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Cara autonomia

Il Pd scrive a Fontana (via GranMilano) e chiede di non replicare in piccolo il centralismo

7 Marzo 2019 alle 11:16

Cara autonomia

Foto Imagoeconomica

Caro presidente Fontana, sulla partita dell’autonomia si gioca non solo la capacità di fare sintesi di questo Governo ma anche la credibilità del suo impegno alla guida della nostra Regione. La richiesta di maggiore autonomia su determinate materie costituisce uno dei rari temi capace di mettere d’accordo la sua maggioranza e l’opposizione del Pd, ed è per questo che ci siamo recati a votare al referendum del 22 ottobre 2017 pur non condividendo per nulla la sua indizione, la propaganda che l'ha preceduto e seguito, i costi sostenuti inutilmente dai lombardi.

 

Ora, però, è il momento di misurare i fatti. Per la prima volta sembravano esserci le basi per concretizzare l’obiettivo. Eppure, dal 28 febbraio 2018 – quando l'allora presidente del Consiglio Gentiloni firmò la pre-intesa con le Regioni Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna – abbiamo assistito prima a un rallentamento e poi a un vero e proprio stallo della trattativa, il cui esito è oggi quanto mai incerto. Insieme al presidente Zaia avete alimentato una propaganda surreale attorno al residuo fiscale, ai fantomatici “36 miliardi di euro” che sarebbero arrivati in Lombardia con la firma dell’intesa. Un falso, che non rientra nel percorso previsto dalla Costituzione e che non ha fatto altro che provocare uno scontro politico-istituzionale che rende impossibile prevedere passi in avanti. Stefano Bonaccini, invece, ha puntato tutto sulla necessità di avvicinare al territorio le competenze per poter rispondere in maniera più efficace ai bisogni dei cittadini, rendere più efficiente e snella la burocrazia non dovendo aspettare i tempi dei ministeri romani: solo così, abbandonando la propaganda e spiegando nel concreto così significhi la maggiore autonomia – dai corsi di specializzazione per i medici alla formazione professionale, dal riordino delle autonomie alle politiche attive del lavoro, dalle case popolari fino ai beni culturali o alle autorizzazioni ambientali – sarà possibile riportare il dibattito fuori dalla contrapposizione ideologica della “secessione dei ricchi”.

 

L’autonomia non può inoltre concretizzarsi in un nuovo centralismo regionale. Il principio di sussidiarietà non può infatti escludere il contributo delle città metropolitane e delle aree vaste – il cui riordino attraverso una modifica della cd. legge Delrio è urgente e dovrebbe essere una priorità della Regione occuparsene – e su questo tema speravamo desse segnali diversi dai suoi predecessori. Peccato che, per il momento, non si vada affatto in questa direzione, ad esempio impedendo alle agenzie del trasporto pubblico territoriale di decidere in autonomia tariffe e agevolazioni da concedere agli utenti, imponendo le scelte regionali peraltro a danno dei cittadini lombardi. Il futuro è nella capacità delle città e dei territori di essere attrattivi, sugli investimenti per il lavoro e sui flussi turistici. Le scelte che state operando sono miopi e in esatta contraddizione con l’autonomia che chiedete a Roma. Come Carlo Cattaneo diceva che il popolo lombardo esiste solo come somma del popolo comasco, milanese, bresciano, bergamasco, etc., così la Lombardia esiste se sa valorizzare le sue differenze e i governi locali, non replicare il centralismo romano che si vuole superare.

 

Siamo vicini a un risultato storico per la Lombardia solo se si abbandona l’idea di concepire il federalismo come un salvadanaio da rompere per trattenere le risorse e lo si sa declinare come una grande sfida per la responsabilità e l’efficienza della pubblica amministrazione, da vincere con le città e forse anche con le Regioni del Sud. Ogni regione presenta caratteristiche diverse ed è sacrosanto reclamare politiche diverse, più vicine ai territori, in grado di far fronte alle diverse necessità locali. Questa è l’autonomia che vogliamo, questa è la strada che si può percorrere insieme.

 

 

Pietro Bussolati e Jacopo Scandella, sono consiglieri regionali Pd e promotori di “Per domani”

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    07 Marzo 2019 - 12:12

    E se dicessimo basta all'autonomia forse ne guadagneremmo tutti, anche in termini di costi e spreco di danaro pubblico. Ma questo rimane un sogno con i politici vecchi e nuovi che non prendono atto degli sprechi e si sono dimenticati la revisione della spesa pubblica.

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