cerca

Accanimento giudiziario

Nel caso Dell'Utri non ha prevalso né il senso di giustizia né d'umanità

6 Febbraio 2018 alle 19:03

Accanimento giudiziario

Marcello Dell'Utri (foto LaPresse)

l tribunale di sorveglianza di Roma ha respinto la richiesta di scarcerazione di Marcello Dell’Utri, che voleva curarsi presso una struttura sanitaria milanese. E’ la seconda volta che la richiesta viene respinta, nonostante anche i consulenti dello stesso tribunale avessero espresso parere favorevole alla scarcerazione, ritenendo incompatibile la detenzione con la cura necessaria. Qualunque cosa si pensi del caso Dell’Utri, è evidente che – se fosse scarcerato per curarsi delle gravi patologie di cui soffre – non rappresenterebbe alcun pericolo.

   

Mancano quindi le ragioni che hanno portato a negare a importanti capi della criminalità organizzata la scarcerazione. Anche per questo l’accanimento contro Dell’Utri appare ingiustificato sotto un profilo giuridico e incomprensibile sotto il profilo umano. La pena non deve essere afflittiva, secondo la Costituzione, e impedire a una persona anziana e gravemente malata che non costituisce un pericolo per nessuno di curarsi nel modo più adeguato, è un segno di barbarie. Anche per il sistema carcerario italiano, tanto spesso accusato di inadeguatezza a livello internazionale, sarebbe meglio ridurre al minimo i casi di detenuti morti durante la prigionia a causa della inefficacia delle cure praticate nelle strutture sanitarie delle prigioni, che ovviamente non possono essere al livello qualitativo di quelle esterne.

   

Le ragioni per permettere a Dell’Utri una cura all’esterno del carcere sono molte, invece non se ne vede nessuna a sostegno della decisione assunta dal tribunale di sorveglianza, il che naturalmente fa venire il sospetto che abbia prevalso non il senso di giustizia e di umanità, ma una sorta di spirito vendicativo, portando a un trattamento disumano solo per la notorietà del soggetto interessato.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    07 Febbraio 2018 - 09:09

    E a giudicare dal silenzio della sinistra politica e intellettuale, vien fatto di concludere che coloro che si battono contro l’accanimento terapeutico sono pero’ favorevoli all’accanimento giudiziario. Altra vergogna!

    Report

    Rispondi

  • giantrombetta

    07 Febbraio 2018 - 09:09

    Dice il governo in carica che anche in quanto ai vaccini chi legifera deve attenersi ai pareri dei medici che ne sanno di più di tutti gli altri in materia di salute. I periti medici dei giudici e quelli del carcerato hanno unanimemente concluso che le condizioni di salute di Dell’Utri impongono cure non compatibili con la detenzione carceraria. I magistrati di sorveglianza, che medici e scienziati non sono, hanno negato esistere condizioni mediche per la temporanea scarcerazione, ovvero per lo sconto della pena agli arresti domiciliari onde consentire cure adeguate. Apprendiamo così che in casa nostra i magistrati sono indipendenti da tutto, pure dalla costituzione e dalle perizie scientifiche. Poi dice che i cittadini devono adempiere agli obblighi di vaccinazione perché così impongono gli esperti medico scientifici. Parlare di scandalo vergognoso non e’ esagerato, purtroppo.

    Report

    Rispondi

  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    07 Febbraio 2018 - 00:12

    Nazisti.

    Report

    Rispondi

  • albertoxmura

    06 Febbraio 2018 - 20:08

    Che le pene non debbano essere afflittive mi sembra un ossimoro. Inoltre non credo che il giudice di sorveglianza avesse intenti vendicativi. Detto, questo sono d'accordo con il resto dell'articolo. Penso che vi sia la tendenza a pensare che per i reati di mafia si debbano sospendere le garanzie costituzionali riconosciute agli altri detenuti. Questa è un'idea pericolosa, figlia della logica del 41 bis.

    Report

    Rispondi

Servizi