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Start-up non si nasce

In Lombardia aumentano oltre la media nazionale. Ma solo il 15% si ricapitalizza. La legge dei tre anni

30 Settembre 2017 alle 06:24

Start-up non si nasce

I numeri della neonata Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi (come sempre ineccepibili) parlano chiaro. Mentre in Italia le start up calano, a Milano hanno un vero e proprio picco nel 2015 e nel 2016 sembrano crescere ancora. Sono 208 mila in Italia nei primi sei mesi del 2017, 32 mila in Lombardia e 13 mila a Milano. Nel 2016 erano 57 mila in Lombardia, 24 mila a Milano. Danno lavoro a 335 mila addetti. Di queste imprese 61 mila sono create da stranieri e 114 mila da giovani. Tra i principali settori ci sono il commercio con 37 mila aziende, le costruzioni con 27 mila, l’agricoltura con 28 mila. Se non è – almeno in Lombardia e a Milano un vero assalto alla diligenza poco ci manca. Perché avviare una start up può voler dire sgravi fiscali, contributi dalle istituzioni e magari porte aperte da un incubatore. Spiega Andrea Ardizzone, presidente di Assintel, l’associazione delle imprese ICT: “Il fenomeno delle start up è assolutamente attuale, al punto che può essere considerato, erroneamente, di moda. Noi con Assintel lavoriamo per creare le condizioni affinché la vitalità dei giovani, che si cimentano nel mondo dell’impresa, possa fondersi con solide esperienze. E la nostra associazione – vocata alla innovazione – è uno straordinario banco di prova. Non nascondo le difficoltà, perché una parte consistente delle aziende che tentano di mettere radici, dopo un paio d’anni, sfruttati i contributi, gli incentivi e gli sgravi fiscali, vanno a fondo. Per garantire solidità alle imprese che partono stiamo promuovendo incontri di approfondimento. Chiediamo a chi vuole intraprendere, soprattutto se giovane, di rispettare i fondamentali: un livello professionale adeguato, trasparenza e obiettivi chiari, il reinvestimento degli utili in ricerca.

 

Soprattutto i giovani hanno una vitalità straordinaria che però deve essere declinata con l’esperienza imprenditoriale”, conclude Ardizzone. “Con PoliHub, l’incubatore del Politecnico, ci crediamo e diamo fiducia a chi ha buone idee e strumenti per gestirle”, chiarisce Gabriele Faggioli, amministratore delegato di Partners4innovation S.r.l. e adjunct professor del MIP, Politecnico di Milano, nonché presidente del Clusit (Associazione italiana per la sicurezza informatica). Naturalmente il problema più grosso riguarda gli investimenti, perché una buona idea senza una curva di crescita sufficiente rischia di fallire. Chi ha buone idee e riesce a svilupparle – vedi la web security – può avere successo, il mercato è pronto. E poi le idee che falliscono in prima battuta, poi, con gli interventi opportuni possono avere successo”. I settori che attirano di più le start up – oltre alla security, che però richiede conoscenze non da poco – sono sicuramente quelli della moda e del design. In Lombardia nasce un’impresa giovane al giorno nel settore della moda. Tra produzione moda e design sono quasi 200 le imprese giovani nate nei primi sei mesi del 2017 in Lombardia, il 29,7% del totale, oltre un’impresa al giorno. I giovani nella moda pesano l’8,4% in Lombardia e l’8,6% a Milano. Regione e comune di Milano mettono a disposizione dei giovani che vogliono cimentarsi nel fare impresa cifre rilevanti.

 

Ma non sono molte le start up raggiungono il terzo anno di vita. Ruolo chiave l’hanno le associazioni d’impresa. “Noi abbiamo compreso subito le potenzialità innovative delle start up”, chiarisce Giovanna Mavellia, segretario generale di Confcommercio Lombardia. “In fondo il nostro paese è la culla delle piccole e piccolissime imprese che si declinano con una creatività tipica. Complice la crisi, che ha spinto anche molti giovani sul versante dell’impresa, abbiamo avviato anni fa una ‘bussola’ per orientare chi decidesse di avviare un’attività imprenditoriale nel commercio o nel terziario. Obiettivo offrire tutti gli strumenti necessari a conoscere il mercato, realizzare un business plan, definire le strategie di branding, la comunicazione, i servizi, gli aspetti fiscali, per avviare l’impresa. E questa operazione l’abbiamo portata avanti in tutte le province lombarde, a Milano l’ufficio che segue le start up si chiama Marco Polo. Una collaborazione a 360 gradi. I primi anni sono critici, perché chi non si prepara rischia l’improvvisazione. E’ per questo che abbiamo deciso per l’accompagnamento dei primi tre anni. Ma è fondamentale anche la collaborazione con la Regione che ha investito parecchio nelle start up”, conclude Mavellia. Nei giorni scorsi Confartigianato Lombardia ha presentato l’ultimo rapporto sul lavoro e l’impresa. “In Lombardia ci sono quasi 30 mila giovani imprenditori a capo di imprese artigiane, che operano in alcuni dei settori interessati dal maggiore sviluppo. Nel prossimo biennio il 67,7% degli artigiani prevede di effettuare investimenti, e tra questi oltre due terzi programmano di investire in tecnologie digitali. Merito di incentivi e agevolazioni, ma anche di un crescente interesse verso le opportunità del digitale”.

 

E poi c’è l’export: “Negli ultimi 10 anni le esportazioni nei settori a maggior concentrazione di pmi in Lombardia crescono del 26,6%, variazione superiore all’incremento del 20,0% registrato per il totale dell’export manifatturiero lombardo. I principali mercati di destinazione sono Europa e Stati Uniti, ma sono in grande crescita le richieste di made in Lombardia nel Far East e negli Emirati Arabi”. Dunque le startup non sono l’anatra zoppa del sistema economico anche se troppe non accettano la scommessa della ricapitalizzazione. Basta pensare che le start up capaci di attirare capitali di rischio e di crescere sono pochissime. Non più del 15 per cento. Parola di PoliHub. 

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