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A Milano tutti dicono win win

Da Hogan Lovells e Politecnico uno studio sugli investimenti esteri nelle medie imprese: funzionano bene

19 Novembre 2017 alle 06:00

A Milano tutti dicono win win

Foto di michele molinari via Flickr

Tra il 2013 e il 2016 in Italia sono state ben 225 le imprese medio-grandi, quelle tra i 50 e i 500 milioni, che sono state acquisite da realtà economiche straniere. Escludendo dunque dal conto escludendo i piccoli e mega deal. Se si studia con attenzione il fenomeno, ci si accorge che la retorica della “caduta in mani straniere”, e della sconfitta dell’italianità riproposta dai media (e purtroppo anche da molti addetti ai lavori e dai sindacati) ogni volta che un’azienda viene acquisita da investitori stranieri non ha ragion d’essere: “Il sottinteso è che l’investitore estero è un ‘nemico’ mosso dall’esclusivo interesse di ‘depredare’ le eccellenze italiane per portarle all’estero, ma la realtà dice che non è così”, spiega Luca Picone, country managing partner di Hogan Lovells Italia, studio legale che si occupa per l’appunto di M&A e che ha commissionato la prima ricerca italiana di questo genere alla School of Management del Politecnico di Milano. Lo hanno presentato qualche giorno fa alla Borsa di Piazza Affari, c’era Ivan Scalfarotto, sottosegretario allo Sviluppo economico, ma oggi si replica a Roma, nella sede di capitolina di Hogan Lovells, e stavolta ci sarà tra gli altri Benedetto Della Vedova, sottosegretario agli Esteri. Perché l’idea della ricerca è decisamente in linea con il “Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia” varato dal governo nel 2014 e con il lavoro del Comitato interministeriale per l’attrazione degli investimenti, presieduto proprio da Scalfarotto. E per questo la ricerca verrà prossimamente presentata anche in sedi estere, ambasciate comprese.

 

Un argomento da tempo all’ordine del giorno di politica e mondo economico, dunque. Lo studio realizzato dal Politecnico ha però alcune caratteristiche specifiche: il fatto di essere la prima a largo raggio, il fatto di aver puntato su un range di aziende medie che costituiscono di fatto la struttura portante della nostra economia. Il fatto non ultimo di essere stata commissionata da un attore privato, e anzi da uno dei “giocatori in campo” che ha interesse a conoscere e valutare in positivo le caratteristiche del sistema-paese italiano: “Negli ultimi anni abbiamo notato un crescente interesse degli investimenti esteri in Italia, ci siamo quindi chiesti se questa nostra percezione avesse un riscontro in dati più oggettivi”, spiega Picone. I dati ci sono: per quanto riguarda i valori delle transazioni, il flusso di investimenti nei quattro anni è stato di 29 miliardi di euro. L’interesse degli investitori esteri è stato per il 71% sul comparto industriale. Ciò che si evince dallo studio è che, contrariamente alle retoriche negative, nel settore della media impresa che spesso soffre di sottocapitalizzazione l’arrivo di un acquirente estero rappresenta una straordinaria opportunità per la società acquisita: nuovi investimenti, a volte ingresso di un nuovo management, e in generale incremento di valore.

 

Per dirla col professor Marco Giorgino del Politecnico, che ha diretto la ricerca, le acquisizioni di soggetti esteri in Italia rappresentano una “win win win situation”. Nella quale vincono i venditori perché vendono bene; vincono le società acquisite perché si inseriscono in un contesto che permette loro di crescere (e non cessano, o non necessariamente, di “essere italiane”; vincono gli acquirenti internazionali, perché trovano in Italia quelle eccellenze che cercano e delle quali riescono a far crescere il valore.

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