ANSA/MOURAD BALTI TOUATI

Gran Milano

Sala ha due big problem, e due assessori

Fabio Massa

Per diventare grandi servono Trasporti (metropolitani) e case in periferia. La palla ora è a Censi e Maran

Ogni epoca ha la sua cifra distintiva. Con Gabriele Albertini c’era da ricostruire una città distrutta da Tangentopoli e dal mandato scialbo di Marco Formentini (post mortem ne sono state magnificate molto le virtù, ma i filobus al posto di nuove linee metropolitane gridano ancora vendetta). Letizia Moratti ha messo le basi per i grandi eventi e lo sviluppo internazionale della città. Giuliano Pisapia ha insistito su trasparenza, correttezza, Ecopass poi diventato Area C e mobilità dolce. Beppe Sala I ha realizzato i grandi eventi, ha conquistato le Olimpiadi ed è incappato in un anno e mezzo di pandemia. Quali sono le priorità di Beppe Sala II? Di fatto, due. Non sono priorità di oggi, ma emergenze ormai consolidate e incancrenite dal tempo. Basta farsi un giro in Aler e in MM, parlare con i presidenti e con i dirigenti, e si capisce che le case popolari sono un tema e che le decisioni prese ai tempi di Pisapia – che voleva rompere con la gestione regionale – forse meritano un superamento complessivo e decisamente più coraggio. Pisapia separò la gestione delle case del Comune da quelle della Regione, e affidò le prime all’allora Metropolitana Milanese (oggi MM spa). Risultato? Doppia gestione, conflittualità alta con la Regione e posizioni ingessate. Finale scontato: 200 mila persone continuano ad attendere una politica coraggiosa per la casa, che riguarda un milanese su 7 e un votante su cinque. Non è roba da poco.

 

Così il Pd e Sala hanno pensato – in mancanza di disponibilità del primo cittadino a ridargli la delega all’Urbanistica – di affidare a Pierfrancesco Maran, Mister Italia (per i voti presi, intendiamoci), la complicata partita della casa. Il profilo è giusto. Palazzo Lombardia pare in periodo dialogante e se il lavoro verrà impostato in fretta, prima della contesa elettorale regionale forse sarà la volta buona. Certo è che per affrontare il cimento Maran dovrà dotarsi di santa pazienza e abbandonare i toni barricaderi di certa sinistra radicale, che peraltro non gli appartengono. Una cosa pare chiara: la gestione può anche essere unitaria, ma la proprietà rimarrà quasi sicuramente divisa: la scure della Corte dei Conti su un passaggio di proprietà immobiliare del valore totale delle case di Milano è talmente pesante da spaventare a morte qualunque consigliere comunale. Visto che certe cose passano dal Consiglio.


L’altro tema enorme per i milanesi e i metropolitani: il trasporto. Lo scrivevamo qui settimana scorsa: Atm è una bomba atomica pronta ad esplodere. L’azienda-orgoglio dei milanesi ha una minaccia che si chiama gara europea. Lo impone la legge, e in tutta Italia ha prodotto cambiamenti non da poco: a Firenze, ad esempio, ha vinto la francese Ratp. Pensate a quel che succederebbe a Milano, se il Comune perdesse il suo gioiello. “La questione è in capo all’agenzia metropolitana di trasporto pubblico locale – spiega al Foglio la neo assessora Arianna Censi, già vicesindaco metropolitano – Milano ha un suo ruolo e conta moltissimo. Per adesso l’affidamento è stato prorogato di un anno”. Ma prima o poi la questione andrà affrontata. Ed è una questione peraltro metropolitana, per questo ha molto senso che Beppe Sala abbia scelto proprio Arianna Censi, eletta a Milano ma con una robusta esperienza provinciale, a ricoprire il ruolo di assessore con la delega più sovracittadina di tutte. “Io penso che il sindaco abbia colto la vocazione metropolitana di Milano da lungo tempo – spiega Censi –. La città metropolitana si sostanzia in gestione dei trasporti, del traffico, delle merci, delle reti tecnologiche. La città metropolitana è interscambio, di fatto. E da là passa tutto: anche l’ambiente della città dipende dalle scelte politiche che si fanno nel rapporto con la provincia”.

Dunque, abolizione del pessimo termine city user per chi arriva da fuori? “Dobbiamo inserire finalmente il concetto di cittadini metropolitani – continua Censi – Basti pensare che ci sono 100 mila persone che ogni giorno escono da Milano e vanno a lavorare fuori. Facendo un’operazione di armonizzazione complessiva aiutiamo tutti. Certo è che la prima qualità del trasporto pubblico, per diventare convincente anche in Provincia, deve essere l’affidabilità. Questo è il nostro obiettivo”. Diventare metropoli: non è una impresa da poco.

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