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L'Italia che si fa fregare da Pyongyang e altre storie

Un'analisi dettagliata del report sulle attività illecite della Corea del nord pubblicato dal Panel di esperti del Consiglio di sicurezza dell'Onu

16 Marzo 2018 alle 09:00

L'Italia che si fa fregare da Pyongyang e altre storie

Le statue di Kim Il Sung (a sinistra) e Kim Jong Il a Pyongyang (Foto LaPresse)

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In primo piano:
Come ci frega la Corea del nord

 

 

E' uno dei più importanti report sulle attività illecite della Corea del nord pubblicati finora, quello che è stato reso pubblico ieri dal Panel di esperti del Consiglio di sicurezza dell'Onu (la versione integrale è qui, sono quasi 300 pagine). Lo studio viene pubblicato ogni anno, ma in confronto alle informazioni rilevate negli scorsi anni, in queste trecento pagine si nota chiaramente un salto di qualità, dato probabilmente dalla collaborazione degli stati membri e dall'inasprimento delle sanzioni economiche contro la Corea del nord. Quest'anno il panel di esperti era coordinato da Hugh Griffiths, un inglese che da trent'anni lavora nelle sanzioni e nelle organizzazioni internazionali, e alla Cnn oggi ha detto che queste sono le più dure e circostanziate sanzioni economiche contro la Corea del nord finora – il che darebbe anche una risposta al perché Kim Jong-un avrebbe deciso adesso di dialogare.

 

Dalle indiscrezioni trapelate sui media nei giorni scorsi si è letto molto delle connessioni tra Pyongyang, Damasco e il Cairo (qui un super reportage di Declan Walsh sulle attività dell'ambasciata nordcoreana lì). Ma come ogni anno, il Consiglio di sicurezza dedica parecchio spazio anche all'Italia, e a una storia che era uscita per la prima volta sulla stampa italiana grazie a un'inchiesta del Foglio pubblicata il 6 marzo del 2015, sulla quale avevo lavorato parecchio. Il protagonista della vicenda è Kim Su-Gwang, cittadino nordcoreano, ufficiale del Reconnaissance General Bureau (l'agenzia di intelligence nordcoreana) che ha lavorato per dodici anni sotto copertura al World Food Programme di Roma, con passaporto diplomatico fornito dalla Farnesina.

 

Il suo allontanamento dall'agenzia delle Nazioni Unite risale al gennaio del 2015 – un anno dopo che i servizi segreti francesi avevano congelato i suoi beni e quelli di suo padre, anche lui sotto copertura e dipendente all'Unesco. Il report dell'Onu di quest'anno racconta gli sviluppi di questa storia, ancora poco chiari. Perché mentre viveva in Italia, Kim aveva aperto almeno sei conti correnti in due diversi istituti bancari italiani, intestati alla sorella, alla moglie, al padre e alla madre, che secondo le autorità italiane non ha nemmeno mai messo piede in Italia. Ha affittato due appartamenti con un contratto quadriennale nel febbraio 2015 (quindi un mese dopo essere stato licenziato dal World Food Programme, tecnicamente come cittadino comune e privo dei privilegi diplomatici) e un altro nel novembre 2016. Uno di questi appartamenti potrebbe essere quello che si trova in Viale della Grande Muraglia, poche centinaia di metri da Viale dell'Esperanto, dove ha sede l'Ambasciata nordcoreana a Roma.

 

Secondo l'analisi del panel, i conti correnti intestati ai funzionari nordcoreani vengono utilizzati soprattutto per ritirare soldi – nel caso di Kim, sono soldi che arrivano periodicamente sui conti dal subaffitto di uno degli appartamenti ad altre persone di nazionalità nordcoreana, e da "altri stipendi". L'utilizzo di tutti questi contanti (spesso presi dallo stesso ATM nel giro di pochi minuti e con varie carte) mostra la necessità di accumulare il denaro contante da parte dei funzionari nordcoreani. I contanti di Kim Su-Gwang sono stati ritirati anche a Pechino, a Kuala Lumpur, a Mosca e a Shanghai. Per tre mesi, dal settembre al dicembre del 2017, Kim è stato vicerappresentante per il commercio in Bielorussia.

