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Aiutare l’aggredito, non l’aggressore

Si può essere favorevoli alla legittima difesa senza passare per un qualsiasi Truce

29 Novembre 2018 alle 20:06

Che pena quelli che speculano sulla legittima difesa

Foto Pixabay

Si può essere favorevoli alla legittima difesa senza passare per un qualsiasi Truce, uno che sacrifica tra tuìt telefonate selfie anche solo intentati, hashtag e via dicendo i princìpi che sostiene di sostenere, perché quello che lo interessa in realtà è l’illegittimo consenso della confusione e della demagogia? Si può pensare che sia possibile.

   

Ecco. Un vaglio giudiziario su un atto di violenza, anche motivato dall’autodifesa, che per di più costa vita umana, è inevitabile. Ma qual è lo spazio che la legge concede a chi si trovi in condizioni di reazione, anche armata, a un’aggressione in uno spazio privato? E dunque qual è il corrispondente spazio d’azione del giudiziario? Tutto verte, si dice, sulla proporzionalità della reazione all’offesa ricevuta. Veniva chiamato l’Assassino, con disprezzo umano e commerciale,  quel proprietario di bar romano che in una serata estiva, vistosi sottrarre un apparecchio radio a transistor dalla cassa, dove allegramente l’altoparlante gracchiava, da un ragazzino subito in fuga per via, lo inseguì gli sparò lo uccise. Storia degli anni Sessanta. “Andiamo a prendere il caffè dall’Assassino?”, si scherzava nel macabro. La proporzione palesemente non c’era. Ma le cose palesi non sono, non almeno come sembrano emergere da certe storie. Perché altre storie dicono, anche senza bisogno di una quarantina di furti pregressi (Monte San Savino), ad azzannare e distruggere vita sicurezza e lavoro, che la proporzione c’è o può esserci. 

  

E qui le cose si complicano di molto. Devi essere dissuaso e dunque processato comunque quando sei in difesa vera, a tutela di te e del tuo lavoro, il riscatto del lavoro, oppure devi essere, in quanto innocente bersaglio di un’aggressione, presunto innocente fino a prova contraria? La donna nel parcheggio (Thelma e Louise, anni Novanta) che si libera di uno stupratore sparandogli una revolverata è presunta innocente: la folla applaude, destra e sinistra. Il gioielliere benzinaio negoziante abitatore di villozzo affluente aggredito nottetempo o in pieno sole è presunto socialmente colpevole fino a prova contraria, specie se l’aggressore è in qualche modo vulnerabile (età, reddito, etnia o addirittura razza). A essere garantisti, cioè vincolati al senso formale della legge combinato con il senso del diritto individuale, bisogna considerare innocente fino a prova contraria chi si difende da solo. Né è vero che lo stato rinuncia al suo dovere, magari dando al cittadino licenza di sparare. Lo stato notturno, casa per casa, o comunque ubiquo, onnipresente, in grado di assicurare una tutela universale, non esiste, lo sappiamo. L’inceppo è l’isolamento, la circostanza particolare, la paura, o il terrore per i cari e l’insopportazione dell’ingiustizia tanto accanita, il tutto in assenza coatta, necessaria e opportuna dello stato, che sennò diverrebbe, e senza nemmeno ottenere il risultato della sicurezza, uno stato di polizia.

   

Bisognerebbe ragionare su questo, senza paraocchi di alcun tipo, perché di questo poi si tratta. La proporzione geometrica in fatti umani non esiste, è un’astrazione, esiste la coscienza, l’educazione del profondo, il senso della misura, ma esiste anche la responsabilità individuale: dell’aggressore, che sa o deve sapere di seminare, come cose che comportano conseguenze estreme, minaccia e violenza sull’altro, o vogliamo dire Altro come direbbe un irenista? E la responsabilità dell’aggredito che deve cercare di portare all’estremo delle sue possibilità psicologiche e umane, non di un’ideologia dominante quale che essa sia, la sua cautela di coscienza. Ma senza paura di essere giudicato con disprezzo un assassino quando sia riuscito a liberarsi di una figura pericolosa che lo vessa e gli incombe in casa come una condanna imminente, gli fa paura come un lupo a un agnello. In realtà la legge sulla legittima difesa già esiste, e anche la pratica del giudiziario non si discosta poi molto da questo quadro di senso comune, ma se debba essere modificata, è bene che sia modificata in vantaggio dell’aggredito e non dell’aggressore. Non c’è bisogno di essere truci, basta essere o cercare di essere seri e rigorosi. 

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • niky lismo

    30 Novembre 2018 - 15:03

    Nessuna retorica e nessun cripto-buonismo. Punto primo: chi sostiene che "la difesa è sempre legittima" motiva tale aberrazione giuridica (e morale) con l'incapacità dello Stato ad assicurare decenti livelli di sicurezza ai cittadini (il che è indubitabile): basta questo per autorizzare chiunque all'omicidio di chiunque? Punto secondo: una società basata sull'autodifesa (e non già della vita, ma anche di soli beni materiali) è il contrario esatto della sicurezza, è bensì la legittimazione diffusa della violenza fisica, che invece lo Stato di diritto dovrebbe escludere riservandosene il monopolio. Punto terzo (quello squisitamente politico/elettoralistico): si miscelano (confondono) sicurezza - autodifesa - migrazione in un'unica minestra, così da intorbidire le acque e lucrare impulsivi consensi. E' la solita storiaccia italiana: se ci sono disfunzioni in un degno meccanismo, prima lo si lascia marcire e poi (piuttosto che ripararlo) si abolisce il meccanismo. E addio alla civiltà

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    • Skybolt

      30 Novembre 2018 - 17:05

      Il meccanismo quale sarebbe? Ha elencato diverse argomentazioni contraddittorie e teoriche (faccio notare che se il suo secondo assunto fosse rispettato, non staremmo nemmeno parlando, ma non è rispettato e non sarà mai possibile) che mi sono perso.

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      • niky lismo

        30 Novembre 2018 - 19:07

        Mi scusi Skybolt, rimedio alla poca chiarezza precisando: al punto due intendevo che lo Stato di diritto dovrebbe escludere che i privati ricorrano LEGITTIMAMENTE alla violenza fisica riservandone l'uso (della violenza fisica LEGITTIMA) a se stesso. Il "dovrebbe" implica naturalmente che lo Stato garantisca un decente livello di sicurezza. Ma se a tanto non riesce, l'alternativa non è certo dismettere lo Stato di diritto (e - confermo - con esso la civiltà)

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  • DBartalesi

    30 Novembre 2018 - 14:02

    "Il Bello, il Fesso, il Cattivo". Purtoppo tocca rivederci questo brutto remake di un grande film western, e neppure al cinema. Ma al popolo piace, fa cassetta. Mannaggia.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    30 Novembre 2018 - 14:02

    Bene Ferrara: "Aiutare l’aggredito non l’aggressore." Netto, assiomatico. Nell'era del politically correct, dell’apparire omologati dai buoni sentimenti, però, spesso è più politicamente conveniente narrare l’aggressore come una vittima della società, occidentale ovvio, e l’aggredito come un bieco egoista che spara per difendere la sua “roba” Già il buon selvaggio e l'immondo diritto di proprietà, I media tendenzialmente cerchiobotteggiano. Glisson?

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  • Fbha34

    30 Novembre 2018 - 11:11

    "In realtà la legge sulla legittima difesa già esiste, e anche la pratica del giudiziario non si discosta poi molto da questo quadro di senso comune"... Ma allora perché non resistere alla tentazionedi esibirsi ancora una volta volta nel solito affaticato pomposo esibizionismo retorico?

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