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Annalisa Chirico

La giustizia e la politica, ma anche le donne e il sesso, perché “la vita non si esaurisce in procura”. Dialogo con Carlo Nordio

Al riparo dalla calura estiva, in un patio puntellato di ombrelloni, Carlo Nordio mesce il vino in due calici scintillanti. Con la toga blu della magistratura italiana si può conversare di cose giudiziarie e passare, un istante dopo, a questioni gravi, ma non serie, come i rischi di prolungata esposizione ai raggi UV (“Devi applicare una crema cinquanta”, raccomanda lui) e l’infausta intolleranza ai solfiti (“Dio ci ha dato l’acqua ma l’uomo ha creato il vino, e una vita senza vino sarebbe comme le mouton sans moutarde, chose insipide”, citando Victor Hugo). L’ex procuratore aggiunto di Venezia, celebre per le inchieste sui legami tra coop rosse e Pci ai tempi in cui i comunisti erano intoccabili, si è rassegnato alla pensione, al giro di boa dei settant’anni. Nelle settimane che precedono la gran cerimonia del Premio Campiello 2018, da lui presieduto, il magistrato si concede una pausa fogliante.

 

L’ex pm: “Il fronte cosiddetto ‘progressista’ ha smarrito la propria identità”. La sinistra è diventata giustizialista e si è rinnegata

Annalisa Chirico: Hai seguito le ultime elezioni a Palazzo de’ Marescialli? Il cartello di sinistra, Area, esce notevolmente ridimensionato, da sette a quattro eletti. Per Magistratura indipendente è una vittoria storica: da tre a cinque membri, ex aequo con i centristi di Unicost. In quota laici, il Parlamento elegge soltanto uomini. Sessanta costituzionaliste sul piede di guerra.

Carlo Nordio: Resto contrario alle quote rosa: la donna non è un panda da proteggere. La sensibilità dei governanti però non guasterebbe. Quanto agli equilibri correntizi, la magistratura si mostra meno sensibile alle ideologie e più attenta a questioni pratiche come l’efficienza della giustizia. Ciò è un bene se esprime un distacco reale dalla politica e dalle sue lusinghe. E' un male se invece è la spia di un’involuzione impiegatizia e corporativa. In ogni caso, i miti della sinistra sono crollati anche da noi.

 

AC: Sinistra liquefatta ovunque.

CN: Il fronte cosiddetto “progressista” ha smarrito la propria identità. Prendi il campo economico: la destra privilegia il libero mercato, dunque la creazione di ricchezza, di per sé fonte di disuguaglianza. La sinistra punta invece alla redistribuzione per sanare le disparità. Tuttavia, nell’ordine logico, la libertà economica è prioritaria: non puoi distribuire risorse che qualcuno non abbia prima prodotto. La sinistra, almeno quella italiana, per troppo tempo ha trascurato questa dicotomia. Quando Matteo Renzi se n’è accorto e ha tentato di condurre il partito in un alveo moderno e liberaldemocratico, i “compagni” l’hanno silurato. Un secondo esempio ha a che fare con il giustizialismo. La sinistra, per definizione, tutela il più debole: davanti al magistrato l’imputato è sempre il più debole. Imprenditore o politico che sia, quanto più egli è ricco e potente, tanto più si scopre intimorito dal rischio di perdere reputazione e patrimonio. La sinistra, salvo rare eccezioni come Emanuele Macaluso e Giuliano Pisapia, ha sposato la tesi opposta. E si è rinnegata.

 

AC: Nel rinnovo del Csm mi ha colpito l’affermazione personale di Piercamillo Davigo. Un votante su tre ha scelto lui, il magistrato duro e puro che partecipa ai salotti televisivi, invoca pene più alte e mazzola i politici. Per Giuseppe Sottile tira aria di “fumus inquisitionis” anche tra le toghe.

CN: Davigo avrà molti difetti ma tutti gli riconosciamo una straordinaria preparazione tecnica. Credo che gli elettori abbiano premiato i suoi pregi senza condividerne le idee estremamente rigorose. Anch’io, come lui, ho sempre sostenuto che un magistrato non debba entrare in politica, neanche dopo il pensionamento. Il principio della separazione dei poteri va rispettato e, in ogni caso, la confusione dei ruoli esporrebbe il togato a una rilettura del suo percorso professionale e alla facile insinuazione che certe scelte investigative o processuali siano servite a garantirgli un buon ritiro in Parlamento. Davigo lascia intendere che chi entra in politica si sporca le mani. In realtà, l’attività politica è la più nobile al servizio dello stato.