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Altre cose che riguardano l'Italia

Kim Su Gyong, sorella di Kim Su-Gwang e rappresentante della Korea United Development Bank, sin dal 2011 ha fatto parecchi viaggi in Italia (e pure in Francia, a Parigi, da suo padre). Con l'adozione della risoluzione 2321, nel 2016, l'Italia non avrebbe potuto lasciare accesso alla Kim perché sottoposta a decreto di espulsione.

 

C'è una storia che riguarda il Mansudae Art Studio di Pyongyang, il cui emissario occidentale è Pier Luigi Cecioni. Ora, chiunque si occupi di questioni nordcoreane era prima o poi capitato sul sito internet gestito da Cecioni dove vendeva opere artistiche nordcoreane. Un'iniziativa del tutto culturale, che aveva perfino messo in mostra a Milano nel 2016 con una esposizione davvero di valore. Qui c'è una sua intervista, qui un'altra. Non uno che si nascondeva, insomma. Si capisce che l'obiettivo di Cecioni è tutt'altro che interessato, ed è strettamente legato alle opere e all'arte. Ma con la Corea del nord, purtroppo, non funziona così. E così Cecioni nel 2017 si è ritrovato interrogato dall'intelligence dell'Onu e il suo nome ben in evidenza nel report.

 

  

A parte tutti gli affari spionistici che riguardano per lo più le triangolazioni che sono in grado di fare i funzionari nordcoreani, soprattutto i fedelissimi che lavorano per il governo all'estero, la cosa più importante che riguarda l'Italia, nel report, è in una righetta in un paragrafo sulla violazione delle esportazioni di prodotti di lusso.

 

Parliamo delle esportazioni di vini – che sono considerati "beni di lusso" (qui una vecchia inchiesta che avevo fatto sulle aziende italiane che lavoravano con la Corea del nord). Secondo il report, l'Italia tra il luglio del 2016 e il febbraio del 2017 ha esportato in Corea del nord l'equivalente di 38 mila 265 euro in bottiglie di vino e vermouth. E chissà da dove vengono e perché non sono stati fermati

 


 

PENISOLA COREANA

Continuano i preparativi per i grandi incontri previsti nei prossimi mesi.

 

Siccome iniziano a circolare voci sul fatto che potrebbe essere tutto un bluff, quello dell'incontro tra Trump e Kim, visto che Kim nel frattempo è sparito (ghosted, direi), e il Washington Post scrive "ma siamo sicuri che Kim abbia invitato Trump?", oggi c'è stata una lunga telefonata tra il presidente sudcoreano Moon Jae-in e il tycoon.

 

Poco prima, Moon Jae-in aveva parlato al telefono pure con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, ed è una notiziona, questa, perché i due si apprezzano poco. Comunque Moon ha promesso ad Abe di mettere sul tavolo dei negoziati con la Corea del nord anche la questione dei rapiti giapponesi.

 

Il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Yong-ho, è a sorpresa volato a Stoccolma per dei colloqui. Ha incontrato il ministro degli Esteri Margot Wallstrom e il primo ministro Stefan Lofven. Perché la Svezia, vi domanderete? Perché l'ambasciata svedese a Pyongyang sin dal Duemila si occupa di curare gli interessi americani in Corea del nord. Ripartirà domenica.

 

Il fatto è che Trump ha due mesi per preparare l’incontro con il leader nordcoreano, ma il team della Casa Bianca continua a perdere pezzi, e non si capisce chi è in charge per organizzarlo (che poi è ciò che sarà andato a chiedere Ri agli svedesi).

 

Intanto Harry B. Harris, comandante delle Forze armate nel Pacifico, in audizione al Senato ha detto che non stanno preparando nessun "bloody nose strike" e però che le Forze Usa nel Pacifico non devono andarsene dalla penisola coreana.

 

E la Cina che dice? Don't underestimate how much North Korea and Kim hate China. And the feeling is mutual, scrive Bill Bishop.

 

Un gruppo di parlamentari Europei guidato dall’inglese Nirj Deva ha detto di aver avuto “colloqui segreti” con ufficiali nordcoreani 14 volte sulla denuclearizzazione. Il timing è un po’ sospetto: sembra che ora chiunque abbia trattato segretamente con la Corea del nord.

 

Lee Myung-bak, ex presidente sudcoreano che si è ritirato nel 2013, è finito in un'inchiesta per corruzione legata a quella dell'ex presidente Park Geun-hye (anche lui è del partito conservatore Saenuri). Ha ammesso di aver preso soldi dalla sua stessa agenzia di intelligence. Ad ogni modo, Lee in settimana è stato ascoltato dagli inquirenti in un interrogatorio fiume che è durato decine di ore, e ci si aspetta presto un mandato d'arresto.

