Donald Trmp - foto Ansa

La prova di forza

Dopo l'Iowa, Donald Trump ottiene l'appoggio formale anche dal Congresso

Marco Bardazzi

A ventiquattro ore dalla "vittoria a valanga" del tycoon nel piccolo stato del Midwest, il partito si interroga: c’è un’alternativa? Sulla strada delle primarie in New Hampshire, gli altri candidati ragionano sulle prossime mosse. Nel frattempo una soglia di parlamentari passa dalla sua parte

Des Moines, Iowa. La notte glaciale dell’Iowa non ha ridotto di un solo grado il calore del popolo di Donald Trump. Ma ha ghiacciato le speranze di chi nella destra americana cerca ancora un’alternativa a un fenomeno che dura da otto anni e non mostra segni di cedimento. Anzi. Trump lascia l’Iowa con una vittoria storica, senza precedenti nei caucus di partito che servono a eleggere i primi delegati e avviare il percorso verso la nomination. Con il 51 per cento delle preferenze e 98 contee su 99 conquistate, l’ex presidente manda un segnale fortissimo agli ultimi politici che fanno resistenza nel suo partito e anche alla Casa Bianca che lo vede già come avversario inevitabile a novembre per Joe Biden. Certo, si parla ancora di primi numeri, minuscoli. In Iowa, sfidando temperature vicine ai -30, hanno partecipato ai caucus 110 mila persone, molte meno delle 187 mila dello stesso appuntamento elettorale repubblicano del 2016. Una piccola fetta dei tre milioni di abitanti dello stato, che vivono su un territorio grande sei volte la Lombardia. Ma la corsa alla Casa Bianca è fatta di percezioni, di copertura mediatica, di narrazione su chi ha davvero il momentum, l’impeto giusto per vincere. E Trump in Iowa ha dimostrato di saper mobilitare un popolo e trasformare il suo Maga (Make America Great Again) da un brand a una macchina organizzativa potente ed efficace.

  

 

Un traguardo ottenuto soprattutto per la potenza del legame che The Donald sta dimostrando di avere con gli elettori. Lo abbiamo toccato con mano anche nella notte dei caucus, parlando con chi si pronunciava pubblicamente per lui nelle assemblee: nessuna incertezza, totale convinzione che i problemi giudiziari di Trump siano costruiti ad arte dai democratici, rigetto assoluto delle politiche di Biden su immigrazione ed economia, nessun interesse per le alternative che offriva il menu repubblicano, quelle di Ron DeSantis e Nikki Haley

 

 

Ne è uscita così una prova di forza enorme, che metterà ancora più in riga un partito che in otto anni è passato dal deriderlo a obbedirgli senza riserve. Proprio alla vigilia dei caucus, Trump ha superato una soglia importante: più della metà dei repubblicani in Congresso adesso lo appoggia formalmente per la nomination. A favore dell’ex presidente si sono già schierati 135 membri di Camera e Senato, su un totale di 220 deputati e 49 senatori. L’ultimo a decidere di baciare l’anello di Trump subito prima del voto è stato il senatore della Florida Marco Rubio, che qui in Iowa otto anni fa cercava di batterlo nei caucus e si era sempre pronunciato a favore della Haley. DeSantis, per fare un confronto, ha l’appoggio di cinque deputati e nessun senatore. Haley di un solo deputato. 

 

 

In questo scenario, quali sono le strade che restano aperte per un’alternativa a Trump? La prima è quella di guardare a DeSantis e Haley come una somma, non come due entità che si sfidano per il secondo posto, annullandosi a vicenda, come hanno fatto fino a ora. Ross Douthat sul New York Times sottolinea giustamente che Trump si propone come un incumbent, una specie di presidente in carica che in quanto tale non dovrebbe essere sfidato nel suo partito. Eppure anche nell’Iowa conservatore più del 40 per cento degli elettori ha votato per un’alternativa (21 per cento per DeSantis e 19 per Haley). Fino a quando si sfidano, faranno il gioco di Trump, come lo fecero nel 2016 Ted Cruz, Rubio e John Kasich, massacrandosi l’un l’altro. 

 

 

Ma per fare un blocco anti Trump qualcuno deve lasciare la strada all’altro. DeSantis è indicato da un anno come l’alternativa al trumpismo Maga e in teoria sarebbe quello più indicato come catalizzatore. Ma il suo secondo posto in Iowa è un risultato che non sembra portare da alcuna parte. In New Hampshire martedì prossimo sarà terzo con distacco, mentre se la giocheranno Trump e Haley. DeSantis deve aspettare il suo turno, ha una chance in South Carolina il 24 febbraio, ma potrebbe essere troppo tardi. Se l’ex presidente conquistasse il New Hampshire con la forza con cui si è imposto in Iowa, le primarie potrebbero essere già finite. E allora le possibilità migliori le ha Nikki Haley, il cui 19 per cento in uno stato evangelico e duro come l’Iowa è in realtà un buon risultato, anche se il secondo posto le avrebbe permesso di decollare verso il New Hampshire. Il piccolo stato del nord-est, che ha creato e distrutto nei decenni molte carriere politiche, appare adesso decisivo per capire se c’è una qualche alternativa a Trump. Altrimenti resterà una sola altra variabile da considerare: quella di una decisione a sorpresa dei giudici della Corte suprema, unita a tutto ciò che può accadere in questo anno nelle aule di giustizia in cui deve comparire Trump.

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