negli stati uniti

La contraddizione mortale dei repubblicani contro l'Iran ma a favore della Russia alleata dell'Iran

Paola Peduzzi

Il bivio dei repubblicani al Congresso ci riguarda tutti. L’unica via per ottenere 14 miliardi di dollari di aiuti per Israele

I droni lanciati dall’Iran contro Israele sono gli stessi che terrorizzano l’Ucraina da così tanto tempo che gli ucraini ne riconoscono il rumore e hanno dato loro un soprannome: “motorini”. Sono di produzione iraniana, sono stati esportati in Russia, che ora li produce autonomamente. Una coalizione inattesa di paesi occidentali e della regione mediorientale ha permesso a Israele di respingere l’attacco iraniano di sabato notte: “Brava Israele – ha scritto il ministro degli Esteri polacco, Radosław Sikorski – Le capacità antimissilistiche di Israele dovrebbero essere rafforzate e difese simili dovrebbero essere inviate in Ucraina. Presidente Johnson, lasci che il Congresso voti sul progetto di legge di sostegno di Israele e Ucraina”. L’appello è rivolto a Mike Johnson, speaker repubblicano del Congresso americano, che deve portare in aula un pacchetto di aiuti già approvato dal Senato a sostegno di Israele, Ucraina e Taiwan. Preciso e sintetico, David Frum scrive sull’Atlantic: “Nel 2022, il Congresso ha approvato quattro pacchetti di aiuti per l’Ucraina per un totale di circa 75 miliardi di dollari. I repubblicani hanno preso il controllo della Camera nel gennaio del 2023. Da allora, il Congresso ha rifiutato ulteriori aiuti all’Ucraina. Il presidente Joe Biden ha richiesto un quinto pacchetto nell’agosto 2023. Niente. Biden ha riformulato la richiesta nell’ottobre del 2023. Di nuovo niente. Durante l’inverno, le forze ucraine sono rimaste a corto di munizioni e altri rifornimenti militari. I successi dell’Ucraina nel 2023 stanno svanendo nel 2024 perché i repubblicani del Congresso stanno condannando l’Ucraina alla sconfitta”. Mike Johnson, che di fatto ha lasciato che la Russia e l’Iran si rafforzassero negando le armi per difendersi agli alleati dell’America, ha detto che porterà in aula gli aiuti per Israele, abbandonando l’Ucraina ancora nell’incertezza, e ha aggiunto: “Indebolendo Israele e compiacendo l’Iran, l’Amministrazione Biden ha contribuito a questi sviluppi terribili”. 

 

I media conservatori pubblicano analisi e invitano commentatori che denunciano l’attuale governo “colomba”, sostanziando, si fa per dire, con le loro parole lo scarno, ripetitivo ma evidentemente creduto messaggio di Donald Trump: ci fossi stato io alla Casa Bianca, tutto questo non sarebbe successo. Il gioco sciagurato dei se che l’ex presidente continua a rilanciare – con l’implicito corollario: dovevo esserci io a fare il presidente, i democratici hanno imbrogliato – a volte si allarga a questioni ben più serie e dolorose che riguardano l’Ucraina, alla quale è stata negata la copertura aerea che chiede dal primo giorno di invasione della Russia. Ma la realtà oggi è che, in nome di un’ostinazione antiucraina, i repubblicani hanno bloccato anche gli aiuti a Israele. Scrive ancora Frum: “I repubblicani antiucraini forniscono molte scuse al loro rifiuto di assistere una democrazia alleata sotto attacco. Una per una, ognuna di queste scuse è stata screditata. Aiutare l’Ucraina non ha provocato la guerra nucleare con la Russia. Gli alleati europei non si stanno sottraendo al loro impegno (...). Gli aiuti all’Ucraina non distraggono gli Stati Uniti dagli impegni in Asia: la scorsa settimana, il primo ministro del Giappone, in un discorso al Congresso, ha detto che la difesa dell’Asia inizia in Ucraina: ‘L’Ucraina di oggi potrebbe essere l’Asia orientale di domani’”. A ogni scusa che crolla, i repubblicani ne portano un’altra: l’ultima, chiacchieratissima e sciagurata, è del senatore J.D. Vance, che ambisce a essere scelto come candidato vicepresidente e quindi è più scalmanato dell’ordinario. La tesi di Vance è: il problema non sono i repubblicani, il problema è la matematica, i soldi che dovremmo dare all’Ucraina non sono sufficienti. Il senatore drammaticamente conclude che tanto vale non dare niente: l’Ucraina si accontenti, l’America negozi con Vladimir Putin. 
Ora Mike Johnson, che vuole dare un segnale a Israele, ha due scelte: portare in aula al Congresso la legge approvata al Senato. Questa sarebbe la via più veloce per ottenere 14 miliardi di dollari di aiuti per Israele, e naturalmente porterebbe allo sblocco anche dei 60 miliardi previsti per l’Ucraina. Ci vuole la maggioranza dei due terzi dell’aula per far passare la legge, e se i democratici sarebbero favorevoli, la minoranza trumpiana non soltanto si oppone, ma mette anche in discussione la stessa leadership di Johnson, perché di questi tempi è assolutamente vietato collaborare con i democratici (ancor meno aiutare l’Ucraina).

 

Lo speaker si gioca quindi anche il suo posto e pur avendo lasciato intendere anche prima che ci fosse l’attacco iraniano a Israele di voler portare in aula gli aiuti, ora si è rimesso a fare calcoli. Anche perché ha a che fare con deputati come Marjorie Taylor Greene, che sostiene questo: “E’ una cosa antisemita mettere insieme l’aiuto a Israele al finanziamento dei nazisti ucraini. Devono restare separati”. Se Johnson sceglie di dare ascolto a questi deputati, che sono gli stessi che minacciano di sfiduciarlo se non li ascolta, potrebbe presentare soltanto gli aiuti a Israele, che probabilmente passerebbero al Congresso, lasciando ancora una volta in sospeso gli aiuti all’Ucraina, che potrebbero essere discussi più avanti – Trump ha detto di essere favorevole ad aiuti sotto forma di prestiti, per un importo inferiore a quello già approvato al Senato.  Le conseguenze per l’Ucraina sono sotto gli occhi di tutti e si calcolano in numeri di morti – civili e sul fronte. Ma  la contraddizione mortale dei repubblicani è  altrettanto visibile: non aiutare l’Ucraina significa rafforzare Mosca, cioè significa rafforzare Teheran. La Russia aveva condannato lo strike di Israele a Damasco in cui è morto un comandante iraniano “in modo drastico” e dopo l’attacco iraniano a Israele ha detto che bisogna risolvere “le crisi in corso con strumenti diplomatici”. C’è un modo per indebolire la Russia e l’Iran assieme, ma i trumpiani lo stanno volutamente ignorando. 

  • Paola Peduzzi
  • Scrive di politica estera, in particolare di politica europea, inglese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, “Cosmopolitics”, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Di recente la storia d'amore di cui si è occupata con cadenza settimanale è quella con l'Europa, con la newsletter e la rubrica “EuPorn – Il lato sexy dell'Europa”. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante. @paolapeduzzi