 

La “straordinaria preparazione” di Davigo. Al Csm hanno “premiato i suoi pregi senza condividerne le idee estremamente rigorose”

AC: Una volta un magistrato di lungo corso mi ha detto: “La toga è come la droga: crea dipendenza”.

CN: Se tornassi indietro, non cambierei mestiere. Tuttavia la vita non si esaurisce in procura. Per essere un buon magistrato servono buon senso e umiltà, doti che acquisti solo attraverso la cultura generale e la riflessione. Nei miei quarant’anni da pm, mi sono dedicato a entrambe queste attività, anche per sventare il rischio di prendermi troppo sul serio. Adesso posso farlo a tempo pieno al solo scopo di divertirmi. E poi il nuoto e le passeggiate a cavallo mi aiutano, insieme al vino, ad affrancarmi dal pessimismo. L’Ecclesiaste insegna che chi aumenta il sapere accresce il dolore. E’ vero, ma la nobiltà dello spirito umano risiede nella ricerca continua, incessante, anche se sai che è una battaglia persa in partenza. Posso rivolgerti io una domanda?

 

AC: Adr, procuratore.

CN: Qualche volta, valendomi della mia età che mi affranca da malintesi, mi confronto con le giovani colleghe magistrate: un po’ ti somigliano. Donne in carriera, tra i trenta e i quaranta, single o con storie impossibili. Forse gli uomini hanno paura di voi?

 

AC: Quello che un tempo era il “sesso forte” per antonomasia oggigiorno ha paura perché noi donne facciamo paura, e non è per forza un male. Basti pensare alla burocrazia togata: le donne rappresentano ormai la maggioranza in una professione che fino al 1963 era loro preclusa per legge. Quanto alla singletudine dilagante, mi rendo conto che al giorno d’oggi siamo single anche quando siamo in coppia. Nell’epoca del #MeToo il maschio è in ritirata e la femmina avanza sui tacchi a spillo. Viviamo un’epopea narcisistica. Non che prima fossimo programmate per il focolare domestico, tuttavia al progetto a due davamo una chance. I quarantenni di oggi sono eterni Peter Pan, paiono insicuri, remissivi, professionalmente precari, sessualmente ambigui. Le donne preferiscono allora concentrarsi sulla carriera: di che stupirsi?

CN: Hai cominciato a scrivere almeno dieci anni fa…

   

AC: Per me la scrittura è ossigeno. Avevo vent’anni, credo. Oggi ne ho trenta, anzi trentadue.

CN: Da Stendhal a Flaubert, i grandi autori insegnano che il vero fascino femminile si manifesta dopo i trenta. Fossi in te, comincerei ad aumentarmi l’età. Come va con gli uomini?

  

AC: Il caos regna sovrano.

CN: Ho capito: prosegue la passione per gli over.

  

AC: E’ reato? Anche volessi, non puoi più mettermi sotto inchiesta.

CN: A dire il vero, non rilevo nulla di penalmente rilevante. Le relazioni con divari anagrafici sono più frequenti di quel che s’immagina, oggi vanno pure di moda quelle a parti invertite, Macron docet. Tuttavia esistono limiti invalicabili con i quali tocca fare i conti, quantomeno sotto il profilo fisiologico. L’attrazione intellettuale non ha età.

   

AC: Le pilloline fanno miracoli, certi ultrasettantenni conducono una vita sessuale più vivace della mia. Il fatto è che i coetanei popolano il mondo delle amicizie, di quei legami che, a differenza degli amori, sopravvivono agli urti della vita. Non si va a letto con gli amici. L’eros segue coordinate diverse.

CN: Diamo troppa importanza all’atto sessuale. I sentimenti contano di più. A vent’anni confondevo innamoramento e amicizia; poi, un bel giorno, ho letto la teoria dell’anima bella e del triangolo filadelfico di Karl von Zinzendorf. Dinanzi all’ideale di una società governata dai buoni sentimenti, condizionata dall’etica e dalla religione, dove due amici sono uniti da un rapporto quasi fraterno e la sorella di uno dei due si unisce all’altro, ho convenuto che certi invaghimenti sono addirittura un ostacolo al desiderio sessuale.

