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Alla Festa del Foglio Ermini mette in guardia dalla gogna mediatica

“Il cittadino ha diritto di ricevere informazioni, ma questo non può coincidere con l'esistenza di un duplice sistema giuridico, inquisitorio in televisione e accusatorio in tribunale” dice il vicepresidente del Csm

27 Ottobre 2018 alle 17:04

Ermini alla Festa del Foglio mette in guardia dalla gogna mediatica

La sua elezione a vicepresidente del Csm non è stata presa bene dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Critiche, accuse, ipotesi di complotto “della parte maggioritaria di magistrati che ha deciso di fare politica!”, almeno a sentire il Guardasigilli. David Ermini aveva deciso di non commentare. E non cambia linea. “Ho cercato di non fare polemiche allora, continuo a non farle adesso. C'è bisogno di equilibrio, in tutto, soprattutto nel mondo delle istituzioni”, dice intervistato da David Allegranti sul palco della Festa del Foglio. 

 

Ed è la necessità di non perdere l'equilibrio ciò che, secondo il vicepresidente del Csm, deve essere ricercata nella politica, soprattutto in questo momento storico. Equilibrio tra i poteri dello stato, equilibrio soprattutto nel trattare i casi di giustizia. Soprattutto sui mezzi di comunicazione. “È dal 1989, dall'introduzione del Codice Vassalli, che in Italia abbiamo un processo penale basato su un sistema accusatorio, nel quale il giudice ascolta accusa e difesa direttamente in aula. È sempre più frequente che nei talk show tutto ciò venga ribaltato: si fanno i processi prima che le prove arrivino al giudice. E li si fanno pubblicamente”. Ermini mette in guardia la platea della Giornata dell'Ottimismo dalla gogna mediatica, che nulla ha a che vedere con il diritto all'informazione: “Il cittadino ha diritto di ricevere informazioni, ma questo diritto non può coincidere con l'esistenza di un duplice sistema giuridico, inquisitorio in televisione e accusatorio in tribunale”. E se lo scorso anno, sempre alla Festa del Foglio, Giovanni Legnini aveva ricordato che “in nessun Paese europeo è consentito passare con tanta facilità dai talk show o dalle prime pagine dei giornali a funzioni requirenti e giudicanti, fino alla presidenza di collegi di merito o della Cassazione”, il suo successore a Palazzo dei marescialli è altrettanto preoccupato: “La presenza dei magistati nei talk show andrebbe normata”.

 

Equilibrio, quindi, anche per i magistrati. Perché se “la Costituzione permette a qualsiasi cittadino di candidarsi, anche un magistrato può farlo e anzi molti di quelli che si sono impegnati in politica hanno dato grande contributo al paese”. Ma una volta terminata l'esperienza in Parlamento ecco che sorgono due problemi per il loro rientro in magistratura: “Il primo è quello di garantire al magistrato di ritornare a fare il proprio mestiere allo stesso modo nel quale lo svolgeva prima dell'ingresso in politica. Il secondo e ancor più importante punto è quello di garantire al cittadino che il magistrato che rientra possa essere davvero imparziale nel suo giudizio”. In ogni caso “è il Parlamento che deve fare la legge, non certo il Csm”. Poi una battuta (e un evidente riferimento ad una frase particolarmente cara al premier Giuseppe Conte): “Sono stato l'avvocato della gente comune, non del popolo”.

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