Chi c’era e chi c’è dietro all’incontro di Salvini con la City milanese

Il leader della Lega ospite della Club House di Brera definisce un “ragionamento interessante” l’ipotesi di Berlusconi presidente della Repubblica con un governo di centrodestra 

22 Gennaio 2018 alle 21:38

Chi c’era e chi c’è dietro all’incontro di Salvini con la City milanese

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Roma. Berlusconi presidente della Repubblica nel contesto di un governo di centro-destra? “Ragionamento interessante”. Così Matteo Salvini sorprende la platea dell’esclusiva Club House di Brera a Milano lunedì 22 gennaio l’ha ospitato per ascoltare le sue proposte economiche. Ma non si è spinto oltre. L’ha buttata lì come una battuta e un sorriso, dopo un’ora e mezza passata a parlare con la Milano degli affari. Qualcuno l’ha chiamata la Lega in “giacca e cravatta”. E in effetti fa una certa impressione vedere il leader leghista seduto nei divani di uno dei salotti milanesi, in completo scuro (ma senza cravatta e con l’immancabile camicia bianca) parlare con toni così moderati, anche se lamenta che i giornalisti che l’hanno fermato all’ingresso erano interessati solo al tema immigrazione.  

Del resto, se il candidato del partito alla presidenza della Regione Lombardia, Attilio Fontana (anche lui presente), irrompe in modo brusco nella campagna elettorale con le sue uscite sulla “conservazione della razza bianca” e le promesse di “cacciare 100 mila clandestini” se sarà eletto (va detto che nonostante ciò Fontana viene dato favorito sullo sfidante renziano Giorgio Gori), a Salvini toccano maniere più misurate e adatte a un futuro (aspirante) esponente di governo. Toni che abbandona solo in pochi momenti in cui si infervora, come quando si paragona a Galileo Galilei per dire quanto a volte si senta “incompreso” dai media mainstream. Alla Club House c’era un parterre ristretto e selezionato – circa 200 persone in tutto – composto da imprenditori, manager, avvocati, commercialisti, consulenti. Tra questi Beppe Bonomi (ad area Expo), Giovanna Villa (Gruppo Unicredit), John Shehata (partner di Bonelli Erede), John Crosby (consigliere politico del consolato americano), Giorgio Castiglione (Banca Passatore), Pino Amitrano (Gv Redilco), Rosario Bibisbiglia (direttore Trading di Edison), Marco Dettori (Assimpredil Ance), Pasquale Merella (presidente Smart instituite). Tutti accorsi per ascoltare la proposta economica di Salvini. 

 

In sintesi, eccola qua: si parte con idee dall’impronta liberista (flat tax al 15 per cento, abolizione della Tobin tax sulle rendite finanziarie, rinegoziazione dei trattati Ue), si passa per il modello trumpiano del controllo ferreo dell’immigrazione (“dev’essere qualificata e controllata”) fino a sfociare nel conservatorismo compassionevole reaganiano con l’abolizione di parti della legge Fornero. Ma è l’abbassamento delle tasse il punto su cui Salvini batte di più assicurando che “è una strada percorribile e la Lega lo sta dicendo da tempo”. Per quest’occasione, insomma, Salvini ha scelto il distacco british, seguendo i consigli di Giancarlo Giorgetti (lui di finanza e di relazioni-salotti se ne intende, anche se non ama troppo i riflettori). 

 

Negli ultimi mesi, è stato proprio Giorgetti a consolidare i rapporti con il Comitato Select presieduto da Bepi Pezzulli, seduto proprio accanto a Salvini con il quale si è alternato su quasi tutti i temi economici, carriera da avvocato d’affari tra Londra e New York e tornato in Italia dopo il referendum Brexit con l’ambizione di riposizionare Milano all’interno dell’Eurozona come capitale finanziaria attraverso un’azione di diplomazia economica. Da quest’idea è nato Select, una lobby di professionisti ed esponenti del mondo della finanza che si muove sull’asse Milano-Londra. Durante tutto il 2017, Select si è fatta notare per aver sostenuto e spinto, anche in sede governativa e parlamentare, quasi tutte le iniziative sulla nuova centralità di Milano.   Intanto, tutto questo gran lavorìo di relazioni sull’asse italo-britannico non è sfuggito alla Lega, che ha ben compreso che, se diventasse forza di governo, dovrebbe sicuramente mettere tra i primi posti in agenda le nuove relazioni (soprattutto commerciali) tra i due paesi. E a Pezzulli, a sua volta, sembra non dispiacere tenere buoni rapporti con il partito di Salvini e Giorgetti. E anche se non si sbilancia su un suo eventuale impegno in politica, ci tiene a precisare al Foglio: “Select Milano rimane un think thank e un serbatoio di competenze tecniche e politiche al servizio del Paese. Noi la pensiamo così: dall’Unione europea dicono che le elezioni italiane sono un rischio politico. Il premio Nobel americano Edmund Phelps non vede rischi per la stabilità. I nostri amici non sono a Parigi e a Berlino. Sono Washington e Londra, ricordiamocelo”.   

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