La Tsinghua University, il Poli e gli altri. La strategia degli studi è Milano-Pechino

Doppi titoli, Joint-lab e scambi di studenti. Le partnership tra gli atenei milanesi e la Cina

Studiarsi da vicino. Milano ha un ruolo importante e strategico, nel rapporto con la Cina, non soltanto perché il big business tecnologico si concentra in gran parte qui, ma anche perché sono ben avviati, e avanzati rispetto ad altre realtà nazionali, le collaborazioni nel campo della ricerca universitaria e i relativi scambi, di saperi, studenti, master. In prima fila ovviamente il Politecnico. Proprio a fianco di Polihub, l’incubatore per le nuove tecnologie della Fondazione Politecnico nel campus di Bovisa, è già attiva da quasi un anno la Tsinghua University, che ha scelto Milano per il proprio hub europeo dell’innovazione, in partnership di ricerca col Politecnico. Il quale, del resto, da almeno 15 anni ha puntato su Pechino come un suo riferimento internazionale.

 

Tra le tante cose, gli accordi per le doppie lauree che il Poli ha firmato da tempo con atenei come il Tongji di Shanghai. La Sda, la scuola di management della Bocconi, sta lanciando il suo primo master Mba a Shanghai, anche come strategia di posizionamento nella fascia alta delle business school internazionali. Bicocca ha avviato da tempo un Joint-lab con la South China University di Guangzhou, dedicato alle nanotecnologie, altro settore chiave per l’innovazione. La Cattolica, oltre ai corsi di lingua in collaborazione con l’Istituto Confucio, nato proprio in collaborazione tra l’ateneo e la Beijing Language and Culture University di Pechino, vanta una serie di doppi titoli riconosciuti con atenei cinesi.

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