lettere rubate

Dolore e speranza negli occhi di Kola, dall'orfanotrofio a una nuova vita

Annalena Benini

Nikolai Prestia ha trovato una scrittura limpida per dire che cos’è il dolore degli innocenti, e la solidarietà grande fra piccoli esseri umani

Venne a farci visita anche Irina, nostra madre. Io ero contentissimo di rivederla, non potevo immaginare che quella sarebbe stata l’ultima volta. Andammo nella stanza delle visite e la trovammo lì. Un occhio nero, lacrime e un sacchetto di mele verdi. Di quelle mele una era marcia.
Nikolai Prestia, “Dasvidania” 
(Marsilio, 152 pp.)

 

 

Lasciatevi portare in Russia da questo bambino che ha dentro fame e silenzio, che fissa il cielo e poi abbassa lo sguardo per cercare sua sorella, per capire se sta bene, se ha paura. Lasciatevi portare negli orfanotrofi russi della seconda metà degli anni Novanta, quando l’unico modo per evitare la miseria era attraversare il dolore dell’abbandono sperando nel seme di una nuova vita. E intanto fare un bel sogno in cui arriva una macchinina nuova che dice: “Sono tua”, aspettare la visita della zia che profuma di pulito e non di alcol e botte, affrontare i compagni, sentirsi in colpa per non avere abbracciato la mamma più a lungo, quell’ultima volta.

 

Nikolai Prestia, nato nel 1990 a Nizhny Novgorod, a otto anni è stato adottato insieme a sua sorella da una coppia italiana che vive in Sicilia. Questo libro è la sua storia fino all’incontro con i nuovi genitori, ed è la storia di un bambino, Kola, che cerca di affrontare il dolore con tutto quello che ha: gli occhi addolorati e speranzosi, la mela sulla finestra, alcuni ricordi quasi felici e sua sorella. Kola ha anche fiducia nelle persone buone. L’incontro con il direttore del terzo orfanotrofio è l’inizio di una consapevolezza diversa, perché la comprensione e il conforto  di un adulto rendono sostenibili anche le ingiustizie, anche il tentativo di una coppia inglese, un giorno, di adottarlo da solo, senza la sorellina. Kola cerca di spiegare che senza sua sorella non può stare, ma viene ignorato, gli dicono che da grande capirà. Un bambino piccolo e solo in balia degli adulti. Però c’è una regola, “in istituto tutti sanno cosa fare per scoraggiare una coppia non gradita”. Kola si mette in piedi e inizia a urlare e a strapparsi i capelli. Le urla arrivano fino agli altri bambini dell’istituto, che in coro lo incitano: “Kola! Kola! Grida di più! Kola! Kola!”. E’ una scena che non si dimentica: la vittoria di Kola, la cacciata della coppia inglese e della superficialissima assistente sociale  evocano tutte le ingiustizie e le separazioni e gli sbagli irreparabili fatti sulla pelle dei bambini.

 

E Kola un giorno se ne va, mentre i suoi compagni, i suoi amici, i suoi fratelli d’anima restano. Nikolai Prestia ha trovato una scrittura limpida per dire che cos’è il dolore degli innocenti, e la solidarietà grande fra piccoli esseri umani. Sotto la neve, la ricerca dell’amore e la forza dell’immaginazione.   

Di più su questi argomenti:
  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.