 

Una cosa che potrebbe cambiare presto i nostri viaggi: il gigante Samsung Electronic sta studiando con l'americana Boeing una soluzione per connettere definitivamente gli aeromobili.  

 

Perché in Corea del sud avere un rapporto extraconiugale equivale a violare una specie di legge non scritta?

 


 

GIAPPONE

 

 

State progettando di andare in Giappone? Qui ci sono le previsioni ufficiali per la fioritura dei ciliegi, che in Giappone si accompagna all'hanami, la meravigliosa tradizione di rinascita osservando i fiori che sbocciano. A Tokyo è prevista per il 25 marzo.


 

Il governo giapponese ha ammesso, a un anno dalla prima pubblicazione dello scandalo dei “Moritomo papers”, di aver manomesso i documenti ufficiali del ministero delle Finanze legati al caso. Ne ho scritto qui. Dello scandalo Moritomo ne sentiremo parlare ancora molto perché Shinzo Abe si sta giocando il posto da leader del Partito liberal democratico, e quindi il prossimo turno da candidato primo ministro.

 

Se pure lo Yomiuri scrive che Abe è in difficoltà, c'è da crederci. Intanto ci sono parecchie manifestazioni di protesta davanti al Kantei, il palazzo del governo.

 

Intanto il ministro delle Finanze di Tokyo e braccio destro fedelissimo di Abe, Taro Aso, salterà il vertice dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali del G20 previsto a Buenos Aires il 19 e 20 marzo. E' lui, infatti, il vero centro dello scandalo perché, quasi sicuramente, sapeva delle manipolazioni dei documenti.

 

Il sentimento antiamericano in Giappone rischia di crescere, almeno a Okinawa – la spina nel fianco di Tokyo. Questo perché il governo americano ha rifiutato di pagare una compensazione alla famiglia della ragazza uccisa a Okinawa nel 2016 da un ex militare americano impiegato nella base dell'aeronautica.

 

I funzionari dell’autorità antitrust giapponese hanno perquisito la sede di Amazon a Tokyo. Amazon Japan avrebbe chiesto un aumento dei pagamenti ai venditori per ovviare a un incremento dei costi di trasporto delle merci.

 

Il 14 marzo in Giappone è una festività molto commerciale e seguita, figlia di una tradizione dell'Asia orientale. E' il giorno bianco, ed è una specie di San Valentino. Ne leggete la storia qui.

 

Tokyo è la città più stellata del pianeta. Nel senso di stelle Michelin. Qui ci sono 5 ristoranti imperdibili nella capitale giapponese scelti da Stefania Viti. Ci fidiamo di lei, visto che io non potrei permettermi nemmeno un bicchiere d'acqua in quasi nessuno di questi tranne che da Tsuta, il primo ramen bar con una stella Michelin dove dovete-andare-a-tutti-i-costi. Anche perché i prezzi son rimasti invariati anche dopo il boom di popolarità (15 euro di media a fine pasto). E' vicino alla stazione di Sugamo, a Toshima.

 


The Throne

Qui crediamo fermamente che il Trono del Crisantemo sia interessante tanto quanto la Corona inglese. Quindi d'ora in avanti ogni settimana cercheremo di darvi conto delle attività della Famiglia imperiale

Naruhito, che si prepara alla successione il 1° maggio del 2019, sarà in viaggio insieme alla moglie (sì, la principessa triste) in Brasile, al World Water Forum. Secondo l'Agenzia della Casa Imperiale si tratta di un viaggio privato, ma la coppia imperiale avrà lo stesso un pranzo con il presidente brasiliano Michel Temer.


  

CINA

Da migliaia di anni la tragedia della politica è che l’impero offre una soluzione al caos. L’imperialismo, come afferma lo storico di Oxford John Darwin, «è stato storicamente quasi sempre l’organizzazione politica predefinita», perché le capacità necessarie per costruire Stati forti, per ragioni geografiche, non erano mai equamente distribuite, così che di solito emergeva un gruppo etnico dominante.  La Stampa ha tradotto un meraviglioso articolo di Robert Kaplan – che va sempre letto – che spiega perché la Cina di Xi è una sfida non solo economica, ma anche filosofica, che deve essere studiata dall'occidente.

