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No, non saremo noi a “salvare il pianeta”

È narcisistico e pericoloso pensare di poterlo fare, scrive il Monde. Che propone una sana ecologia 

15 Ottobre 2018 alle 13:09

No, non saremo noi a “salvare il pianeta”

(Foto LaPresse)

“La frase ‘salvare il pianeta’ sembra essere parte della stessa arroganza che caratterizzava gli zeloti della scienza nel Diciannovesimo secolo”, scrive Pascal Bruckner. “Il cambiamento climatico è diventato il coltellino svizzero per comprendere il mondo: tutto si spiega con esso, la fame, le guerre, il terrorismo, le malattie, i disturbi della fertilità. E camminando su questo pianeta, vediamo ovunque solo la nostra opera malvagia, lo specchio delle nostre azioni. La responsabilità umana è naturalmente coinvolta in fenomeni naturali, prevedibili e ricorrenti. Ma estenderla a tutto il pianeta, persino al sistema solare, sembra irragionevole. Questo accumulo di cattive notizie dovrebbe travolgerci: se la situazione è così drammatica, qual è il punto? Perché non rilassarsi mentre si aspetta il diluvio?

 

Ma la retorica della paura lascia un sottile raggio di speranza. Ci sono soluzioni: abbandonare l’auto, diventare vegetariani, piantare alberi, passare dal petrolio al vento, differenziare i rifiuti, ecc. Puoi eliminare una calamità cosmica mangiando verdure e andando in bicicletta! Quindi non è così male! Come potremmo, senza una sovrastima colossale di noi stessi, ‘salvare il pianeta’, che sopravviverà, qualunque cosa accada, e prendere in giro il nostro clamore? Immaginiamo che domani la specie umana si sottometta a una drastica frugalità e decida di non riprodursi: è una scommessa sicura che, per inerzia, il riscaldamento e il suo danno multiplo continuerebbero per almeno un secolo.

 

Dovremmo quindi accusare alcuni gruppi di sabotaggio, sprofondare nella disperazione di fronte allo spettacolo della nostra impotenza? Non basiamo una lotta legittima su un inganno. L’ecologia ha fissato gli obiettivi, garantendo la sopravvivenza della fauna selvatica, vietando i prodotti nocivi, tenendo puliti per quanto possibile i laghi e gli oceani, reindirizzando le nostre abitudini sul cibo e, soprattutto, incoraggiando la ricerca scientifica. Dobbiamo, in una politica di umiltà costruttiva, proteggere la natura tanto quanto proteggerci da essa. Altrimenti l’ecologia sarà solo l’ultimo avatar del prometeismo, anche se è un Prometeo pentito. Climatoscettico, no! Ma antroposcettico, sì”.

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