Pignatone in Vaticano riapre la partita nomine al Csm

Ermes Antonucci

Il Papa sceglie a capo del tribunale della Santa Sede il pm di Mafia Capitale e manda in crisi i teorici della discontinuità alla procura di Roma

Roma. L’ex capo della procura di Roma, Giuseppe Pignatone, in pensione dallo scorso maggio, è stato nominato da Papa Francesco presidente del Tribunale vaticano, l’organo di primo grado della giustizia vaticana. Pignatone prenderà il posto di Giuseppe Dalla Torre, che ha presieduto l’istituzione per 22 anni, capeggiando anche il collegio giudicante che nel 2016 si pronunciò sul processo Vatileaks. Anche Pignatone potrebbe essere chiamato presto a gestire un caso giudiziario delicato e di forte impatto mediatico. La sua nomina, infatti, giunge all’indomani dell’ennesimo scandalo che ha colpito la Santa Sede, con la sospensione di cinque dirigenti della Segreteria di stato e dell’Autorità di informazione finanziaria, coinvolti in un’inchiesta su operazioni finanziarie e immobiliari illecite da decine di milioni di euro.

 

Si tratta di un’avventura nuova per Pignatone, non tanto per le materie che l’ex pm si troverà ad affrontare (negli ultimi anni si è occupato anche di Ior), ma piuttosto per il passaggio alle funzioni di giudice. La nomina potrebbe avere ripercussioni indirette anche sulla procedura di nomina del nuovo procuratore capo di Roma, finita al centro dello scandalo delle nomine pilotate al Csm. Come è noto, le trattative notturne tra alcuni consiglieri del Csm, il pm romano (ora sospeso e indagato per corruzione) Luca Palamara e i deputati Cosimo Ferri e Luca Lotti avrebbero avuto come obiettivo quello di costruire un’alleanza tra le toghe in Csm per portare discontinuità a Roma, attraverso la promozione di Marcello Viola, procuratore generale a Firenze, e la bocciatura del pupillo di Giuseppe Pignatone, Francesco Lo Voi, capo della procura di Palermo. Il 23 maggio la commissione incarichi direttivi del Csm si era espressa in favore della nomina di Viola, con quattro voti (incluso quello del consigliere Piercamillo Davigo), contro gli unici voti ricevuti da Lo Voi e dal terzo candidato Giuseppe Creazzo (procuratore capo di Firenze). L’inchiesta di Perugia ha interrotto la procedura di nomina del successore di Pignatone, azzerata due settimane fa dal Csm, che ha annullato il voto di maggio e fatto ripartire la pratica, tra le critiche della “strana alleanza” venutasi a creare a sostegno della discontinuità alla procura di Roma (e quindi della nomina di Viola). Un’alleanza insospettabile che vede insieme l’uomo nero Palamara (che si adoperò per la promozione di Viola), il fustigatore della moralità pubblica Davigo (che in commissione votò a favore di Viola) e l’inflessibile Marco Travaglio, che ha contestato la decisione del Csm di annullare la nomina di Viola attaccando la precedente gestione della procura di Roma da parte di Pignatone, ritenuta troppo ostile con i beniamini Raggi e Woodcock, e troppo morbida con Renzi senior e Del Sette. Ora la nomina del Papa giunge come una “benedizione” dell’operato di Pignatone, rendendo più difficile la marcia verso la discontinuità di Travaglio, Davigo e Co. A meno che quest’ultimi non vogliano criticare anche il Pontefice.