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La vera guerra di Milano, quella delle periferie, è iniziata

Il terreno di scontro tra Lega e Sala. Tra sicurezza e infrastrutture, qui si conteranno i voti

24 Febbraio 2019 alle 06:09

La vera guerra di Milano, quella delle periferie, è iniziata

Foto LaPresse

L’assedio della Lega a palazzo Marino, partito con largo anticipo (si vota nel 2021) sta progressivamente ampliando i suoi quadranti d’interesse: oltre all’obiettivo di far scricchiolare il modello Milano sul quale il sindaco venuto dall’Expo ha costruito il presente e il futuro della città (e anche il suo), la faccenda ha un rilievo politico nazionale evidente. I primi colpi dell’artiglieria leghista sono costati a Sala lo stop sull’aumento del ticket Atm, imposto dal Pirellone. Ma Sala ha risposto contrastando i diktat di Salvini sulla sicurezza con il registro dei richiedenti asilo e il varo di una rete civica per l’integrazione. La disfida sull’autonomia differenziata è tutt’ora in corso, e ora si scalda lo scontro tra palazzo Marino e palazzo Lombardia su Area B, il provvedimento che limita l’ingresso dei veicoli diesel in città, per il quale gli assessori di Attilio Fontana hanno chiesto, senza ottenerla, una deroga.

 

Ma la trincea più difficile, su cui si giocherà il “modello Sala” e si conteranno alla fine i voti, è quella delle periferie, la grande promessa-ossessione della giunta a trazione Pd. “Nessuno ha la bacchetta magica per risolvere, dalla sera alla mattina, i problemi dei quartieri popolari – spiega Pierfrancesco Maran, assessore all’Urbanistica del Comune di Milano, uomo di punta del Pd – però ci sono importanti investimenti messi a disposizione dal Comune, anche se è più facile gridare contro ciò che non funziona. Ma fa specie che a urlare sia chi gestisce la parte regionale delle case popolari, che notoriamente è un disastro”. Eccolo, uno dei temi caldi. Il divorzio tra le case popolari del Comune e quelle della Regione è avvenuto sei anni fa, e non è stata una scelta indolore. “Abbiamo incentrato il nostro lavoro nella riqualificazione degli edifici comunali popolari (prima era tutto gestito da Aler), abbiamo portato la gestione a carico di MM, oggi tutti dicono che la situazione è migliorata”, spiega Maran. “Su questo la giunta Sala ha caricato investimenti importanti, sia per non avere più alloggi sfitti, sia per la riqualificazione”. Ma la competizione tra Regione (Aler) e Comune (MM), non sempre è virtuosa. Oltre al ContaCase, che segnala sul sito del Comune (e ora anche della Regione) quanti alloggi popolari sono stati ristrutturati (661) e quanti, entro la fine del mandato, dovranno essere rimessi a nuovo (2.339), c’è una disparità di trattamento degli inquilini. E’ dei giorni scorsi una delibera regionale che mette a disposizione 16 milioni in tre anni per gli anziani indigenti delle sole case Aler. E benché il Consiglio regionale abbia ampliato la platea anche alle case gestite da MM, fino ad ora la sperimentazione sembra riguardi solo gli inquilini “in quota Regione”. Punture di spillo, ma utili alla partita è il consenso nelle periferie.

 

A guidare l’offensiva leghista in Regione c’è infatti un promettente luogotenente di Matteo Salvini, Stefano Bolognini, assessore alle Politiche sociali e abitative. Da sempre amico fraterno del Capitano, è il tessitore dei rapporti che potrebbero avvicinare la Lega allo storico obiettivo di riconquistare (dopo Formentini) il Comune. Bolognini, in sintonia anche col presidente di Aler Milano, Angelo Sala, ha provveduto a sistemare sul sito della Regione il suo contro ContaCase, che segnala i 457 alloggi recuperati. Case popolari e immigrati sono un binomio inscindibile, così che Salvini, dopo una sentenza favorevole a un provvedimento simbolo della Lega, gongola: “Gli stranieri che vogliono una casa popolare devono dimostrare di non avere proprietà all’estero. E’ una richiesta di buonsenso”, approvata dal Tar della Lombardia che ha bocciato il ricorso di una donna dell’Ecuador che si riteneva discriminata da una decisione dell’assessore leghista alle Politiche abitative e sicurezza di Sesto San Giovanni, che l’aveva esclusa dalle graduatorie.

