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Mind, là dove c’era Expo ora c’è una tecno-città che cammina

Aziende leader nell’innovazione (Ibm, Tim, l’Enea e Bosh) hanno manifestato interesse nel distretto tech di Milano. Parla Bonomi (Arexpo)

10 Marzo 2019 alle 06:00

Mind, là dove c’era Expo ora c’è una tecno-città che cammina

Mind, il distretto tecnologico di Milano (Immagini prese da Facebook)

Giuseppe Bonomi è soddisfatto. Una ad una, le tessere del mosaico Mind-post Expo, stanno andando a posto. “Abbiamo ricevuto 118 manifestazioni d’interesse per il MindLab, ma visto il successo del bando, stiamo valutando la possibilità di tenerlo aperto più a lungo. Giorno dopo giorno vediamo arrivare proposte nuove”. Si tratta, sottolinea l’ad di Arexpo di un “living lab, con la possibilità concreta per imprese private (non solo startup) di entrare nell’area, nella fase transitoria, in attesa dell’assetto definitivo, per sperimentare soluzioni. Ma ovviamente c’è interesse da parte di imprese che hanno già deciso di essere presenti nell’assetto definitivo del nostro polo”.

 

E si tratta di aziende leader nell’innovazione, come Ibm, Tim e l’Enea. Ma è anche il caso di Bosh “che vuole sperimentare da noi i veicoli innovativi senza conducente. Il nostro master plan prevede infatti una mobilità interna esclusivamente elettrica, con particolare attenzione ai nuovi veicoli di ultimissima generazione”. Mind sta diventando un grande polo dell’innovazione, ben oltre la matrice originale dedicata alla ricerca medica e biomedica, confermando le linee del masterplan originale. “Tra poche settimane, dopo l’approvazione del Piano integrato d’intervento (in Giunta), avremo l’assetto definitivo. Entro il 31 marzo andremo a sottoscrivere con LendLease il contratto di concessione in diritto di superficie per sviluppare 477 mila metri quadri ad uso privato”, precisa Bonomi. Il progetto dunque marcia, a partire dalle “funzioni pubbliche” (Università, Human Technopole e Nuovo Ospedale Galeazzi) ma soprattutto nella parte dello sviluppo privato’. Per Human Technopole i primi ricercatori sono già presenti a Palazzo Italia (mentre altri bandi sono già in essere) sotto la guida di un direttore scientifico di grande spessore internazionale come Ian Mattaj. Il Nuovo Galeazzi ha già aperto il cantiere per realizzare 660 posti letto nei sedici piani dell’edificio, i lavori saranno conclusi entro fine 2021.

 

L’anello debole sembrava essere il trasferimento del campus dell’Università Statale, dopo l’arrivo del nuovo rettore, Elio Franzini. “Abbiamo trovato nel nuovo rettore un interlocutore attento”, chiarisce subito l’ad di Arexpo. “Molto determinato sull’idea. In realtà ritardi non ce ne sono stati. L’istruttoria dell’università, con un procedimento di project financing complesso, è stata piuttosto articolata, è confermato che entro fine marzo partirà il bando per la scelta dell’operatore che costruirà il campus e che lo gestirà per i prossimi 30 anni. Confermata anche l’operatività nel 2024.

 

Soddisfatto Bonomi: la Statale ha deliberato col Senato accademico e il cda per la realizzazione del nuovo campus, e non un semplice “trasferimento”. “Si tratta di un cardine centrale di Mind sia per la rilevanza dell’opera che per la capacità attrattiva che la presenza di Statale e Human Technopole ha per le grandi aziende che hanno manifestato il loro interesse a insediarsi nell’area”. Il progetto prevede infatti la presenza di 7 facoltà scientifiche che oggi hanno iscritti 18 mila studenti. Unimi ha anche accettato il progetto (che comunque dovrà essere messo a gara) di LendLease sia dal punto di vista finanziario che da quello architettonico. “Un progetto pilota”, ama ricordare Bonomi, perché non è un solo pubblico. Già oggi gli investimenti privati sono superiori a quelli pubblici (circa 1,8 miliardi). LendLease si è impegnata ad investire almeno 2 miliardi e il Gruppo San Donato spende 300 milioni nel Nuovo Galeazzi. A ciò si aggiunge il canone di concessione che pagherà LendLease: 671 milioni di euro in 99 anni che con una inflazione media ipotizzata del 2 per cento diventano 2 miliardi di euro.

Daniele Bonecchi

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