 

Il nuovo documentario-kolossal più visto al cinema si intitola "Amazing China" (厉害了,我的国) ed è un film di propaganda. Il protagonista? Xi Jinping.

 

Il piano finanziato da Pechino per costruire porti, ferrovie, autostrade e gasdotti in 68 paesi sta creando enormi indebitamenti, che Xi però può sfruttare per acquisire opere strategiche. Gibuti, Kirghizistan, Laos, Maldive, Mongolia, Montenegro, Pakistan e Tajikistan sarebbero già finanziariamente dipendenti dalla Cina. L'analisi, qui.

 

Li Ka-shing è una leggenda. Anzi, Sumperman. Miliardario di Hong Kong, ma anche uno degli uomini più ricchi d'Asia, a quasi novant'anni ha deciso di andarsene in pensione, lasciando il colosso CK Hutchison al figlio. E' la fine di un'era.

 

C'è uno scontro tra femministe in Cina. Tutto si è scatenato con le censure dell'8 marzo e chi dice che altre censure sono più importanti. (da un'idea di Andrea Pira, peraltro).

 

Microsoft dice di stare lavorando a un'intelligenza artificiale per tradurre dal cinese con la stessa accuratezza "di una persona umana". Sembra impossibile, per lingue con ideogrammi in cui le parole hanno bisogno di essere contestualizzate - serve il pensiero umano, insomma – ma non è detto che non si riesca ad arrivare a un buon livello di precisione.

 

Leggetevi questa storia di e-commerce a metà tra l'Africa e la Cina, e capirete perché Pechino si sta mangiando tutto.

 

E’ uscito un libro molto interessante, “Ebrei a Shanghai. Storia dei rifugiati in fuga dal Terzo Reich” (O barra O edizioni), curato dalla storica Elisa Giunipero con una prefazione di Paolo Salom, che racconta i 18.000 profughi ebrei che si rifugiarono in Cina durante le persecuzioni.

 


 

Altre storie

Vietnam. Questa settimana si ricordano i cinquant'anni dal massacro di My Lai. Ci sono storie che tendiamo a dimenticare, ma in quella che fu una delle guerre più sanguinose ci sono eventi più dolorosi degli altri, che vanno ricordati sempre e per sempre. Thomas Maresca è andato a Son My, ha parlato con i sopravvissuti alla furia americana. Cao Thi Do, 80 anni, ha perso due figli quel giorno. Dice a Maresca: "I still think always about what happened, but I forgive them. I have to do it for the future. If I keep the hatred, then my children will keep it, and their children. I’m still very sad, but I have to forgive”. Leggete il reportage qui.

 

Filippine. Il presidente Duterte esce dal trattato della Corte penale internazionale per evitare il processo che si sta aprendo contro di lui per la sua "guerra alla droga". A parte il giudizio di merito, bisognerebbe riflettere su un punto. L’idea di non riconoscere istituzioni internazionali per evitare il giudizio degli altri paesi è un'idea tutta cinese, che ha usato lo stesso metodo con la Convenzione dell'Onu sul diritto del mare in un giudizio intentato da chi? Proprio dalle Filippine.

 

Intanto a Mindanao l’Isis “è vivo e vegeto”. Non è un caso se il link a quell'articolo di Asia Times lo abbiano condiviso festeggiando in un canale Telegram del gruppi jihadista dell'Asia orientale, dove, si legge, "i fratelli di Marawi continuano a combattere".

 

Nepal. E' caduto un aereo della compagnia bangladeshi US-Bangla Airlines, mentre era in fase di atterraggio. Il bilancio definitivo è di 49 morti e 22 feriti. C'è un video dei momenti precedenti, si capisce che l'aereo era fuori controllo. Us-Bangla ha sospeso tutti i voli.

 

Indonesia. Il presidente Joko Widodo ha detto di essere favorevole all'adesione dell'Australia alle Nazioni del sud-est asiatico, una cosa che potrebbe trasformare la posizione strategica dell'Australia nell'Asia-Pacifico, che "porterebbe stabilità e progresso". A Sydney è in corso il summit Asean-Australia.


 

C'è una cosa sulla quale non potremo mai fingere di essere asiatici (e quindi, insomma, occhio alle spie). E' lo squat, quella posizione lì che non ha alcun corrispettivo in occidente, una posizione dalla quale in Asia si fa praticamente qualunque cosa. Una lettura sull'Atlantic da non perdere.

 

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