 

Ma non ci sono solo scazzi e competizione politica, sul fronte case popolari, c’è anche collaborazione. Come nel caso del quartiere Lorenteggio, dove le due istituzioni stanno lavorando assieme per risanare quell’angolo abbandonato di Milano. Bolognini è sul pezzo, sa perfettamente che per conquistare palazzo Marino occorre fare il pieno nei quartieri popolari e non solo. Nei giorni scorsi ha lanciato un progetto per risanare i negozi abbandonati delle case popolari di San Siro. L’iniziativa “nuove luci a San Siro” è stata presentata in via Osoppo, a pochi metri dall’incrocio dove i sette della banda Ciappina, più di sessant’anni fa, rapinarono 500 milioni da un furgone blindato.  “Vogliamo riqualificare l’area urbana di San Siro, una delle più sensibili e dove il patrimonio immobiliare di Aler Milano è tra i più vasti e bisognosi di interventi innovativi”, ha spiegato Bolognini. Gli risponde a distanza Maran: “Certo occorre qualcosa di più per cambiare volto alle periferie, noi stiamo cercando di migliorare anche la sicurezza e la legalità. I punti critici sono il Gallaratese, San Siro, via Gola, il quartiere Molise Calvairate. Zone in larga parte gestite dall’Aler, dove il tema della sicurezza conta. Ed è il Comune più che la Regione a lavorare per il rispetto della legalità”, chiarisce l’assessore della giunta Sala.

 

Poi ci sono le nuove periferie, dove la miscela che ha fatto grande Milano, il mix pubblico-privato, ha il sopravvento. “Sulle nuove periferie, negli ultimi due anni, abbiamo fatto cose importanti, anche se i risultati si vedranno tra qualche tempo. Se facciamo il giro della città vediamo che il quartiere Adriano finalmente ha le risorse per finire le infrastrutture pubbliche abbandonate dalla vecchia gestione. A Santa Giulia 2 stiamo approvando la variante, sono stati riaperti i cantieri per costruire gli edifici direzionali e c’è l’ok per l’ultima bonifica. Porta Vittoria partirà tra breve. In Zona 5 stanno nascendo 500 alloggi a prezzi convenzionati. In zona Calchi Taeggi, altro buco nero della città, sono partite le bonifiche e i privati stanno intervenendo con un progetto di grande qualità, con la firma dell’archistar Mario Cucinella: case a prezzi abbordabili firmate da un grande professionista. A Cascina Merlata gli insediamenti funzionano, in Bovisa, alla Goccia, sono in corso le bonifiche”.

 

Sono una buona parte delle scommesse infrastrutturali di Beppe Sala a inizio mandato, e ci sono ancora due anni affinché i cittadini di periferia inizino a “vedere” qualcosa. Altrimenti, il gioco sarà ancora più facile per la Lega. Secondo Maran Milano, dopo aver puntato, negli scorsi anni, alla riqualificazione delle aree all’interno del cuore cittadino (vedi Porta Nuova) ora guarda oltre la cerchia dei Navigli e della circolare esterna. La città cresce, diventa sempre più area metropolitana, con l’ambizione di cancellare i monumenti alla povertà rappresentati da certi quartieri popolari. Ed è proprio lì, in periferia, che dovrà misurarsi, nel 2021, chi vorrà sedere al primo piano di palazzo Marino.

Daniele Bonecchi

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