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Bicchieri a pedali. L'Emilia-Romagna del vino e delle biciclette

Il viaggio dei Signori del vino (Rai2, sabato 8 dicembre ore 17,10) e l'altro che si può fare in una regione che ha deciso di puntare sul turismo in bicicletta

7 Dicembre 2018 alle 16:18

Bicchieri a pedali. L'Emilia-Romagna del vino e delle biciclette

Foto di Bratislavská župa via Flickr

Continua a essere popolare e cantautoriale com'è sempre stato, espressione di un territorio che (anche) sul vino ha costruito un'identità, una narrazione di sé. L'Emilia-Romagna è la terza regione italiana per produzione e quarta per consumo, ha continuato in questi anni a conservare e tutelare i propri vitigni, senza stravolgerli, fieri di un modo di fare e di bere (e far bere) che segue fedelmente una tradizione plurisecolare.

 

Riempie bicchieri e caraffe, pomeriggi e serate. E tra bianchi e rossi, tra acini e viti, è un viaggio tra la via Emilia e il west, così era almeno per Francesco Guccini, su per i colli e gli Appennini e a scendere verso le sponde del Po. Un viaggio che incontra il Gutturnio e la Cagnina di Romagna, la Malvasia di Parma e il Trebbiano, il Sangiovese e il Pignoletto, il Sauvignon bonapartiano e il Lambrusco. Un viaggio che si muove per città e campagne, per borghi e monti, come quello fatto dai Signori del vino in onda sabato 8 dicembre alle 17,10 su Rai2 (replica domenica alle 8). Un viaggio dove non c'è zona nella quale il vino non sia cultura, usanza, senza per forza essere dipendenza (il numero di decessi per patologie direttamente e indirettamente attribuibili all'alcol è, rispetto al numero di litri consumati, tra le più basse d'Italia).

 

 

Un viaggio che può essere benissimo fatto in sella ad una bicicletta. Perché non c'è regione in Italia come l'Emilia-Romagna che ha deciso di puntare su questo mezzo sia per gli spostamenti di tutti i giorni sia per il turismo. Perché non c'è modo migliore che pedalare per scoprire e gustare un territorio, osservarlo, berlo e mangiarlo.

 


per gentile concessione dei Signori del vino


  

D'altra parte l'Emilia-Romagna è la regione italiana con più biciclette, con più persone che la usano per andare al lavoro (in termini assoluti, seconda dietro al Trentino-Alto Adige in percentuale rispetto gli abitanti), la seconda per numero di cicloturisti in un anno, la prima ad aver fatto una legge sulla ciclabilità (nel giugno 2017). E' stata approvata all’unanimità in Consiglio regionale e prevede la realizzazione della prima rete delle ciclovie regionali, da Piacenza a Rimini, l'introduzione di nuovi percorsi ciclabili e ciclopedonali, nuove ciclovie turistiche e, nelle aree urbane, nuove ‘zone 30’ con velocità e traffico ridotti.

 

E non poteva essere altrimenti. Perché è il luogo delle fughe di Meo Venturelli che in allenamento staccava tutti i compagni per arrivare primo nei paesi in cima alle salite "per aspettare gli altri con un buon bicchiere di rosso in mano". Perché è il luogo delle esplorazioni di Alfredo Oriani che in sella vagava per le campagne "e fortuna che il velocipede è stato inventato ché allarga le nostre conoscenze di osti e di vini". Perché è il luogo nel quale "guidare è sciocco. Si perdono panorami, odori e sapori incredibili, si perde soprattutto la possibilità di bere a piacimento", scrisse Giovannino Guareschi.

 

"Guida di meno e bevi di più", esclamò Tonino Guerra a Reggio Emilia dopo che un assessore aveva concluso un lungo discorso sul pericolo di chi si mette alla guida dopo aver bevuto. Aggiunse: "Non facciamo passare l'idea che sia il vino a causare gli incidenti. Non ho mai visto stragi del sabato sera in posti nei quali si pedala o si cammina al ritorno da osterie e ristoranti".

Giovanni Battistuzzi

Giovanni Battistuzzi

Al Foglio dal 2014. Nato il 5 gennaio, nel giorno più freddo del secolo scorso, lì dove la pianura incontra il Prosecco. Veneto. Ciclista urbano. Pantaniano. Milanista. Scrivo di sport, ciclismo soprattutto. In libreria trovate Girodiruota, che è il nome anche del mio blog

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