Islamismo

Macron espelle l'imam in dodici ore. Il resto d'Europa dorme sonni multiculti

Giulio Meotti

Mentre la Francia è dura contro i predicatori d’odio, Belgio e Inghilterra sono mansueti

In dodici ore la Francia ha deportato un imam, Mahjoub Mahjoubi, che ha vissuto in Francia dal 1986 e ha avuto cinque figli. Lo ha messo su un aereo per la natia Tunisia, poco dopo essere stato arrestato nella sua casa a Bagnols-sur-Cèze, nel sud della Francia. Gérald Darmanin, il ministro dell’Interno, ha attribuito l’espulsione dell’imam alla nuova legge sull’immigrazione, prova secondo lui che questo è un governo che non tollera l’estremismo islamico. Mahjoubi incoraggiava la discriminazione contro le donne e gli ebrei (da lui descritti come “il nemico”), la Francia (“satanica”) e l’occidente in generale (”decadente e marcio”). Mahjoubi è l’ultimo di una  lista di imam che sono stati banditi dalla Francia negli ultimi anni per aver espresso opinioni antitetiche a quelle della Repubblica. Intanto Belgio e Inghilterra dormivano sonni multiculti. 

 

Un imam pachistano veniva invitato a parlare al Parlamento regionale di Bruxelles, dove ha decantato una sura del Corano che invoca il rapimento e l’uccisione dei “popoli del Libro”, come nel Corano sono chiamati gli ebrei. Idit Rosenzweig-Abu, ambasciatrice israeliana in Belgio, “si è detta inorridita” dopo aver scoperto della sura “al Ahzab”, che racconta una battaglia tra musulmani ed ebrei e contiene un appello a uccidere e catturare gli ebrei. 

 

Intanto dal Times si scopriva che l’insegnante che aveva mostrato ai suoi studenti una vignetta di Maometto in un corso di educazione civica rimane nascosto da tre anni. La sua scuola era stata assediata da alcuni imam al grido di “dateci la testa di quel professore” alla Batley Grammar School nel West Yorkshire, da allora messo sotto protezione dalla polizia dopo aver ricevuto minacce di morte e ora vive con la sua compagna e quattro figli sotto falso nome in una località segreta. “Non l’ho letteralmente visto da quando è successo tutto”, hanno detto dalla famiglia. “Abbiamo appena ricevuto alcuni messaggi e questo è tutto. Non c’è stata molta comunicazione con la famiglia”. 

 

La Francia aumenta invece le espulsioni. Nel 2012 fu espulso il tunisino Mohamed Hammami per la sua retorica molto simile a quella di Mahjoubi. E poi Doudi Abdelhadi nel 2018, Mmadi Ahamada nel 2022 e Hassan Iquioussen l’anno scorso. Abdelhadi veniva dall’Algeria, Ahamada dalle Comore e Iquioussen dal Marocco. Secondo un ultimo rapporto della Direzione generale della Sicurezza interna, diffuso dal Figaro, il numero di islamisti espulsi dalla Francia è aumentato rispetto al 2022 con 44 persone. Un aumento delle espulsioni  del 26 per cento. Ma possono fare ricorso dinanzi ai tribunali francesi o alla Corte europea dei diritti dell’uomo. 


Florence Bergeaud-Blackler, una delle massime esperte francesi di estremismo islamico, ha spiegato che la deportazione dei predicatori radicali è il “primo passo nella battaglia contro gli islamisti”, ma la loro ideologia è più difficile da espellere, soprattutto quando tre decenni di autocompiacimento gli hanno permesso di mettere radici profonde in tutta Europa. 

 

Il Belgio ha deportato alcuni imam nel corso degli anni, nel 2022 Mohamed Toujgani, descritto dal governo come “il più influente predicatore in Belgio”. Per molti anni aveva predicato in una moschea a Molenbeek, il sobborgo di Bruxelles dove una cellula terroristica  ha pianificato l’attentato a Parigi del 2015 che uccise 130 persone. Il virulento antisemitismo di Toujgani era ben noto – come la sua invocazione del “rogo degli ebrei”  nel 2009 – ma a Bruxelles ci sono voluti più di dieci anni prima che venisse espulso
La conseguenza della politica di appeasement istituzionale della Gran Bretagna è ora visibile nelle strade e persino sulla facciata del Big Ben, dove la polizia venerdì ha lasciato che proiettassero lo slogan di Hamas, spingendo l’ex ministro dell’Interno Suella Braverman a scrivere sul Times che ora gli islamisti dettano legge. 

 

La Francia non sarà più la Francia, ma ancora dobbiamo vedere la Torre Eiffel, il Trocadero o l’Arco di trionfo illuminati con “Palestina libera dal fiume al mare”.

  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.