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IL FIGLIO

Cari Molly e Ralph. L'epica del passaggio, finalmente qui

Michele Neri

Il romanzo del Premio Pulitzer Jean Stafford, "Il puma" è la storia di due ragazzini magri, gobbi e giallastri. Un fratello e una sorella bloccati tra il bisogno di crescere e quello di restare bambini

Il più crudo, bruciante e per questo consono romanzo sul passaggio dall’infanzia all’adolescenza se ne stava in disparte, in attesa di traduzione dal 1947. Un classico sotterraneo e di concentrata e clamorosa potenza, la storia del decenne Ralph Fawcett e della sorellina Molly, due anni meno del fratello e che ricerca come un gattino malato per inalare il suo odore di serge e bretelle di cuoio: "Il puma" dell’americana Premio Pulitzer (per i racconti) Jean Stafford (Adelphi, traduzione di Monica Pareschi). Quanto si pena, bloccati tra il bisogno di crescere e quello di restare bambini; come si manifesta il disprezzo per l’adulto che si è costretti a diventare; fino a che punto la difesa del primordiale universo a due può essere un ostacolo alla crescita e cosa succede al desiderio, quando fuoriesce da sé e, non trovando dove posarsi, va a sbattere contro la prima cosa che capita.

E’ una piccola parte di quello che si scopre, quasi intimoriti, in questo romanzo che abita la mente di due ragazzini accomunati dalla bruttezza; magri, gobbi e giallastri, apparecchio ai denti e occhiali, un insieme di difetti che li fa sentire divinità per un destino unico. Superiore a quello che tocca alle conformiste sorelle maggiori, alla madre rimasta presto vedova e che cerca di domarli con disciplina, premi, regole sociali: la loro natura rimane indefinibile, oltraggiosa, animale, sensibile al richiamo di un costante inizio.
Il contratto tra loro è l’antidoto alla noia dell’esistenza a Covina, sobborgo di Los Angeles. E’ Molly a impugnarlo davanti alle richieste materne: “Non andremo all’università” disse Molly “nessuno dei due, l’abbiamo deciso quando voi non eravate ancora nati”. Il carattere di Molly, impunibile e misantropa bambina attratta dalla letteratura (indirizza la stessa richiesta a Henry Ford e al Presidente Hoover, “Mi domando se per caso Lei non abbia qualche macchina da scrivere che non Le serve. Io ne avrei davvero bisogno”), poi scricchiola e si ferisce davanti ai tentativi di affrancarsi del più semplice Ralph. Un giorno Molly infila la mano nell’acido: al fratello che le chiede perché, risponde “L’ho fatto per punirti… Hai detto che non ci sposavamo più”. La distanza esplode quando i ragazzini iniziano a trascorrere mesi, poi un anno intero –mentre la madre fa un giro attorno al mondo con le due figlie maggiori– dallo zio Claude, che vive in un ranch tra le montagne del Colorado ed è ossessionato dalla caccia a un puma color del miele, occhieggiato nelle escursioni e sempre sfuggente.  Nel mostrare l’alterazione degli equilibri fraterni causata dalla liberatoria, vasta vita con lo zio in una natura che spaventa, la narrazione si affida alla mente di Molly, allo sgomento per quel fratello prima suo e affascinato dallo zio che lo tratta da adulto. Molly che inizia a pensare a sé “come una lunga cassa di legno con una mente al suo interno” e interviene nelle discussioni liberandosi del pensiero del momento, “Un uomo con cui avrebbe voluto avere una relazione platonica era Napoleone”. Molly sempre più assurda e sfidante perché senza grazia perché senza amore, Molly in fuga “Per me la letteratura è più importante di te, Ralph Fawcett”. 

Noi rimpiangiamo la perfezione irreale del loro antico patto, con cui lei e Ralph avevano concordato “di non morire finché lui non avesse avuto novantanove anni e lei novantasette: in quel modo al loro arrivo in cielo sarebbero apparsi molto più vecchi del padre, che invece era morto all’età di trentasei anni”. Li imploriamo di tornare alle loro indifendibili oggettività infantili, ma il crinale evolutivo va superato. Il disgusto per ciò che diventeranno li afferra con la stessa veemenza con cui il puma – ora facile preda in mezzo a una radura – sta divorando una lepre.

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