Giuseppe Pignatone (foto LaPresse)

Torna la guerra per procura (di Roma)

Redazione

Nessun disarmo tra correnti al Csm. Altra figuraccia nel dopo Pignatone

La commissione per gli Incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura ha affrontato la questione della nomina del nuovo procuratore di Roma, dopo che Giuseppe Pignatone è andato in pensione. Su questa nomina era scoppiata la bufera che aveva portato alle dimissioni di cinque membri del Csm e del procuratore generale presso la Cassazione. Si era palesato un sistema incrociato tra le correnti della magistratura che implicava spartizioni e lottizzazione di incarichi, anche in seguito a rapporti con esponenti politici. Era ragionevole aspettarsi che, dopo quello scandalo, i commissari si confrontassero sulla qualità dei 13 candidati che si erano presentati, in modo da raggiungere una scelta unanime che avrebbe segnato il superamento del sistema esasperatamente correntizio. Sicuramente era quello che si aspettava Sergio Mattarella, che aveva provato a superare la crisi di qualche mese fa, ammonendo però che bisognava cambiare radicalmente il metodo di lavoro. Invece i componenti della commissione hanno votato secondo la più stretta logica correntizia, due per un candidato, altri due per uno ciascuno, i rimanenti si sono astenuti. Ora la pratica passerà al plenum del Csm e si vedrà come andrà a finire.

 

Quello che fa comunque impressione è l’adamantina arroganza del sistema correntizio, che tutti in pubblico esecrano e nessuno in pratica è disposto ad abbandonare. Sullo sfondo c’è l’intenzione, contenuta anche nel programma di governo, di modificare i criteri di elezione dei membri del Csm, allo scopo di introdurre criteri professionali e meritocratici che sostituiscano quelli pattizi finora dominanti. Va detto che i 5 stelle hanno tanta considerazione per i valori professionali da ritenere che il metodo di selezione più appropriato sia l’estrazione a sorte. Anche questa stravaganza dà la misura del degrado dell’istituzione cui compete il governo della magistratura. La magistratura associata, che non perde occasione per bacchettare le istituzioni dall’alto di una cattedra di etica che si è attribuita abusivamente, dimostra ancora una volta di essere in preda di giochi di potere che definire obliqui è quasi un complimento.

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