 

“Il sesso è come la filosofia: Diderot diceva che è un bordello dove, una volta entrato, non sai mai se e come ne uscirai”

     

AC: Sesso è potere. Essere oggetto del desiderio altrui ti assegna uno straordinario potere verso quella persona. E poi il potere è di per sé eccitante. Vai a letto con il potere. Non so se riuscirei a provare istinto sessuale verso un autentico signor nessuno. Sarà una devianza personale, forse.

CN: Finalmente una confessione antifemminista!

 

AC: Femminista o no, è la mia.

CN: Il sesso è come la filosofia: Diderot diceva che è un bordello dove, una volta entrato, non sai mai se e come ne uscirai. Puoi entrare con un’esuberanza vincente, e uscirne malconcio, oppure non uscirne affatto e riscoprirti succube anziché carnefice. Non bisogna scherzare con Venere perché Venere si vendica, e la sua vendetta è spietata.

 

AC: Pure Marte sa vendicarsi. Uomini e donne soffrono e fanno soffrire: succede dalla notte dei tempi. Per le persone della tua generazione, la realizzazione personale passava anche dal matrimonio e dai figli. Per la donna il divorzio era uno stigma sociale, oggi è una patente di adultità. Vuoi che non divorzi almeno una volta? La famiglia è vista come un recinto di auto-limitazione. Siamo egoisti: è bene, è male? E’ così.

CN: Il matrimonio somiglia alla democrazia: Winston Churchill la definiva la peggiore forma di governo, escluse tutte le altre.

 

AC: Davide Casaleggio ci ha informato che nel giro di qualche lustro potremo fare a meno del Parlamento.

CN: Per sostituirlo con una piattaforma informatica?

 

AC: Magari fornita dalla srl che fa capo a lui.

CN: Tornando alle cose serie, il coniugio presenta inconvenienti.

 

AC: Da quanti anni sei sposato?

CN: Quaranta, con la stessa donna.

 

Marito infallibile? “Direi piuttosto impeccabile… Il principe azzurro è una vuota aspirazione. Ammesso che esista, alla lunga stufa”

AC: Marito infallibile?

CN: Non infallibile, direi piuttosto impeccabile. Il segreto sta nel trovare una persona intelligente. Il principe azzurro è una vuota aspirazione. Ammesso che esista, alla lunga stufa. L’attesa è più eccitante della realizzazione del desiderio. Quando Oscar Wilde afferma che non esiste disgrazia peggiore che esaudire un desiderio, sbaglia di grosso. E' sempre preferibile saziare il proprio appetito, consapevoli che le cose materiali, presto o tardi, procurano assuefazione e noia. Le aspirazioni ideali invece sono più soddisfacenti e durature. In una poesia di Shakespeare o in una sinfonia di Beethoven scopri sempre qualcosa di nuovo.

  

AC: Sentirsi nuovi per qualcuno è magia.

CN: Un po’ devi crederci, pure al matrimonio.

   

AC: Difficile quando sei inseguita da uno stuolo di uomini sposati.

CN: La bellezza può costituire un problema. L’opposto è peggio.

 

AC: Alle belle donne che elencano gli svantaggi della propria beltà non ho mai creduto, è ipocrisia. Dico però che i sentimenti hanno impressa una scadenza, come lo yogurt. Si resta insieme per mille ragioni che poco hanno a che fare con l’amore. Avessi istinto materno, sceglierei il padre di mio figlio. In assenza, meglio concentrarsi su un paio di scarpe Louboutin. Non deludono mai.

CN: La libertà ha un prezzo, e la conseguenza è il famoso aut aut del filosofo: per una scelta che compi, cento ne scarti. Oggigiorno la vita offre a voi donne una miriade di opportunità, un tempo appannaggio esclusivo delle salonnières dell’Illuminismo. Gli uomini hanno paura di voi.

 

AC: Io ho paura delle persone sciocche più che degli uomini in quanto tali. Valgono le leggi fondamentali di Carlo Cipolla sulla stupidità umana: lo stupido è più pericoloso del bandito. E poi, com’è noto, io adoro le donne.

CN: Sei in vena di confessioni saffiche?

  

AC: La vita privata è tale perché non è oggetto di pubbliche confessioni. Trovo allucinanti le insinuazioni sulla presunta omosessualità di un ministro o di un sottosegretario: il coming out per conto terzi è barbarie.

CN: L’intimità sessuale dovrebbe seguire la massima antica di pensarci sempre e parlarne mai. Per decenza propria e per rispetto altrui.

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