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Le tre interviste del sempre riservatissimo e taciturno Nino Di Matteo

Parla, ma “non vuole parlare”: un nuovo genere giornalistico

Luciano Capone

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capone@ilfoglio.it

7 Maggio 2020 alle 09:47

Le tre interviste del sempre riservatissimo e taciturno Nino Di Matteo

Nino Di Matteo (Foto Roberto Monaldo / LaPresse)

La narrazione giornalistica dei tormenti di Nino Di Matteo è un genere letterario, preceduto da un rituale che ricorda il corteggiamento tra due persone che sanno fin dall’inizio come andrà a finire la serata, ma fingono di essere combattuti perché concedersi presto e a tutti pare disdicevole. Il racconto parte con la suspance sull’intervista. Lui non vuole mai darla, ma dopo un po’ di cortese sollecitazione la dà. Il pm antimafia e membro del Csm, si sa, è d’altra parte...

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Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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Commenti all'articolo

  • Massimo47

    07 Maggio 2020 - 15:59

    Gli italiani hanno scelto (spero sia stato un raptus che non si ripeta) di dare la maggioranza relativa ad un'accolita di vanagloriosi, complottisti, pieni di rancore contro tutto e tutti. Era ovvio che queste caratteristiche sarebbero emerse anche nei loro rapporti interni, non mi meraviglia quindi l'ex PM ed il Ministro mettano in scena uno scontro che non credo abbia precedenti nella storia della Repubblica. L'unica cosa che credo sarebbe interessante sapere che cosa abbia fatto scegliere Basentini per un ruolo nel quale si è dimostrato palesemente inadatto. E' stato un ennesimo errore dell'arrogante Bonafede? Ci sono state pressioni da altre componenti del Governo di allora? Ci sono state pressioni di altra natura? Bonafede, oltre che dire "ho deciso in piena autonomia", dovrebbe anche spiegare in base a quale criterio abbia effettuato la sua scelta.

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  • Carlo6

    07 Maggio 2020 - 12:55

    Non cambia mai niente. Di Matteo come Falcone? A volte però, parlare ti salva la vita. La politica del sospetto è parte di noi. Il cell. acceso, cazzate mistificanti, come pure coloro che volevano aprire tutto come una scatoletta di tonno. Ma il tonno è ammuffito e la scatoletta si è arrugginita nell’attesa, e loro fanno quello che dai palchi criticavano con tanti vaffanculo. Dopo il sessantotto e la politica utopistica venne il riflusso, le comuni, le fughe in India, lo sballo, la moda, il sogno evasivo. Poi torno’ la politica da strada, da palcoscenico e riso nevrotico. Ora siamo all’immunità di gregge cercando di sopravvivere nel momento peggiore circa la truppa che abbiamo messo al comando.

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