Il boom delle Social Street a Milano

L'associazionismo nell'epoca di Facebook si riscopre in nuove forme  

7 Ottobre 2017 alle 06:00

Il boom delle Social Street a Milano

Foto dalla pagina Facebook San Gottardo Meda Montegani Social Street‎

Dalla prima di via Paolo Sarpi, fondata appena tre anni fa, si è arrivati alle 70 di oggi dislocate in tutta la città. Si chiamano social street, vengono create su Fb e stanno diventando un punto di riferimento in molti quartieri. Secondo i dati dell’Osservatorio sulle Social Street, presso il dipartimento di Sociologia della Cattolica, sono circa 30 mila gli iscritti a Milano con i record di Sarpi e San Gottardo che arrivano a circa 7 mila affiliazioni. La crescita impetuosa si spiega in primo luogo con una nuova domanda di socialità: “L’associazionismo classico è in crisi – spiega la fondatrice dell’Osservatorio Cristina Pasqualini – e deve riformarsi. Ecco perché il boom, sembrava quasi si aspettasse una offerta del genere. L’attrattiva delle social street è data dall’informalità: ci si può impegnare senza sensi di colpa, senza paura di essere giudicati, sapendo che ognuno può avere il suo spazio. Un dato significativo: molti iscritti non hanno altra forma di partecipazione, di cittadinanza attiva”.

  

Creare una social street è semplice, senza spese né autorizzazioni. I requisiti per essere ammessi sono essenzialmente la residenza o comunque l’attaccamento alla zona di riferimento. Gli autori, o meglio gli amministratori della social street, propongono iniziative nel quartiere come gite, visite guidate, aperitivi dove di parla in lingua straniera ma sono gli iscritti a tenere vivo il gruppo fornendo pareri, chiedendo informazioni oppure offrendo gratuitamente qualche oggetto dismesso della propria abitazione. Le uniche regole riguardano il divieto di fare pubblicità, propaganda politica o proselitismo religioso. Una grande differenza con l’associazionismo tradizionale è data dagli obiettivi: “E’ una socialità di vicinato – dice Pasqualini – i protagonisti sono i millennials, oltre il 90% di loro ha un profilo attivo”. Il Comune ha istituito un albo per censire queste nuove realtà: “Abbiamo voluto instaurare un rapporto istituzionale, reciproco, aperto – dichiara  l’assessore alla Partecipazione, cittadinanza attiva e open data Lorenzo Lipparini – per stabilire in che modo è possibile lavorare assieme”. Palazzo Marino è pronto ad assicurare spazi, favorire la partecipazione al bilancio partecipativo da parte degli iscritti e agevolare le iniziative. Intenzioni lodevoli che però non trovano pieno riscontro nel mondo dei gruppi: al momento solo 26, di cui 21 propriamente social street, hanno aderito all’invito del Comune, meno del 30%. Gli altri per ora si tengono fuori: “Siamo un’entità liquida, senza referente – commenta Giuseppe Gattavara, amministratore della social street Baia del Re, nel quartiere Stadera – che non è possibile controllare: non possiamo segnalare chi sono i nostri amministratori, come chiede il Comune per effettuare l’iscrizione, perché possono cambiare, vanno e vengono”. (gio.seu)

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Commenti all'articolo

  • perturbabile

    08 Ottobre 2017 - 11:11

    I governanti ci provano sempre. Invece, vediamo che è possibile (e, finalmente, desiderata) un'attività associativa spontanea, naturale, non censita. Che può anche finire domattina, perchè un'altra ne ricominci due strade più in là.

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