice appartiene a una retorica vecchia di decenni, scontata, niente di nuovo. Allora tutto il mondo dovrebbe impegnarsi seriamente al fine di restituire la ragazza-bambina ai 16 anni, ai sogni, e anche all’ecologia intesa come studio dell’ambiente circostante: casa, scuola, famiglia, amici. Hashtag: #salviamogreta!

Jori Diego Cherubini

 

Sottoscrivo Roberto Burioni: “Sarò arcaico ma il modo migliore e più efficace per migliorare il mondo è partire dal miglioramento di se stessi: non saltando la scuola ma semplicemente studiando”.

 


 

Al direttore - Le riflessioni che Andrea Orlando ha fatto sul Foglio relative all’insufficienza dell’attuale perimetro politico e organizzativo del Pse come luogo del progressismo europeo, meritano un approfondimento. Le parole di Orlando sono importanti, perché ci consentono di affrontare l’indispensabile tema della innovazione politica e della capacità di rappresentanza delle istanze sociali dell’oggi scevri da quel residuo di ideologismo o di rendita da posizionamento che per troppe volte ha impiombato le nostre ali. E’ cosi: il Partito socialista europeo, per le motivazioni che Andrea ha ricordato e per altre che per esiguità di spazio non rammento, oggi da solo non è lo strumento per riassumere tutta la positiva tensione europeista, riformista e innovatrice che è presente nelle nostre società europee. L’affermazione dei Verdi a nord delle Alpi (dentro una dimensione di forte coniugazione del tema della sostenibilità ambientale con quello della crescita economica), la vicenda di Syryza con l’esperienza di Tsipras che ha saputo governare un processo di risanamento di bilancio con l’occhio all’equità sociale, l’orizzontamento del Psoe verso quello che semplicisticamente potremmo definire “centro” e che l’ha fatto tornare primo partito spagnolo, fino all’esperienza del governo portoghese di centrosinistra per arrivare ora alla peculiarità della vicenda italiana: sono tutti fenomeni che ci dicono che incasellare dentro alle novecentesche famiglie europee le dinamiche sociali e storiche in atto in Europa, all’indomani della grande recessione, significa andare fuori traiettoria. In questo senso, il momento storico che il Pd sta vivendo può essere interpretato come la capacità di riannodare i fili valoriali della nostra esperienza che ci portò poco più di dieci anni fa a dar vita al partito del riformismo italiano, contribuendo in tal senso allo sforzo di inclusione nella democrazia dei ceti popolari attraverso la pratica della solidarietà e dell’equità. Oggi è in crisi l’interpretazione contrattualistica della democrazia, cioè l’idea che la democrazia sia una “obbligazione contrattuale” tra i cittadini, tra le generazioni, tra i ceti sociali, tra i territori. In questa fuga nell’individualismo, alimentata dalla cultura delle divisioni, le stesse culture politiche si sono perse. Ricostruire e ricominciare a perseguire la strada della “casa comune dei riformisti europeisti”, allargando il campo ad altre culture ed esperienze che oggi intercettano bisogno di solidarietà e di partecipazione, può certamente essere una missione importante per la quale il background del Pd risulta fondamentale. Solidarietà e dialogo comunitario (tra comunità locali e comunità nazionali, tra comunità nazionali e comunità internazionali) possono essere la trama sulla quale ricostruire il nuovo tessuto. Una motivazione in più per metterci, di buona lena, al lavoro.

Enrico Borghi, deputato Pd

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