Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant parla con i soldati israeliani (LaPresse) 

Raid duro di Israele ad Aleppo. Gallant avvisa: colpiremo Hezbollah, ovunque sia

Fabiana Magrì

Attacco senza precedenti contro Hezbollah in Siria. Il ministro della Difesa israeliano ha confermato di aver trasmesso agli Stati Uniti l’intenzione di espandere la campagna. Perché Israele non può ignorare la minaccia del "Partito di Dio"

Tel Aviv. Israele colpisce duro in Siria e in Libano. L’attacco nella regione di Aleppo, nella notte tra giovedì e venerdì, è stato senza precedenti. Fonti siriane l’hanno definito il più potente degli ultimi anni in quella zona. E il ministro della Difesa Yoav Gallant ha promesso maniere ancora più forti. “Estenderemo l’offensiva al nord e aumenteremo gli attacchi”, ha detto il capo della Kirya in un incontro con il Comando nord di Tsahal, lanciando un ammonimento al nemico lungo la frontiera settentrionale di Israele. Gallant ha promesso azioni “più offensive che difensive” per arrivare ovunque si trovino le milizie di Hezbollah, che sia “Beirut, Baalbek, Tiro, Sidone e per tutta la lunghezza del confine. E in posti più lontani, come Damasco”. È stato il ministero della Difesa siriano ad attribuire a Israele – che di prassi non conferma ufficialmente, ma questa volta non ha esitato a elogiare l’operazione – gli attacchi in diversi punti, nella campagna di Aleppo.

    
Secondo la dinamica descritta dalla fonte, gli aerei militari israeliani hanno sorvolato i cieli giordani dirigendosi verso il suo confine con la Siria. Si sono poi diretti in profondità sugli obiettivi nel territorio della capitale del nord e hanno sganciato razzi che trasportavano materiale esplosivo. Bucati i sistemi di difesa aerea siriani, hanno colpito fabbriche del ministero della Difesa e un centro per la ricerca scientifica ad al Safirah, trenta chilometri a sud-est di Aleppo. Secondo fonti citate dalla testata del Qatar al Araby al Jadeed, l’attacco ha preso di mira un edificio che serviva da quartier generale di Hezbollah, a est dell’aeroporto, dove sono immagazzinate armi per le milizie filo-iraniane. Per i media statali siriani, l’operazione israeliana si sarebbe svolta in concomitanza con un attacco di droni kamikaze lanciato da gruppi locali, oppositori del regime di Assad, con sede a Idlib. Una circostanza insolita e un’ammissione senza precedenti da parte dei canali ufficiali.

   
Anche il numero delle vittime, 42 secondo il bilancio dell’osservatorio siriano per i diritti umani (Sohr), è tra i più elevati. Dopo le prime indiscrezioni sull’identità dei morti, sono arrivate le conferme di Hezbollah sull’eliminazione di sette uomini appartenenti al partito. Tra loro, è stato ucciso il comandante Ahmed Shahimi, fratello maggiore di Seraj Shahimi delle forze d'élite Radwan, eliminato in un attacco israeliano a Beit Yahoun in Libano a novembre. Gli altri morti nelle fila di Hezbollah sono stai Mustafà Mechi, Ibrahim al Zin, Ali Alkhaf, Muatafa Nazif, Ali Baha e Ali Naim. Quest’ultimo è stato preso di mira in una diversa circostanza, un’operazione mirata sull’auto dove viaggiava, ad al Bazourieh in Libano, a otto chilometri a est di Tiro. Secondo l’ong Sohr era un ufficiale dell’esercito siriano che aveva stretti legami con l’organizzazione islamica sciita, un ingegnere esperto in cariche elettriche ed esplosivi, responsabile del coordinamento tra Hezbollah e le milizie pro iraniane. Secondo il portavoce militare israeliano, Naim era considerato una fonte importante all’interno del gruppo nemico e uno dei suoi compiti era quello di pianificare le rotte dei razzi lanciati su Israele. Con lui, il bilancio delle perdite confermato da Hezbollah tra i suoi uomini è salito a 265. 

   
La risposta agli attacchi israeliani su Aleppo è arrivata nel corso della giornata. Il movimento armato libanese ha rivendicato il lancio di alcuni missili verso la base militare israeliana di Biranit in alta Galilea, sede della 91ma divisione di Tsahal, a ridosso della linea di confine. L’esercito ha confermato di aver identificato l’origine del lancio, Ayta ash Shab nel sud del Libano, e di aver contrattaccato nel giro di pochi minuti.

    
Il ministro israeliano Gallant, rientrato dalla missione a Washington, si è recato sul fronte nord assieme al comandante Uri Gordin e ad altri ufficiali dello stato maggiore. Si è congratulato per le operazioni portate avanti sul campo per proteggere il territorio e attaccare i terroristi di Hezbollah in Libano e Siria. E ha confermato di aver trasmesso al Pentagono, al segretario della difesa Lloyd Austin e all’inviato e mediatore degli Stati Uniti per il Libano Amos Hochstein, l’intenzione di espandere la campagna contro di loro. 
 

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