Milano, tutti in collegio

Mappatura di chi si candida e chi no. E soprattutto “contro” chi: vanno di moda i fratelli-coltelli

28 Gennaio 2018 alle 06:17

Milano, tutti in collegio

Giorgio Gori (foto LaPresse)

Ormai mancano circa una trentina di giorni alle elezioni, e il manuale minimo per sopravvivere prescrive la lettura di libri rilassanti. Quindi non si può evitare, se si vuole spegnere il cervello, “Milano città aperta” di Giuliano Pisapia. Nel caso invece si voglia tenere gli occhi aperti, tutti a sfogliare l’ultimo bestseller del primo cittadino “Milano e il secolo delle città” di Beppe Sala (ma in copertina c’è scritto Giuseppe, e qualcosa vorrà pur dire), magari tenendo d’occhio le tre quattro cosette calde della politica regionale.

  

LE SPINE HANNO LE SPINE

  

Liberi e Uguali e Grande Nord hanno praticamente raccolto tutte le firme. E quindi alle Regionali ci saranno sia Onorio Rosati, uno dei sindacalisti più grandi mai apparsi sulla scena milanese, sia Giulio Arrighini di Grande Nord. Il primo, Rosati, ha già iniziato a insidiare Giorgio Gori, candidato del Pd, sul lato sinistro. La tattica è consolidata: cercare l’identità di sinistra e valorizzarla (Cgil permettendo: ma loro preferivano il candidato unitario). Il secondo, Arrighini, ha avuto meno visibilità mediatica ma ci sta lavorando su. L’obiettivo è Matteo Salvini, ovviamente, e per interposta persona anche Attilio Fontana, candidato del centrodestra. Anche in questo caso l’accento è identitario, ma la parola chiave è Nord. Quel Nord – la linea degli uomini di Reguzzoni è chiara – che è sparito ormai dal simbolo della Lega.

 

FRATELLI COLTELLI

 

C’è malumore, in Fratelli d’Italia. Non poco, a dirla tutta. E’ c’è malumore contro Fratelli d’Italia. Insomma, fratelli va bene, ma anche un po’ coltelli. In FdI forse la partita di Daniela Santanchè si risolverà grazie al Nord-Est. L’imprenditrice “based in Milan”, potrebbe spostarsi un poco più in là. Perché qui, sotto la Madonnina, non c’è molto posto, le hanno detto. Soprattutto per lei che è appena rientrata tra le truppe. E i vari colonnelli (Frassinetti, Fidanza, Osnato e altri), fedeli nei secoli, ci rimarrebbero male se fossero scavalcati dalla Pitonessa. Non c’è posto, dunque. Anche se le vocine che arrivano riguardano l’appetito di sant’Ignazio di La Russa: starebbe facendo incetta di uninominali sotto la Madonnina. Posti sicuri? Forse sì, forse no. Di certo, molto contendibili al centrosinistra.

 

LA SFIDA A CASA DI FONTANA

 

Il candidato del centrodestra Attilio Fontana sta girando come una trottola tutta la Lombardia. Oggi Monza, domani Milano, domani pomeriggio Sondrio e poi chissà. Un turbillon di appuntamenti. Ma chi lo sfiderà a casa sua, in quel di Varese? Il Partito democratico si produce in un tridente. Sull’ala sinistra Samuele Astuti, faccia da ragazzino, sindaco di Malnate e segretario provinciale. Sull’ala destra il barbuto Paolo Bertocchi, assessore comunale a Cunardo e consigliere provinciale di Varese. E al centro Doriana Giudici, sorella di monsignor Giovanni Giudici, verisino e vescovo oggi emerito di Pavia, che fu braccio destro di Carlo Maria Martini. Sante alleanze contro Fontana.

 

IL VIDEOMESSAGGIO GORIANO

 

Giorgio Gori ha deciso che alle presentazioni delle campagne elettorali dei singoli aspiranti consiglieri non ci va. Punto. Manderà video-messaggi per tutti. Affettuosi, come quello dell’altra sera all’apertura della campagna di Pietro Bussolati, il capolista del Partito democratico nonché segretario metropolitano di Milano. Ma vuole tenersi super partes e soprattutto vuole continuare nelle sue visite in giro per la Lombardia “profonda”. A proposito di Bussolati, lunedì sera ha riempito l’Elfo Puccini. C’erano proprio tutti: Beppe Sala (“sono qui perché sono riconoscente e perché gli voglio bene”), c’era Graziano Delrio (che però vota in Emilia Romagna), c’erano i fedelissimi di sempre come Lia Quartapelle e Pierfrancesco Maran. Ma sul palco ci è salito pure Franco Mirabelli, gran capo di Areadem, il gruppo franceschiniano (ops, della disciolta Areadem). E ci è salito anche Pierfrancesco Majorino, sinistra del Pd, che ne ha approfittato per stupirsi “di chi si stupisce di vedermi qui”. Proprio là, dove Bussolati l’anno scorso aveva alzato la mano del vincitore alle primarie Beppe Sala contro Majorino e Francesca Balzani (nel frattempo inghiottita dal lavoro su Carige). Majorino ha i suoi da sostenere, ovviamente. Fuori dalle liste del Pd (leggasi David Gentili). Sul palco però è un leone: “Non capisco come si fa a sconfiggere la destra dividendo la sinistra”. Il messaggio è per il suo amico Francesco Laforgia di Liberi e Uguali, nel frattempo impegnato a sostenere Rosati contro Gori e la propria candidatura al Senato (probabilmente).

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